{"id":40887,"date":"2017-04-01T17:16:14","date_gmt":"2017-04-01T15:16:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=40887"},"modified":"2017-04-02T10:06:15","modified_gmt":"2017-04-02T08:06:15","slug":"jesus-christ-e-ancora-piu-superstar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2017\/04\/01\/jesus-christ-e-ancora-piu-superstar\/","title":{"rendered":"Jesus Christ \u00e8 ancora pi\u00f9 Superstar!"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-1228776920\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40890\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/locandina_429.jpg\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"368\" \/><\/p>\n<p>Cominciamo dalla fine. Non la pi\u00f9 nota ma quell\u2019<em>altra<\/em> che non ti aspetti. Il finale che si svolge dietro le quinte a sipario calato, quando il lampo dei riflettori \u00e8 una macchia che lentamente sbiadisce sulla retina e le note si acquattano in ogni angolo del teatro, liete di essere state suonate ancora una volta. Tutte le note s\u2019intende, a cominciare da quelle che risuonavano nella testa dell\u2019appassionato ancor prima dell\u2019inizio. Le struggenti musiche finali di <strong>Andrew Lloyd Webber<\/strong> siglano, senza pi\u00f9 il supporto delle liriche di <strong>Tim Rice<\/strong>, il sacrificio pi\u00f9 famoso ed influente della storia dell\u2019Uomo. Tocca al brano \u201cJohn Nineteen Forty-One\u201d sintetizzare senza fronzoli il pi\u00f9 famoso versetto del Nuovo Testamento congedando tutti dal proscenio. \u201c<em>Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto<\/em>\u201d. Tutto \u00e8 compiuto, ancora una volta. Dall\u2019ascesa alla caduta, dalle celebrazioni alle 39 fustigazioni, dall\u2019amore al dolore (e ritorno) e, naturalmente, dal palcoscenico al pubblico. <strong>\u201c<em>Jesus Christ Superstar<\/em>\u201d<\/strong>, l\u2019opera-rock che <em>squarci\u00f2 il velo del tempio<\/em> teatrale nel 1970, quando spiravano ancora i venti caldi dal Vietnam, ha compiuto ben 47 anni, 14 in pi\u00f9 di quelli del suo principale <em>ispiratore<\/em> ed \u00e8, ancora oggi, un\u2019opera viva, arrabbiata e perfino traboccante d\u2019amore. Un sentimento questo che traghetta, <em>miracolosamente<\/em> immutato, dalle <em>scene<\/em> dello splendido film di Norman Jewison alle <em>scenografie<\/em> dei teatri che hanno accolto e reinterpretato negli anni lo spirito e le suggestioni del cult originale. E non c\u2019\u00e8 probabilmente <em>fil rouge<\/em> pi\u00f9 autentico, umano e idoneo a unire quelle due dimensioni dell\u2019arte di quello costituito dalla presenza in scena di <strong>Ted Neeley<\/strong>, il Ges\u00f9 del film del 1973. Geniale intuizione quella del regista messinese <strong>Massimo Romeo Piparo<\/strong> (figura-cardine ormai nell\u2019ambito delle trasposizioni italiane di musical storici) di riportare in scena il capolavoro di Sir Andrew Lloyd affidando nuovamente il ruolo del Messia all\u2019attore-feticcio di tre generazioni di cinefili (e musicofili). Scelta geniale sotto il profilo drammaturgico perch\u00e9 quel Cristo segnato dal tempo e dall\u2019esperienza (nella cui voce per\u00f2 risuonano ancora tutti gli incredibili acuti degli anni \u201970) si staglia oggi come una figura ancora pi\u00f9 tragica e dolente di quanto non apparisse durante gli anni della protesta hippie. L\u2019icona <em>rock<\/em> delle origini, quella divisa tra spavalda accettazione della predestinazione e l\u2019angoscioso dubbio di divenire invano <em>agnus dei<\/em>, viene qui trasfigurata in sorprendente <em>sindone<\/em> vivente gravida di storia e di sofferenze gi\u00e0 vissute, sorta di <em>retroproiezione<\/em> di quella umanit\u00e0 incapace di sfuggire nei secoli a seguire al proprio destino di auto-patimento e di dolore inflitto ad altri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40892\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/jesus-christ-movie-1.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/jesus-christ-movie-1.jpg 722w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/jesus-christ-movie-1-300x209.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/>\u00a0 <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40893\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/jesus-christ-and-judas-1024x761.jpg\" alt=\"\" width=\"198\" height=\"147\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40898\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/magdalene.jpg\" alt=\"\" width=\"182\" height=\"146\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/magdalene.jpg 666w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/magdalene-300x241.