{"id":40603,"date":"2016-11-30T19:56:09","date_gmt":"2016-11-30T18:56:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=40603"},"modified":"2016-12-01T16:23:47","modified_gmt":"2016-12-01T15:23:47","slug":"animali-notturni-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/11\/30\/animali-notturni-la-recensione\/","title":{"rendered":"Animali notturni- la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-2391021722\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40605\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Animali_Notturni_Poster_USA_02_mid.jpg\" alt=\"animali_notturni_poster_usa_02_mid\" width=\"293\" height=\"434\" \/><\/p>\n<p>Carni piene, molli e senili danzano su uno sfondo di drappi rossi mentre le note scaturiscono da un altrove quasi <em>hitchcockiano<\/em>. Majorettes attempate e tremolanti come gelatine catturano lo sguardo, trascinandolo a forza dentro l\u2019affascinante indecifrabilit\u00e0 della metafora che incarnano. Non sappiamo ancora cosa vogliano comunicarci (lo sfavill\u00eco di un cerimoniale a stelle e strisce e insieme la sua decadenza?) eppure siamo intimamente attratti dall\u2019oscena, poetica coreografia che quelle figure sfatte e ballonzolanti disegnano sul palco. Potremmo gi\u00e0 accontentarci di questa semplice <em>sensazione<\/em> ma la mente moderna, schiava dalla sua stessa razionalit\u00e0, reclama a gran voce anche un <em>senso <\/em>a un incipit cos\u00ec potente e dalle ascendenze vagamente <em>lynchiane<\/em>. Ecco giungere allora lo \u201csvelamento\u201d, quello che <em>addomestica<\/em> subito l\u2019evocativa pantomima iniziale riconducendola entro maglie formali e sociali pi\u00f9 rassicuranti. