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Etna Comics 2017. Note dal cuore e fiocchi D’Avena

Se non ci fosse bisognerebbe inventarla. O quantomeno, visto che siamo a Etna Comics, “disegnarla”, con tanto di didascalie colorate, tondeggianti baloon ed effetti stellati intorno. Perché se chiedete in giro ai suoi fan, agli ammiratori presenti alle sue affollatissime esibizioni o a chi l’ha semplicemente incrociata de visu durante i maggiori festival dei comics, la definizione più ricorrente resterà sempre la medesima: “Cristina? Un cartone animato!”. E i cartoni animati, a dispetto di quanto predicato da certi detrattori “adulti” (o semplicemente da quei genitori che cercavano di sottrarre i figli dall’influsso del teleschermo e dalla trance autoindotta di “Bim, Bum, Bam”), restano una cosa seria, anzi serissima. Proprio come le canzoni delle sigle tv che ci precipitavamo tutti a vedere durante lo zapping selvaggio degli anni ’80, quando cartone chiamava cartone e una canzone tirava l’altra senza soluzione di continuità. O almeno fino al severo imbrunire (rigorosamente blu cartoon) che preannunciava l’indomani scolastico. A ricordarcelo è Sergio Algozzino, fumettista e musicista siciliano, che all’appuntamento “Canto anch’io” fa da scatenatissimo anfitrione all’incontro ufficiale con la diva delle sigle tv: Cristina D’Avena, cartone animato vivente e, per l’occasione, anche “interattivo” della giornata inaugurale dell’edizione 2017 di Etna Comics.

Ogni dubbio (soprattutto di qualche giornalista ) sul significato di interattivo è presto fugato. “Canto anch’io”è un breve ma trascinante karaoke quasi senza testi (quelli ci sono pure ma la maggior parte dei presenti neppure li guarda conoscendoli già a memoria) che coinvolge un pubblico già galvanizzato dall’ingresso della sua beniamina e che per l’occasione viene perfino trascinato (volontariamente s’intende e la volontà di certo qui non manca) direttamente sul palco per intonare insieme a Cristina alcune strofe delle sue hit intramontabili. I fuori tempo e qualche amabile stecca degli invitati pesano quanto una piuma sopra un elefante e nessuno ci fa caso perché il vero protagonista (forse più di Cristina stessa) è solo quel divertimento a cui abbandonarsi senza inibizioni o imbarazzi. Cristina entra in scena sul palco, abbraccia i suoi improvvisati colleghi (dai giovanissimi agli over ’40) e canta ancora- ma stavolta insieme a loro- la storia dell’infanzia e di quell’adolescenza che nel cuore (fortunatamente) non si è mai conclusa. Va in scena un inedito cartoon in cui l’incantevole Creamy incontra Licia mentre i Bee Hive si reclutano tra la gente comune. Piovono batuffoli di sincero entusiasmo che ingentiliscono le vite di tanti e il mondo di tutti. Giungono a fiocchi, sfruttando il facile gioco di parole con l’artista.

“Canto anch’io” è lontano anni luce dalla (gioiosa pur sempre formale) conferenza stampa di Cristina svoltasi un anno fa proprio a Etna Comics, e ai giornalisti convocati durante questa pillola di concerto interattivo resta giusto lo spazio di una domanda. A prendere la parola è il sottoscritto che riesce a infilarsi tra i canti ancora avviati e i selfie della gente con lei, interrompendo per un istante con la parola “regalo” pronunciata al microfono l’incantesimo del palco ancora in corso. A contare stavolta, più che la domanda, è però il gesto. Quello già preparato di chi, folgorato proprio un anno fa dall’entusiasmo di Cristina, ha deciso di omaggiarla nella forma che più si addice al luogo e al momento: quella di una coloratissima vignetta che la vede protagonista canterina in mezzo a storici personaggi dei cartoni tv (Puffi, Lady Oscar, Pollon) e qualche “cattivo” famoso della cultura pop cinematografica (Darth Vader, Alien, Hannibal Lecter), intenerito per l’occasione dal grande cuore di Cristina.

Impreparata a ricevere ed entusiasta come sempre l’incantevole Cristy (così personalmente ribattezzata in un impeto di giustificabile libertà giornalistica) reagisce alla consegna con un entusiasmo che a parole probabilmente non si può descrivere ma con un cartone sì. Etna Comics 2017 ha inizio da qui, tra note di gioia che scaturiscono dal nulla e cuori animati traboccanti di verità. E se a qualcuno lo zucchero rosa sembra di troppo lo confronti pure col grigio inanimato che vive al di là delle mura. “Sembra talco ma non è!” direbbe Pollon. Infatti sono scie luminose di stelle. Rigorosamente disegnate a mano.

Testo e disegno di Andrea Lupo

 

Fotografie di Anna Strano

 

 

 

 

 

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