{"id":4132,"date":"2012-12-08T03:01:49","date_gmt":"2012-12-08T02:01:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=4132"},"modified":"2012-12-20T18:14:43","modified_gmt":"2012-12-20T17:14:43","slug":"larena-dei-paradossi-e-delle-distorsioni-intervista-alla-band-martiri-di-falloppio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2012\/12\/08\/larena-dei-paradossi-e-delle-distorsioni-intervista-alla-band-martiri-di-falloppio\/","title":{"rendered":"L\u2019arena dei paradossi e delle distorsioni. Intervista alla band Martiri di Falloppio"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-1600110578\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/martiri11.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4151\" title=\"martiri1\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/martiri11.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"478\" \/><\/a><\/p>\n<p>Che il sottosuolo magmatico etneo da qualche tempo sia in pieno fermento musicale \u00e8 una certezza. A discapito di quanti siano rimasti fermi ai nostalgici ricordi della Catania Seattle d\u2019Italia o di quanti distrattamente non riescono a cogliere il fascino della novit\u00e0, questa prorompente realt\u00e0 musicale chiede voce e spazio. Tra le numerose e variegate frecce affilate di questa faretra sonora c\u2019\u00e8 anche quella dei giovani Martiri di Falloppio. Una freccia un po\u2019 particolare le cui traiettorie non sono facilmente prevedibili ed il rischio di esserne trafitti potrebbe causare effetti di delirio e di contagiosa fascinazione per la potenza e la libert\u00e0 espressiva che questa band porta con s\u00e9 sin dagli esordi. Il trio isolano picchia duro sulla scorza musicale siciliana dal 2009, riuscendo da allora ad ottenere sempre pi\u00f9 consensi grazie ad importanti riconoscimenti in svariati festival e contest anche di respiro nazionale, come per il loro primo videoclip realizzato in stop motion sul brano &#8220;<a title=\"Ortopedico\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dE-iSR7TUgM\" target=\"_blank\">Ortopedico<\/a>&#8220;, presente nel loro ultimo ep, segnalato tra i 25 video indipendenti italiani migliori dell&#8217;anno al PIVI 2012 \u2013 Premio Italiano Videoclip Indipendente per Miglior Montaggio.<\/p>\n<p>Mi dirigo per incontrarli presso l\u2019Overflow studio di Catania, luogo di elaborazione e di produzione dell\u2019emergente musica catanese. A prima vista si intuisce subito che dietro i corpi abbastanza macilenti di Manuel Longhitano (chitarra e voce) Adriano Motta (batteria) e del pi\u00f9 paffutello Max Marino (basso e voce) si nasconde una grande energia che li unisce e che sembra andare ben oltre il semplice dato musicale. \u201cCi conosciamo da molto tempo e ormai facciamo quasi tutto insieme\u201d dice sornione Manuel mentre manda gi\u00f9 un po\u2019 di pizza. Lo incalza Adriano \u201cAbbiamo iniziato a suonare insieme ancor prima che nascesse questa formazione, ci chiamavamo i Picca sirius.\u201d E non poteva essere altrimenti per questi tre ragazzi dalla battuta sempre in canna e dal sorriso sempre ben disposto. \u201cUna volta sciolta la band c\u2019eravamo promessi di non rivederci mai pi\u00f9. Ed eccoci qui infatti!\u201d sentenzia Max.<\/p>\n<p>Probabilmente un appuntamento che non poteva essere perso e che li ha portati a scegliere alla fine, tra le pi\u00f9 disparate proposte, il nome di Martiri di Falloppio. Una proposta estemporanea cos\u00ec come estemporaneo sembra essere tutto ci\u00f2 che riguarda il loro mondo: l\u2019intuizione e l\u2019intesa bastano da s\u00e9 cos\u00ec come l\u2019esperienza. S\u03af perch\u00e9, sebbene mi trovi di fronte a dei giovanissimi musicisti, questo trio mostra gi\u00e0 la consapevolezza di chi sa guardare oltre i passi appena compiuti, maturati attraverso numerosi live e diverse esperienze condivise anche con altre band. \u201cSappiamo che la gavetta \u00e8 dura, ma forse \u00e8 la parte pi\u00f9 interessante che va fatta e vissuta pienamente\u201d dice Max con una certa sicurezza. \u201cI lunghi viaggi, le fatiche, le delusioni e le gioie sono ci\u00f2 che ci fanno crescere. Cos\u00ec come l\u2019incontro e le collaborazioni [Lombroso, Appaloosa, Carnesi] con chi \u00e8 pi\u00f9 avanti di noi, dal quale si pu\u00f2 solo imparare e rubare qualche consiglio prezioso per il futuro\u201d fa la coda Manuel. \u201cCerchiamo di crescere continuamente, sfruttando quell\u2019affiatamento che ci appaga e che non ci fa chiedere altro\u201d prontamente scatta Adriano, confermando una collaudata sinergia tra i tre.