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 182px) 100vw, 182px\" \/><\/p>\n<p>Scelta intelligente si diceva ma anche profonda sotto il profilo emotivo, perch\u00e9 quel Ges\u00f9 roseo, ribelle e attraente di allora ha davvero lasciato spazio oggi a un Redentore maturo che esibisce con orgoglio e semplicit\u00e0 i segni del tempo che scorre. E si tratta di un Cristo che non elargisce pi\u00f9 amore e compassione dietro l\u2019egida del sacro ma che agisce dentro i panni pi\u00f9 accessibili dell\u2019uomo. La sorpresa, il finale inatteso di cui si \u00e8 detto prima e che si \u00e8 svolto appunto a sipario calato, sta nello scoprire che lo stesso Ted Neeley, l\u2019attore e l\u2019interprete di questa nuova produzione, ha fatto di una tale saggezza il suo personalissimo, spiazzante e sincero approcciarsi alla gente. Al termine della rappresentazione ad attenderlo nel foyer del <strong>Teatro Metropolitan<\/strong> di <strong>Catania<\/strong> (ma la scena si ripete identica in tutti i teatri) c\u2019erano ovviamente i fan del musical e del film, tutti rigorosamente muniti di biro, LP d\u2019epoca e fotocamere per immortalarsi insieme al mito. Peccato solo (se cos\u00ec si pu\u00f2 dire) che in realt\u00e0 di aspettare gli altri stavolta sembrasse pi\u00f9 desideroso <strong>l\u2019artista<\/strong>. \u00a0Neeley infatti si \u00e8 concesso non solo alle classiche foto ma soprattutto a chiacchierate disinvolte e spontanee, sostenute in un clima di totale serenit\u00e0, affettuosa partecipazione fisica e reciproco interesse. Il sottoscritto, mascherandolo sotto un puro pretesto giornalistico, non trova occasione migliore per poter realizzare quanto progettato da mesi: donare a Neeley un <strong>ritratto<\/strong>, il poster personale e ideale di quel musical sedimentato nell\u2019anima durante gli anni. Ted, forse pi\u00f9 abituato a dare che a ricevere, lo accoglie realmente col cuore in mano, scrutandone e studiandone ogni tratto e passaggio, ringraziandomi con un caloroso abbraccio finale. Se non sapessi che \u00e8 veramente Neeley neppure ci crederei. Eppure \u00e8 proprio lui. Gli scettici ironizzerebbero sulla cosa dicendo che il Jesus Christ \u00e8 prevalso infine sulla Superstar, se non fosse che tutto l\u2019incontro si \u00e8 svolto con modalit\u00e0 cos\u00ec generose e rilassate da lasciare tutti, anche i pi\u00f9 distaccati, significativamente commossi. Uno di quei momenti dello showbiz in cui si ribaltano le prospettive, col pubblico che diviene la \u201cstella\u201d e la celebrit\u00e0 che <em>sparisce<\/em> (ma in questo caso sarebbe meglio dire \u201c<strong>si ingigantisce<\/strong>\u201d) dietro l\u2019ombra della sua stessa umilt\u00e0. Unico, toccante, <strong>magnifico Ted<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40902\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/TED-NEELEY-1-1024x757.jpg\" alt=\"\" width=\"169\" height=\"125\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40903\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/APRE-IL-DISEGNO-1024x757.jpg\" alt=\"\" width=\"168\" height=\"124\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/APRE-IL-DISEGNO-1024x757.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/APRE-IL-DISEGNO-300x222.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/APRE-IL-DISEGNO-768x568.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40904\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/TED-NEELEY-E-IO-1024x746.jpg\" alt=\"\" width=\"172\" height=\"125\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/TED-NEELEY-E-IO-1024x746.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/TED-NEELEY-E-IO-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/TED-NEELEY-E-IO-768x559.jpg 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/TED-NEELEY-E-IO.jpg 1932w\" sizes=\"auto, (max-width: 172px) 100vw, 172px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40935\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/abbraccio-finale.jpg\" alt=\"\" width=\"109\" height=\"124\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/abbraccio-finale.jpg 421w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/abbraccio-finale-263x300.jpg 263w\" sizes=\"auto, (max-width: 109px) 100vw, 109px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">E lo spettacolo? <em>What\u2019s the buzz<\/em> intorno a questa produzione firmata <strong>Peep Arrow<\/strong>? Tutto il bene che potremmo dirne. Perch\u00e9 