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Federconsumatori: Legge stabilità, dietro le piccole mance del cuneo (8 Euro al mese), è mascherata una stangata fiscale da 15 a 75 euro al mese.

Legge stabilitàIl governo, affermano in una nota Adusbef e Federconsumatori, aveva promesso una legge di Stabilità in grado di far ripartire l’economia, restituire sollievo a lavoratori e consumatori con la riduzione del cuneo fiscale, ridurre il mare magnum di tasse e balzelli che assilla gli italiani, cancellare la seconda rata dell’Imu prima casa in pagamento a dicembre, appostata a bilancio per 2,4 miliardi di euro.
Con un’abilità degna del miglior prestigiatore il governo ha mascherato, con la rimodulazione della tassazione immobiliare la Service Tax (che ora si chiama Trise e comprende la Tare, già gravata dal nuovo record per il tributo ambientale sulla casa, una tassa provinciale commisurata alla superficie degli immobili e pagata come addizionale alla Tares fissata dall’aliquota massima del 5% dalle province che dovevano essre sciolte),un pesante tributo che si aggiunge all’Imu e che colpirà anche gli inquilini oltre che i proprietari, coinvolgendo anche la prima casa (nessuno sa da quali poste contabili arriveranno i 2,4 miliardi necessari a evitare il pagamento della rata Imu di dicembre), cancellando le detrazioni per i famigliari a carico.
Il Governo prestigiatore, con una mano eroga 98 euro di cuneo fiscale l’anno (poco più di 8 euro al mese), con l’altra toglie con la Trise centinaia di euro, stangando così lavoratori e pensionati, con tributi da 182 euro l’anno (per un lavoratore dipendente in affitto) a 900 euro per un pensionato con la casa di proprietà, secondo le simulazioni su 6 tipologie di redditi effettuate dall’ Osservatorio Nazionale della Federconsumatori (ONF).
Poiché non era questa la strada da seguire per rilanciare l’economia e dare sollievo a 9 milioni di famiglie scese sotto la soglia di povertà per la crisi sistemica che ha distrutto milioni di posti di lavoro, gettando nella disperazione anche il ceto medio, Adusbef e Federconsumatori auspicano che il Parlamento possa correggere una manovra recessiva, che aggiunge ulteriori errori all’inasprimento dell’Iva dal 21 al 22 per cento, eseguito dal Governo per compiacere i desiderata delle cancellerie europee e della troika.

Ecco le ricadute a seconda della tipologia di famiglia

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