{"id":40834,"date":"2017-03-06T17:16:35","date_gmt":"2017-03-06T16:16:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=40834"},"modified":"2017-03-06T17:55:26","modified_gmt":"2017-03-06T16:55:26","slug":"la-la-land-la-festa-dei-folli-e-dei-sogni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2017\/03\/06\/la-la-land-la-festa-dei-folli-e-dei-sogni\/","title":{"rendered":"La La Land, la festa dei folli e dei sogni"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-3474187430\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40835\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/56772223.cms_.jpeg\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"495\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/56772223.cms_.jpeg 600w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/56772223.cms_-200x300.jpeg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px\" \/><\/p>\n<p>Che cosa chiediamo realmente ai <strong><em>sogni<\/em><\/strong> se non di comprenderci dentro la loro stessa materia? Esiste forse desiderio pi\u00f9 grande al cinema che quello di far parte di un\u2019astrazione, frammenti pulsanti di una <em>fantasmagoria<\/em> che si muove oltre i confini di spazio e tempo plasmando i suoni e cavalcando i colori? Il cinema \u00e8 movimento che mira ad espandersi oltre lo schermo, un moto che cerca la vibrazione al di fuori della materia che la causa e che punta ad abbracciare i soggetti che ha dinanzi per corrisponderne il desiderio pi\u00f9 semplice e autentico: amare ed essere amati. \u201c<em>The greatest thing you&#8217;ll ever learn is just to love and be loved in return&#8230;\u201d<\/em> cantava Ewan McGregor in \u201c<em>Moulin Rouge!<\/em>\u201d. E il <strong>musical<\/strong>, dopotutto, \u00e8 sempre stato il genere che pi\u00f9 di ogni altro ha saputo celebrare il gioioso amplesso originale -e <em>originario-<\/em> fra spettatori e schermo, carne e celluloide, sintetizzandone i desideri e sintonizzandosi sugli stessi. Quel genere capace di aprire varchi inattesi nell\u2019anima della narrazione (oltre che nella nostra), ma anche inaspettatamente abile nel &#8220;richiuderli&#8221; nuovamente. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che <strong><em>siamo fatti della stessa sostanza dei sogni<\/em> <\/strong>a ricordarcelo allora \u00e8 proprio lui, il pi\u00f9 bistrattato e scantonato dei generi, quel <em>musical <\/em>che al solo nominarlo si crea puntualmente la diaspora fra potenziali spettatori, (tragi)comico rinnovo di un\u2019avversione nazional-popolare ancora oggi ingiustificata. Chiamano in causa, per spiegare una simile insofferenza, la sospensione <em>forzata <\/em>dell\u2019incredulit\u00e0 e quel soave abbandonarsi a realt\u00e0 artificiose, barbaglianti e inverosimili, ma forse la vera ragione sta nel non voler essere pi\u00f9 compresi in quella materia; non pi\u00f9 frammenti pulsanti del sogno originario ma solo testimoni senza rischi dei sogni di <em>qualcun altro<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40838\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/incipit-la-la-land.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"150\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40839\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/lalaland-emmastone-bluedress-dance.jpg\" alt=\"\" width=\"319\" height=\"149\" \/><\/p>\n<p>La disillusione del resto \u00e8 l\u2019incantesimo <em>triste<\/em> che miete pi\u00f9 vittime nell\u2019oggi e la storia di <strong>\u201cLa La Land\u201d<\/strong> in tal senso non \u00e8 altro che la messa in scena di questa <em>disaffezione<\/em> tutta moderna. Una <em>pi\u00e8ce<\/em> che finisce per dedicarsi idealmente non (sol)tanto ai \u201cfolli e sognatori\u201d protagonisti della vicenda (l\u2019aspirante attrice e il suonatore di jazz), quanto a <em>tutti quegli altri <\/em>che non sanno pi\u00f9 esserlo (o che magari <em>non sanno<\/em> ancora di esserlo). Per certi versi il film potrebbe considerarsi, senza esagerazioni, l\u2019atto secondo di un dittico che annovera gi\u00e0 \u201c<em>Whiplash<\/em>\u201d (dello stesso <strong>Damien Chazelle<\/strong>), l\u2019ipotetica