l\u2019allestimento scelto, sovvenendo all\u2019impossibilit\u00e0 tecnica dei teatri nostrani di ripetere l\u2019esperienza dei musical del West End londinese, riesce ad imprimere all\u2019opera di Webber e Rice l\u2019impatto scenico che pi\u00f9 gli \u00e8 congeniale, mantenendo inalterato l\u2019equilibrio fra orchestra dal vivo \u201cinterna\u201d all&#8217;azione (come da tradizione), le muscolari coreografie e una scenografia elettronica ed evocativa (ai megaschermi e a colonne-display il compito di richiamare frammenti della realt\u00e0 storica dell\u2019epoca e perfino di quella attuale). Conciliate cos\u00ec le istanze <em>dinamiche<\/em> della danza e le altre del <em>raccoglimento<\/em> psicologico e spirituale (nei numerosi, bellissimi assoli che coinvolgono le tre figure cardine dell\u2019opera e cio\u00e8 Ges\u00f9, Giuda e Maddalena), lo spettacolo riesce a bissare <em>in toto<\/em> la fluidit\u00e0 narrativa dell\u2019opera filmica (che tuttavia poteva contare su soluzioni visive cinematograficamente potenti e ancora oggi insuperate) e a diventare rappresentazione autonoma e totalmente trascinante (soprattutto in quelle entusiasmanti parentesi di meta-teatro che coinvolgono il pubblico durante il pre-finale). E se trampolieri e mangiatori di fuoco hanno il compito di tramutare alcuni passaggi psicologici (come il senso di colpa di Giuda) in elementi scenicamente palpabili, il corpo di ballo assolve egregiamente quello di conferire all\u2019opera l\u2019energia e la sensualit\u00e0 tipiche della vita comunitaria (del resto l\u2019apostolato rivisto in chiave <strong>hippie<\/strong> \u00e8 sempre stato uno degli elementi di forza del musical). Encomiabile dunque l\u2019intero <strong>cast di ballerini-coristi<\/strong> tutti splendidamente in parte e decisamente contagiosi nel loro entusiasmo.<em> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-40916\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/finale-1-con-scritta-1-1024x904.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"547\" \/><\/em><em>\u201cShould I bring him down, should I scream and shout, Should I speak of love let my feelings out\u2026\u201d\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Maria Maddalena <em>non sa come amarlo<\/em> ma <strong>Simona Di Stefan<\/strong>o, talento misterbianchese di soli 27 anni, sa perfettamente come cantare il suo amore \u201cnon corrisposto\u201d. L\u2019artista catanese nel toccante ruolo della prostituta innamorata di Ges\u00f9 \u00e8 bravissima nel rendere tutto il dissidio che scuote il personaggio \u201ccarnalmente\u201d pi\u00f9 trattenuto dell\u2019intera opera, quello a cui Webber ha affidato le chiavi del dolore e della <em>pietas <\/em>collettivi. Le fa da contraltare fisico un altro splendido solista, quel <strong>Salvador Axel Torrisi<\/strong> che col suo Erode occhialuto, glitter e piumato, regala al pubblico l\u2019attesissima parentesi <em>glam<\/em> di tutta l\u2019opera. <em>King Herod\u2019s Song<\/em> \u00a0\u00e8 un autentico mo(vi)mento anarchico che, col pretesto dello scetticismo religioso<em> (So you are the Christ you&#8217;re the great Jesus Christ.Prove to me that you&#8217;re divine &#8211; change my water into wine), porta <\/em>in scena lo sberleffo necessario che ogni \u201cstar\u201d che si rispetti deve giocoforza subire. E anche qui la storia si ripete, perch\u00e9 noi stiamo ancora tutti <em>divertitamente<\/em> al gioco.<em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40912 alignleft\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/FINALE-2-con-scritte-943x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"325\" \/><\/p>\n<p>E se il Pilato del notevole <strong>Emiliano Geppetti<\/strong> appare tanto impotente nel <em>lavarsene le mani<\/em> quanto invece <em>potentissimo<\/em> nel suo accusare (musicalmente) Ges\u00f9, non gli \u00e8 da meno il Caifa di <strong>Francesco Mastroianni<\/strong>, impressionante nel richiamare la medesima timbrica del Bob Bingham dello schermo. Mentre Simone, Pietro e Hannas (rispettivamente <strong>Elia La Tauro<\/strong>, <strong>Mattia Braghero<\/strong> e <strong>Paride Acacia<\/strong>) completano l\u2019eccellente quadro delle importantissime \u201cspalle\u201d musicali, il Giuda di <strong>Feysal Bonciani<\/strong> lo chiude definitivamente con la sua performance straordinaria. Innegabile co-protagonista (per molti vero protagonista) dell\u2019opera di Webber, Giuda non \u00e8 che quel contraltare ideologico <em>indispensabile <\/em>di cui il compositore si \u00e8 servito