Home » Informazione » News » Catania e Palermo: Disastro argentino

Catania e Palermo: Disastro argentino

Una delle caratteristiche principali e di certo la più evidente della lingua siciliana è quella della sintesi. Ove infatti bisognerebbe arzigogolare con termini, metafore, figure retoriche per cercare di imprimere il giusto significato al discorso, lì il dialetto siculo emerge vincitore riuscendo a condensare spesso in un sol termine l’interezza di un discorso più complesso. E oggi più che mai la quindicesima giornata di campionato ci offre la possibilità di applicare cotanta generosità del dialetto, che unisce l’Etna al Monte Pellegrino, per descrivere le gesta dei nostri eroi con il termine “minchiata”!

Questa domenica a concorrere a questa inflazione del termine più conosciuto e utilizzato del mondo c’ha pensato come ormai tristemente noto alle cronache il “piccolo” Barrientos, che con ingenuità da pargolo ha commesso uno dei più veniali falli di frustrazione che un giocatore possa commettere, quello a centrocampo. E di fallo in fallo dunque il giovane ragazzo ha condannato la propria formazione alla sconfitta che mai sarebbe avvenuta se la compagine rossazzurra fosse rimasta in dodici contro undici (l’uomo in più è il pubblico che come ormai acclarato in casa fa la differenza).

Ma dal Monte Pellegrino l’invidia era cotanta che in quel della fredda S. Siro un altro esemplare di talento sudamericano ha ben deciso di sollazzarsi in area esibendosi in un difficilissimo tackle su un cross innocuo quanto inutile, effettuato per altro in maniera goffa da un giocatore che l’ultima cosa a cui poteva pensare durante una partita era proprio effettuare un cross, il buon Ranocchia. Ma come nelle fiabe i ranocchi(a) diventano dei principi specialmente se sul loro cammino calcistico trovano giovani virgulti bramosi di protagonismo a tutti i costi e così un piede, dove e come non dovrebbe stare, ha reso possibile l’imponderabile.

Ma se Barrientos non avesse commesso quel fallo oggi parleremmo sicuramente di un’altra partita, perché il Catania del secondo tempo in affanno dai primi minuti stava comunque reggendo e se non proprio vincerla almeno pareggiarla si sarebbe potuto tranquillamente ancorché nella mente di Maran c’era un piano diabolico per difendere quel meritato vantaggio.
Così come i rosanero che contro l’Inter di questi tempi avrebbero potuto ottenere ad occhi chiusi (o quasi) quel punticino che ormai era in cassa forte e muovere quella dannata classifica che li vede in fondo al vagone Serie A. Invece StramaZorro non ha dato scampo al sergente Garcia che goffo come nel telefilm ha combinato la solita frittata a fin di bene (quello dell’Inter purtroppo).
PROLOGO
A mo’ di fiaba quasi, con una rima qua e là, abbiamo rivissuto oggi la realtà di una giornata amara per il calcio siciliano affondato sotto i colpi disgraziati di due giovani virgulti spregiudicati. Il proverbio dice “cchiù longa è a pinsata cchiù grossa è a minchiata”; è vero forse ma ogni tanto un po’ di cervello nel calcio non guasterebbe affatto.

 

Roberto Mattina

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.