{"id":40733,"date":"2017-02-03T12:08:10","date_gmt":"2017-02-03T11:08:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=40733"},"modified":"2017-02-06T18:22:20","modified_gmt":"2017-02-06T17:22:20","slug":"arrival-gli-alieni-che-approdano-allanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2017\/02\/03\/arrival-gli-alieni-che-approdano-allanima\/","title":{"rendered":"Arrival- Gli alieni che approdano all&#8217;anima"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-156137606\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40739\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/arrivalposter-656x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"276\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/arrivalposter-656x1024.jpg 656w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/arrivalposter-192x300.jpg 192w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/arrivalposter-768x1199.jpg 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/arrivalposter.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 276px) 100vw, 276px\" \/><\/p>\n<p>Venuta, approdo, avvento<strong>.<\/strong> Quante accezioni pu\u00f2 contenere il titolo \u201c<strong>Arrival<\/strong>\u201d? Quanto della pregnanza semantica di un termine riesce a tradursi al cinema in contenuto, metafora ed emozione? E quanto pu\u00f2 un genere come la fantascienza, giudicato inopinatamente dai pi\u00f9 come pura evasione o distacco dalla realt\u00e0, inglobare invece potentissime riflessioni sull\u2019oggi e sul domani, sui pericoli sempre attuali delle derive socio-politiche e sulla necessit\u00e0 di ristabilire un nesso fra dialogo intimo, emotivo ed individuale e il suo corrispettivo globale ed umanistico? <strong>Denis Villeneuve<\/strong>, uno che ha sempre strutturato un cinema <em>apparentemente<\/em> di genere (Prisoners, Sicario) sopra ponderose impalcature critiche, \u00e8 consapevole di dover fare i conti pi\u00f9 con la fantascienza che innesca il pensiero che con quella che disinnesca il ragionamento e per questo ha trovato nel racconto breve di <strong>Ted Chiang<\/strong> \u201cStoria della tua vita\u201d, una nuova ed indispensabile chiave di volta per il suo meditare intorno al mezzo cinematografico e soprattutto per il suo speculare sopra la natura umana. \u201cArrival\u201d giunge dopo le investigazioni psicologiche su paranoia, vendetta e non-riconciliazione che informavano le storie precedenti e si offre come un controcanto necessario, struggente ma al tempo stesso corroborante alle stesse. Una metafora fantascientifica intrisa di urgenza politica e sociale ma anche un\u2019orazione intima e pudica sul dolore, sulle barricate temporali che quest\u2019ultimo innalza e quelle emotive che infrange, e infine una lucida dissertazione sulla linearit\u00e0 sorda e razionale del <em>dire<\/em> e la circolarit\u00e0 mistica dell\u2019<em>esprimere<\/em>. Un film sul linguaggio e sul fraintendimento che pu\u00f2 comprendere (\u201c<em>la lingua \u00e8 la prima arma che si sfodera in un conflitto<\/em>\u201d) e soprattutto una nitida parabola sulla necessit\u00e0 attuale della comunicazione (la condivisione come mezzo per rifondare un tessuto politico globale sempre pi\u00f9 logoro), dove per\u00f2 il <em>significante<\/em> (il simbolo stesso della scrittura) \u00e8 perfino pi\u00f9 importante del <em>significato,<\/em> perch\u00e8 determina non tanto un territorio comune per la comprensione reciproca ma, prima di ogni cosa, un <strong><em>territorio<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-40797\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/arrival-gusci-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" \/><\/p>\n<p><strong>Venuta<\/strong>. Quella degli alieni, eptapodi che sbucano alla fine del tunnel extraterrestre oltre una coltre di nebbia situata proprio laggi\u00f9, ai confini (forse) del subconscio. Vaga reminiscenza <em>tarkovskiana<\/em> che mette subito in guardia: qui non saranno <em>abduction<\/em> di terrestri o viaggi interstellari a farla da padrone ma solo e semplicemente l\u2019<strong>uomo<\/strong>. Il viaggio allora \u00e8 fuori, tra leader mondiali interconnessi -e sconnessi- da un click, militari arrovellati dalla Domanda e piccoli rappresentanti umani gi\u00e0 custodi della Risposta. L\u2019ossessione che tutti lega dinanzi al disegno imperscrutabile di quei monoliti in sospensione e dalla forma ovoidale \u00e8 quella che investe le radici medesime del linguaggio e riguarda l\u2019incapacit\u00e0 di stabilire con gli ospiti una comunicazione reciprocamente intellegibile e concretamente significativa. Questioni che poi sono le stesse che affliggono da secoli gli umani e che guardano, con prevedibile coincidenza, alla loro storia attuale, sospesa fra diplomazia formale e fattive chiusure. Dilemmi che si presentano ricorsivamente in questa nuova contrapposizione fra terrestri e alieni (nativi e coloni?) che potrebbe sfociare in una soluzione comunitaria o far controfirmare la tipica disfatta isolazionista del nostro genere. La fantascienza stilla ancora una volta i suoi moniti partendo non dallo spazio profondo ma dalle profondit\u00e0 oscure dell&#8217;essere, mentre il peggior giocattolo dell\u2019uomo si conferma l\u2019uomo stesso, che finisce per logorarsi nell\u2019infantile illusione di poterlo (potersi) usare all\u2019infinito. Venuta quindi. Perch\u00e8 sono <em>venuti<\/em> per noi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-40799\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/arrival-trailer-common-ground.