per dare corpo a una dialettica esternamente musicale ma anche, intrinsecamente, <em>politica<\/em> (proprio come far\u00e0 anni dopo con il Che di \u201cEvita\u201d, melodramma che mutua da JCS l&#8217;analoga struttura di dialogo fra presunti <em>antagonisti<\/em>). Giuda, al quale Bonciani presta fisicit\u00e0, grinta e vocalit\u00e0 perfette, \u00e8 l\u2019incarnazione di quel tradimento odioso s\u00ec ma anche \u201csanto\u201d e necessario. Il suo \u00e8 lo strazio di chi urla per quell&#8217;essere solo l&#8217;ingrato ingranaggio di un disegno gi\u00e0 deciso. Ed \u00e8 un sentimento che erompe costantemente dagli schemi melodici dell\u2019opera perch\u00e8 <em>inascoltato<\/em> dai pi\u00f9, una rabbia che soltanto alla fine potr\u00e0 divenire protagonista assoluta e orgogliosamente <em>rock<\/em>. Giuda e Ges\u00f9 nel laico vangelo di Webber, si ritroveranno finalmente uniti (proprio come Evita e il Che durante il celebre valzer) dalla sola e unica dimensione che il mondo della Chiesa e quello dello spettacolo potranno mai contemplare: quella del <strong>palcoscenico<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-40921\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/finale-3-con-scritta-1024x904.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"547\" \/><\/p>\n<p>Profano? Ovviamente. Sacro? Senza ombra di dubbio. Per questo le ultime parole sullo spettacolo (e <em>dello<\/em> spettacolo) che vogliamo custodire dentro sono ancora una volta quelle interpretate da un tragico e umanissimo Ted Neeley. Sono le parole di Gethsemane, forse il brano che attendevamo di pi\u00f9. <em>\u201c <strong>I&#8217;d want to know I&#8217;d want to know my God, Want to see I&#8217;d want to see my God<\/strong>\u201d.<\/em> Sapere, vedere, le <em>prove<\/em> della fede, proprio quelle che la fede (vera) deve fuggire per poter esistere. Neeley le fa aderire perfettamente al suo corpo maturo e a un Ges\u00f9 provato dal dubbio. Sono il riflesso di un tormento umano che soffre per i suoi stessi limiti e per il suo stentato comprender(si). Fra le pieghe di quel dubbio tuttavia si pu\u00f2 (e si deve) provare ancora a vivere e ad amare. Se qualcosa in pi\u00f9 l\u2019opera di Webber oggi ce la insegna magari lo deve proprio al suo splendido interprete. Perch\u00e9 in fondo la sua intensit\u00e0 (nel vivere, nel cantare e in quel generoso condividere e <em>condividersi<\/em>) ci parla timidamente della pi\u00f9 umana ed importante fra le <strong>evangelizzazioni possibili<\/strong>. Il nome dateglielo voi.<\/p>\n<p>Testo e disegno di <strong>Andrea Lupo<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40923\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/JESUS-CHRIST-SUPERSTAR-OMAGGIO-ridimensionato.jpg\" alt=\"\" width=\"365\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/JESUS-CHRIST-SUPERSTAR-OMAGGIO-ridimensionato.jpg 700w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/JESUS-CHRIST-SUPERSTAR-OMAGGIO-ridimensionato-210x300.jpg 210w\" sizes=\"auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><\/p>\n<div id=\"voism-1588844747\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cominciamo dalla fine. Non la pi\u00f9 nota ma quell\u2019altra che non ti aspetti. Il finale che si svolge dietro le quinte a sipario calato, quando il lampo dei riflettori \u00e8 una macchia che lentamente sbiadisce sulla retina e le note si acquattano in ogni angolo del teatro, liete di essere state suonate ancora una volta. &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":40957,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6520,6532,1740,6789,2454,6694],"tags":[6857,6860,6858,6859],"class_list":["post-40887","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema-televisione-musica","category-eventi-cultura-e-spettacolo","category-incopertina","category-informazione","category-news","category-vignette-e-satira-di-andrea-lupo","tag-jesus-chrsit-superstar","tag-musical","tag-teatro-metropolitan","tag-ted-neeley"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40887","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40887"}],"version-history":[{"count":58,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40887\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40961,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40887\/revisions\/40961"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40957"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40887"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40887"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}