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“Sogno di una notte di mezza sbornia”: l’ironia amara di De Filippo in scena al Teatro Verga.

La grande commedia napoletana di Eduardo De Filippo torna in scena al Teatro Verga di Catania con la pièce “Sogno di una notte di mezza sbornia” scritta dal drammaturgo nel 1936 e divisa in due atti.

La messa in scena, curata dalla Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, riesce a far rivivere quei tratti comici, quasi grotteschi, tipici della tradizione classica della commedia napoletana, come il gioco del lotto, uniti però, a tematiche argute e innovative, che creano un mix di stile pungente e raffinato, ironico e intelligente da indurre lo spettatore alla riflessione.

Protagonista della vicenda è Pasquale Grifone (Luca De Filippo) uomo modesto con un debole per il vino, il quale una notte, dopo qualche bicchierino di troppo, riceve in sogno la visita di Dante Alighieri. Il Vate, felice perché Pasquale in casa possiede un suo busto, decide di ripagarlo con un regalo e, gli suggerisce quattro numeri da giocare al lotto, ma specifica anche che i numeri rappresentano il giorno e l’ora della sua prossima dipartita. Al risveglio Pasquale è turbato, subito va a giocare i numeri ma in cuor suo spera che Dante si sia sbagliato e che l’estrazione risulti errata.

Entra in scena un altro personaggio fondamentale la famiglia del protagonista; la moglie Filomena (Carolina Risi), i due figli Gina (Giulia Pica) e Arturo (Giovanni Allocca) e la futura consuocera non che cara amica Carolina (Paola Fuliciniti), tutti riuniti nella piccola casa Grifone, parlano del vizio del padre e di come questo stia facendo impazzire il pover uomo. Rientrato in casa Pasquale visibilmente agitato, spiega il sogno fatto alla famiglia che stenta a credere alle sue parole, la scena vivace, colorata dalle frasi tipiche del dialetto napoletano, coinvolge e diverte il pubblico in sala. Solo dopo l’arrivo del garzone e l’annuncio della vittoria di 600.000.000 di lire, la famiglia modifica lo sguardo verso Pasquale non vedendolo più come un ubriacone pazzo.

L’inizio del secondo atto vede una scenografia diversa, la povera casa dei Grifone è diventata una reggia, loro vestiti a festa, si occupano dell' azienda, del fidanzato americano, di organizzare cene e di comandare a bacchetta i due servitori. Solo il povero Pasquale appare sempre lo stesso, la vincita non l’ha cambiato nell’aspetto ma lo ha devastato nell’animo, infatti lui aspetta il suo fatale destino, del resto parte della profezia si è avverata lui è diventato ricco, quindi la morte lo attende presto al varco. L’uomo disperato cerca sostegno nella propria famiglia che invece lo burla, dicendogli di non credere alle parole del Poeta e di godersi la vittoria; ma la felicità e offuscata del nefasto presagio.

Il giorno della morte arriva imminente e tutti i familiari a lutto si stringono intorno a uno spaventatissimo Pasquale, più per un egoistico interesse che per solidarietà o sostegno, aspettando il tanto atteso momento convinti della dipartita dell’uomo. Quando scocca la fatidica ora  Pasquale in preda al panico sviene e tutti lo credono morto; solo il medico giunto in casa, scongiurerà la morte del protagonista.

I siparietti che vengono a crearsi sono un meraviglioso ensemble dove si può delineare il carattere corale e sfaccettato tipico della commedia di Eduardo ma, sarà  un finale a sorpresa a dare la giusta conclusione a questa frizzante commedia, dove la vera scommessa è quella che si pone tra la vita e la morte.

Agnese Maugeri

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