prosecuzione del conflitto l\u00ec rappresentato e perfino la sua revisione in chiave critica e meta-cinematografica. Chazelle, un po\u2019 come l\u2019inflessibile insegnante Fletcher di quel film, porta sullo schermo il conflitto fra arte, amore ed aspirazioni, frizioni che appartengono a Mia e Sebastian almeno quanto allo spettatore comune, lasciando per\u00f2 i primi dentro il territorio della pura rappresentazione filmica e sottoponendo invece il \u00a0secondo a una riflessione pi\u00f9 individuale. E si tratta di una riflessione condotta proprio mediante l\u2019idioma e le architetture del genere che pi\u00f9 &#8220;obbliga&#8221; all\u2019astrazione (tanto visiva quanto psicologica). Ecco dunque che il musical, da semplice \u201cforma\u201d assumibile dalla narrazione (i protagonisti vi entrano ed escono in modo dialogato e naturale e non quali tasselli di una teatralit\u00e0 prestabilita), diviene ulteriormente stimolo pulsante di una personale rielaborazione del nostro <em>status<\/em> di spettatori (ma anche di <strong>folli<\/strong> e di <strong>sognatori<\/strong>&#8230;).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40843\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/tip-tap-1024x675.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40844\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/screen-shot-2017-01-18-at-12-34-40-pm.png\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"197\" \/><\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso se l\u2019attacco iniziale di \u201cLa La Land\u201d si svolge su uno dei luoghi pi\u00f9 anti-cinematografici per eccellenza del musical, uno di quelli che, in teoria, dovrebbe mortificare gli spazi coreografici tipici del genere e la poesia del contesto: una rampa autostradale di Los Angeles. Lo stesso budello di macchine e traffico che altrove inaugura <em>giorni di ordinaria follia<\/em> qui celebra invece <strong>un<\/strong> <strong><em>altro giorno di sole<\/em><\/strong>, fra danze improvvisate sui tetti delle auto, melodie intonate appena fuori dagli abitacoli e ciclisti che si muovono con grazia alla Busby Berkeley. Il superamento dell\u2019<em>anti-naturalismo <\/em>del genere (in opposizione a quanto si operava per esempio in \u201c<em>Chicago<\/em>\u201d dove la sospensione <em>musical<\/em> dalla realt\u00e0 trovava nel palco il mediatore pi\u00f9 adeguato) passa idealmente da questa stupefacente sequenza. E\u2019 lei il nostro banco di prova, l\u2019<em>incipit<\/em> sul quale si misura la tenuta del sogno che verr\u00e0 al di l\u00e0 e <em>al di qua<\/em> dello schermo. Perch\u00e9 se siamo disposti a farci assimilare sin da subito da essa non avremo problemi ad accettare il cantato successivo e a sintonizzarci tanto sulla vita quanto sulla fantasticheria rappresentate, guardando a quest&#8217;ultima come a una naturale prosecuzione della prima. Proprio come accade a Mia e Sebastian il cui cinguettare amoroso, quando diventa ormai incontenibile, non pu\u00f2 che esprimersi attraverso un <em>casuale<\/em> quanto gioioso e (in)atteso tip-tap al calor blu cobalto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40856\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/cinema.jpg\" alt=\"\" width=\"335\" height=\"184\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40857\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-1024x681.jpg\" alt=\"\" width=\"276\" height=\"183\" \/><\/p>\n<p>Il musical di \u201cLa La Land\u201d irrompe allora come uno qualsiasi degli interpreti della storia senza mai imporsi come una diva protagonista destinata a offuscare tutto il resto. Per tale ragione il suo condurci per mano attraverso le proiezioni amorose e esistenziali di quei due <em>normalissimi<\/em> folli appare quanto di pi\u00f9 atteso e auspicato nel corso della narrazione. Per questo quando la storia smette di inquadrare Mia e Sebastian attraverso il caleidoscopio dell\u2019amore e decide di guardarli attraverso un ordinario paio di \u201cocchiali\u201d c\u2019\u00e8 chi ha parlato di tradimento del genere o di un imperdonabile rallentamento nel ritmo, dimenticandosi tuttavia che \u00e8 la vita stessa, coi suoi entusiasmi e i suoi ciclici assopimenti, a determinare l\u2019andamento del battito. E sono proprio le pulsazioni su cui La La Land ha inteso accordare le sue armonie, fra accelerazioni iniziali (l\u2019attesa, l\u2019innamoramento), stasi riflessive necessarie e chiusure (quasi) malinconiche. Non \u00e8 un caso che nel film il musical, come genere, aderisca in modo quasi entusiastico alla vita dei protagonisti soltanto quando si fa <em>interprete<\/em> delle aspirazioni quasi <em>giovanili<\/em> che li attraversano interiormente; perch\u00e9 se \u00e8 vero che un <em>altro giorno di sole<\/em> riscalda un po\u2019 tutti, la ricerca di qualcuno nella folla (<strong>S<em>omeone in the crowd<\/em><\/strong>) rappresenta invece il sogno pi\u00f9 intimo di Mia, mentre le <strong><em>stars<\/em><\/strong> che brillano nella <em><strong>city<\/strong><\/em> al tramonto sotto gli occhi di Sebastian sono proiezioni dei suoi personali miraggi in apparente (e insanabile?) conflitto e cio\u00e8 amore e successo personale. A seguire c\u2019\u00e8 la vita, caratterizzata ancora dai colori e dalla frenesia dei movimenti precedenti ma anche, inevitabilmente, disillusa, perch\u00e9 toccata da amarezze e verit\u00e0 acre e necessarie (<strong><em>Audition<\/em><\/strong>, ballata dei perdenti che se ne infischiano ormai del successo). E si tratta di verit\u00e0 che seguono quasi l\u2019umorale fluire delle stagioni in cui \u00e8 strategicamente suddivisa la narrazione (inverno, primavera, estate, autunno e poi ancora inverno). Capriccio, innamoramento, distensione, crisi e infine maturazione. Svolte prevedibili certo ma ugualmente inattese. <em>Porte girevoli<\/em> che al cinema devono convergere verso la malinconia di una realt\u00e0 &#8220;temporanea&#8221; soltanto affinch\u00e8 possa diventare pi\u00f9 fulgido quell&#8217;<em>altro<\/em> sogno destinato all\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40865\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/fidm-digital-arts-la-la-land9.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"164\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40866\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/La-La-Land-finale-1024x622.jpg\" alt=\"\" width=\"273\" height=\"166\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40871\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/lalaland1-e1481470841497.jpg\" alt=\"\" width=\"494\" height=\"244\" \/><\/p>\n<p>Ma pi\u00f9 che vivisezionato \u201cLa La Land\u201d, proprio come tutti i <em>sogni lunghi un giorno <\/em>o poco pi\u00f9, va prima di ogni cosa <em>vissuto<\/em>. Soltanto cos\u00ec infatti potremo sperare di essere assimilati dentro la sua stessa materia, diventando finalmente parte integrante di quello sfavill\u00eco. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che siamo fatti della medesima sostanza dei sogni allora, probabilmente, la realt\u00e0 non \u00e8 nemmeno quella che sopravvive dentro la narrazione ma quell\u2019<em>altra<\/em> che trionfa al di l\u00e0 di una porta <em>scorrevole<\/em> dischiusa per caso. E\u2019 un <em>Hellzapoppin\u2019<\/em> agghindato in un romantico technicolor, il tripudio finale dipinto su un set e un lungo titolo di coda con stelle incastonate nel nero dello schermo come <strong>sparkling diamonds<\/strong> di <em>luhrmaniana<\/em> memoria. Certo il jazz, quel malinconico jazz che alla fine di tutto sopravvive, vorrebbe riportarci amaramente alla realt\u00e0 dopo tanto brillare. Ma chi \u00e8 fatto di sogni non teme mai il buio, perch\u00e8 &#8220;<em>when they let you down, the morning rolls around&#8230;It&#8217;s another day of sun&#8230;<\/em>&#8221;<\/p>\n<p><strong>Andrea Lupo<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"voism-1844575104\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa chiediamo realmente ai sogni se non di comprenderci dentro la loro stessa materia? Esiste forse desiderio pi\u00f9 grande al cinema che quello di far parte di un\u2019astrazione, frammenti pulsanti di una fantasmagoria che si muove oltre i confini di spazio e tempo plasmando i suoni e cavalcando i colori? 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