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/martiri4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4147\" title=\"martiri4\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/martiri4.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"540\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si capisce che i Martiri hanno una visione molto chiara di loro stessi e dell\u2019esistenza della loro musica. Non hanno bisogno di altro che di una chitarra, una batteria ed un basso per dimostrarlo. Niente fronzoli; solo la voglia di comunicare ci\u00f2 che la scintilla dell\u2019ispirazione infiamma durante le jam dalle quali finiscono per nascere le loro canzoni. \u201cNon premeditiamo nulla, tranne qualche volta. Si va in sala e si pensa solo a suonare improvvisando. Poi pensiamo a quali potrebbero essere i riff migliori da sviluppare. Lavoriamo molto sulle singole composizioni, pur cercando di non appesantirle mai\u201d spiega Manuel.<\/p>\n<p>All\u2019interno di questa band tutto nasce dall\u2019insieme e tutto vi fa ritorno, tutto appartiene all\u2019essenza del singolo senza il supporto del quale il trio non potrebbe mai essere e viceversa. Ci\u00f2 vale anche per la scrittura. I testi sono frutto di una terapia intima che vede protagonista tutta la band, dove ogni personale verso \u00e8 un contributo ad un mosaico collettivo assemblato e visionario come in Ortopedico. \u201cPer i testi, Max fa il grosso del lavoro, lasciandosi aiutare da ognuno di noi\u201d dice Adriano, mentre a tal proposito Max spiega di come durante la sessione di riprese per l\u2019ultimo omonimo ep mancassero al momento della registrazione della voce alcuni versi in Vecchio cane pazzo e Bluesjob. \u201cMa niente paura! Ci siamo chiusi in sala poco prima e abbiamo trovato quello che cercavamo\u201d conclude fiero. Si pu\u00f2 dunque intuire come la condizione di band venga anche intesa da questi tre ragazzi come una continua e gagliarda sfida alle leggi pi\u00f9 codificate della buona composizione. Ma nulla \u00e8 affidato al caso, nulla \u00e8 mai affrontato superficialmente. Il loro \u00e8 un tentativo nuovo: cercare di comunicare con responsabilit\u00e0 storie e pensieri da un\u2019altra prospettiva. \u201cNon ci prendiamo sul serio, farlo non ci riuscirebbe naturale. L\u2019ironia \u00e8 ci\u00f2 che ci permette di cogliere un senso diverso in ci\u00f2 che ci capita e che vogliamo raccontare. \u00c8 un mezzo come un altro per dire qualcosa. Nelle nostre canzoni non vogliamo lanciare chiss\u00e0 quale messaggio, vogliamo solo raccontare e raccontarci cos\u00ec come siamo nella quotidianit\u00e0\u201d si giustifica Manuel conoscendo anche i rischi di un simile linguaggio.\u201cFare ridere sul palco \u00e8 un\u2019arma a doppio taglio\u201d sa bene Max. \u201cPu\u00f2 sembrare un po\u2019 paraculo e pu\u00f2 portare ad un giudizio superficiale e troppo sommario. Ma non chiamiamo la nostra musica \u2018demenziale\u2019. Abbiamo un nostro modo di dire le cose sul palco che, chi ci conosce, sa che rispecchia anche il nostro modo di affrontare la vita di tutti i giorni. L\u2019ironia ci aiuta indubbiamente a parlare in maniera non troppo seria delle cose ed \u00e8 indubbiamente un buon escamotage da utilizzare anche per tenere sempre vigile l\u2019occhio dello spettatore.\u201d<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/martiri3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4148\" title=\"martiri3\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/martiri3.jpg\" alt=\"\" width=\"604\" height=\"478\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le numerose gag che i Martiri puntualmente preparano sul palco, sono dei veri e propri numeri pensati (ma a volte non troppo) per non far calare mai l\u2019attenzione dello spettatore. La loro ironia e l\u2019irriverenza spiazza, disorienta e probabilmente fa centro sull\u2019esigenza di vedere sul palco un rock sprigionato contro qualsiasi costruzione artificiosa e stereotipata. Le numerose contraddizioni che si incontrano nei loro testi (Il futuro non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta\/Al passato non pensare poi si vedr\u00e0 &#8211; Bluesjob), cos\u00ec come in filastrocche quasi apotropaiche a met\u00e0 tra farneticazione e illuminazioni improvvise (Vecchio cane pazzo sotto un palazzo\/Sta sotto un palazzo un vecchio cane pazzo\/Vecchio cane pazzo sotto un palazzo &#8211; Vecchio cane pazzo), sono il sintomo di una probabile ricerca consapevole dell\u2019irrazionalit\u00e0 e dell\u2019immediatezza, adoperate come mezzi che rivelano ci\u00f2 che abita nell\u2019individuo e che rimane represso ed oppresso negli abiti della societ\u00e0. Il paradosso del loro linguaggio decostruisce la realt\u00e0 ricercandone un nuovo senso.