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CATANIA IL SOLITO PAREGGIO, PALERMO SARÀ TESTA A TESTA FINO ALLA FINE, ORA DERBY

I rossazzurri sperano di poter vincere il derby e riagganciare il treno europa, i rosanero devono vedersela con il mercato di riparazione bianconero ed il blasone del grifone.

IL SOLITO PAREGGIO

Il Chievo ed il Catania storicamente sono formazioni che non si fanno poi tanto male se possibile e la partita di Verona ne è la conferma ancora una volta. Un punto ciascuno per due formazioni, che non hanno più benzina per fare quel gioco di ripartenze veloci che tanto ha fruttato fin qui, soprattutto agli uomini dell’ex Maran (difensore in carriera da calciatore anche nel Chievo) e dunque meglio nessun morto ma due feriti. E’ stata una partitaccia giocata più a centrocampo che altrove con il solito 5-3-2 sterile di mister Corini ed il 4-3-3 molto meno propositivo del girone d’andata per intenderci (la stessa gara al Massimino finì 2-1 con doppietta di Almiron ieri subentrato). Continuiamo a scrivere e fino a fine stagione lo faremo, che questo Catania ha dato tutto non gli si può rimproverare nulla, se non a questo punto il solito timore nello schierare chi ha giocato meno per fargli prendere minuti preziosi d’esperienza in Serie A. E’ evidente infatti che i campioni rossazzurri sono a secco, basti vedere cosa combina Gomez quando tenta di accelerare (non è più lui), uno che in piena forma non riesci più a prenderlo e allora perché non inserire Keko magari in esterno destro spostando Barrientos sull’opposto versante, togliere un Bergessio che innervosito dai pochissimi palloni giocabili arrivati per poco non si prendeva a sberle con Dainelli (migliore in campo sky e questo la dice lunga), per inserire l’oggetto misterioso Cani dal primo minuto. Paura di critiche da parte della piazza? Comunque questa già adesso ti condanna, come ogni anno, perché la mentalità del catanese è sempre la stessa, tende inesorabilmente a dimenticare il passato, pregio e difetto (grosso a volte) di una filosofia di vita. E’ il momento, con una panchina lunga da sfruttare anche per i gioielli primavera magari, con Aveni che ormai merita di giocare in prima squadra se non altro per capire di che pasta è fatto il ragazzo, mica per bruciarlo e via dicendo per gli altri. Però adesso c’è il derby, discorsi rimandati alla prossima gara probabilmente perché qui bisogna salvare la faccia e superare il record di punti in A, ma il calcio è lo specchio della nostra società, un paese restio a dare spazio ai giovani.

PALERMO L’INFERNO O IL PURGATORIO

Di andare in Paradiso quest’anno il Palermo non può certo sperare, può però giocarsi le chance di rimanere in Serie A nel limbo della bassa classifica, di chi deve scontare i suoi peccati, che sono tanti nel caso della squadra di Zamparini. Un progetto tecnico-tattico senza capo né coda, iniziato con la coppia Perinetti-Sannino e terminato con gli stessi interpreti ma con in mezzo un marasma di dubbio gusto, anche morale, non solo tecnico. Il risultato è che il mister sta facendo il diavolo a quattro per cercare di risollevare i ragazzi che hanno ritrovato il gioco e la grinta ma che non riescono a fare miracoli. Subentrato alla ventinovesima a Gasperini, Sannino ha raccolto finora 7 punti in 4 gare vincendo contro Roma e Samp e pareggiando contro il Bologna ieri. La gara si è chiusa nei primi minuti con Ilicic a cui ha risposto Gabbiadini (su paperissima di Sorrentino). Il problema è che il giorno prima il Siena ha vinto sull’ormai rassegnato Pescara, un Siena che ha trovato in Antonelli (Direttore Sportivo e mente del mercato bianconero) un validissimo sostegno da gennaio con l’arrivo fra gli altri di Emeghara vero astro nascente del nostro calcio (7 goal in 11 gare e riscatto già fissato solo da espletare a fine stagione). Insomma Boselli non è Emeghara, ma Sannino non dispera e ci prova, riproponiamo la domanda di scorsa settimana, basterà? Buon derby a tutti!

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