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"334\" \/><\/p>\n<p><strong>Approdo<\/strong>. O consapevolezza. Che tutti quanti, dai capi di stato ai capi militari, dalle <em>governance<\/em> fino alle <em>intelligence<\/em>,\u00a0 non siano altro che tessere di un Mahjong gi\u00e0 concluso da qualcun altro. O di un gioco che non contempla sconfitti. Che l&#8217;altra competizione, quella fra scienza e linguaggio (il fisico e la linguista),\u00a0 non esista in quanto entrambe le dottrine <em>approdano<\/em> alla medesima illuminazione (con la teoria di <strong>Sapir-Whorf <\/strong>&#8211; <em>l\u2019apprendimento di una lingua modula la nostra percezione del reale <\/em>&#8211; a far da chiave d&#8217;accesso individuale al mistero e la matematica quale suo corrispettivo globale). Che l\u2019unico gioco possibile insomma non sia altro che il gioco <strong><em>a somma zero<\/em><\/strong>. Senza trionfatori n\u00e8 ombra di perdenti. Approdo quale consapevolezza. Che soltanto un numero alla fine debba svettare, quella cifra (0) che precede e segue tutte le altre, unendo positivi e negativi entro la <em>circolarit\u00e0<\/em> di una sequenza che si avvia e si conclude ciclicamente e all&#8217;infinito. Quel segno &#8211; zero, cerchio- che \u00e8 prima di tutto il <em>segnante <\/em>che d\u00e0 avvio alla comunicazione interrazziale e da cui miracolosamente si originer\u00e0 anche un <em>movimento<\/em>. Il moto di un tempo che nulla disperde veramente ma tutte le cose -e le esistenze- avvolge, comprendendo ogni (apparentemente) insignificante frammento di creato in un abbraccio compassionevole ed eterno. Questo \u00e8 l\u2019<em>approdo<\/em>. E siamo noi il punto di arrivo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-40801\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/amy-adams.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"552\" \/><\/p>\n<p><strong>Avvento. <\/strong>Dodici gusci oscuri come il mistero ma fecondi di verit\u00e0 come ovuli provenienti da uno spazio pi\u00f9 sapiente. Ci allertano sui destini, uniscono reciproche incomprensioni, stabiliscono corrispondenze biunivoche fra umili e potenti, privato e pubblico, tempo e ricordo. Proiezioni fantascientifiche degli apostoli (con l\u2019uomo a comporre e completare il quadro dei <em>tredici<\/em>), casuale coincidenza numerica o prestabilita combinazione matematica? L\u2019<em>avvento<\/em> in Arrival \u00e8 soltanto una questione di prospettive. Tutte rilevanti, nessuna prevalente. A somma zero insomma. Ma l\u2019avvento \u00e8 anche attesa. Di quanto \u00e8 gioioso, di un gusto ancora da assaporare, del destino ineluttabile e del dolore che ne seguir\u00e0. Ci\u00f2 che si conosce oggi diviene <em>futura<\/em> accettazione del <em>dopo<\/em>.\u00a0 Presa d&#8217;atto di una circolarit\u00e0 che incombe su tutti, che prepara meglio a ci\u00f2 che tutti trova impreparati e che forse allevia il dolore, attutendolo col calore dell&#8217;<em>intensit\u00e0<\/em> vissuta. La consapevolezza di un Cristo (\u201cLo accetto\u201d) meno laico di quanto si voglia ammettere, materno e primigenio come l\u2019esistenza, sofferente e rasserenato come un cuore ferito ma felice. Felice proprio perch\u00e8 ferito. Percorsi mistici o solamente umani inscritti o da inscrivere nel tessuto di tutte le anime, quelle passate e le altre ancora da venire. L\u2019avvento non \u00e8 che presa di coscienza, cognizione di finitezza, il conio individuale di una moneta chiamata istante, valuta di cui non saremo mai abbastanza sazi e che la vita talvolta non insegna a spendere bene ma che \u00e8 bene aver avuto in tasca. Perch\u00e8 l&#8217;<em>avvento<\/em> \u00e8 in noi.<\/p>\n<p>Venuta. Approdo. Avvento. Quante accezioni pu\u00f2 contenere dunque una parola? Tutte quelle che la mente e il cuore sono disposti ad ammettere. Perch\u00e8 parole e linguaggio sono <em>circolari<\/em> e noi senza saperlo ci muoveremo sempre con loro. Quel movimento che si scrive tempo ma si legge <em>amore<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Lupo \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<div id=\"voism-2583990146\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venuta, approdo, avvento. Quante accezioni pu\u00f2 contenere il titolo \u201cArrival\u201d? Quanto della pregnanza semantica di un termine riesce a tradursi al cinema in contenuto, metafora ed emozione? 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