<\/p>\n<p>I Martiri di Falloppio sbattono violentemente in faccia nel loro disco e nei loro live ci\u00f2 che ognuno conosce e che spesso nasconde: l\u2019istinto, i pensieri e i comportamenti pi\u00f9 reconditi e devianti rispetto all\u2019adagio comune. Il linguaggio si decompone e non pu\u00f2 che non seguire la coda di una mente finalmente libera, sciolta in un flusso regredito che ha logica nella sua casualit\u00e0: Mi salvo all&#8217;ultimo sparando parole a cazzo\/Me le sto inventando proprio adesso (Mamma). Nei file riguardanti i loro testi, che proprio loro mi hanno consegnato, in quest\u2019 ultima canzone ad un certo punto del brano \u00e8 indicata la totale invenzione di versi che ricerca dunque il suggerimento primitivo dell\u2019invasamento ritmico, puro, senza premeditazione. La follia che inscenano dunque \u00e8 un esercizio di verit\u00e0 che fa sorridere e riflettere con sospetto: Abbiate fiducia nel consumismo\/Prima o poi state certi vi ripagher\u00e0 (Bluesjob). Testi apparentemente nonsense ma che in realt\u00e0 rivelano una grande capacit\u00e0 di giudizio critico e di estetica linguistica da parte della band, come in &#8220;Mamma&#8221;, realizzata poco prima di una serata, che esprime un bisogno \u201cmalato\u201d e conformistico di socializzare, attraverso una boria stereotipata: Mamma tu non comprendi le mie necessit\u00e0 di giovanotto alla moda\/E non afferri come successo e ragione siano nettamente pi\u00f9 economici di una preparazione.<\/p>\n<p>Come anche in &#8220;Quel grosso machete che tieni in cucina&#8221;, allucinata e macabra automutilazione di un uomo accecato dall\u2019amore, in pieno stile splatter particolarmente apprezzato dalla band. Testi caratterizzati anche da velate citazioni come quella riferita a Jeffrey detto \u201cDrugo\u201d del film Il grande Lebowski, nella canzone Vecchio cane pazzo, dove si racconta di uno scansafatiche disoccupato a cui la vita finisce inevitabilmente per chiedere amaramente il conto.\u00a0Grande ingegno narrativo dunque e creativit\u00e0 visionaria che esplodono in fine nel videoclip Ortopedico realizzato proprio dallo stesso Adriano attraverso l\u2019estenuante tecnica dello stop motion. \u201c\u00c8 stata un grande soddisfazione per noi e soprattutto per Adriano la selezione del video tra i migliori 25 indipendenti italiani al PIVI 2012\u201d dice Manuel con orgoglio.\u201c\u00c8 stata una faticaccia\u201d fa spallucce proprio l\u2019autore del video \u201cma il risultato \u00e8 stato grandioso, pensa che ho ricevuto anche la proposta di spiegare in un corso questa tecnica e ho dovuto dunque studiare ci\u00f2 che in realt\u00e0 avevo realizzato senza alcun tipo di conoscenza accademica\u201d.<\/p>\n<p>Ma forse non c\u2019\u00e8 cos\u00ec tanto da stupirsi. Laddove il terreno \u00e8 fertile il fiore nasce anche senza il \u201csapere\u201d, basta il sole della passione e una matura consapevolezza che la bellezza vada alimentata dalla spontaneit\u00e0 e dall\u2019energia inquieta. Questi ragazzi ne hanno da vendere e a mezzanotte inoltrata \u00e8 gi\u00e0 per loro tempo di pensare a come farle esplodere sabato 8 dicembre a La Chiave di Catania.<\/p>\n<p>Daniele Giustolisi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"voism-1093369067\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che il sottosuolo magmatico etneo da qualche tempo sia in pieno fermento musicale \u00e8 una certezza. A discapito di quanti siano rimasti fermi ai nostalgici ricordi della Catania Seattle d\u2019Italia o di quanti distrattamente non riescono a cogliere il fascino della novit\u00e0, questa prorompente realt\u00e0 musicale chiede voce e spazio. 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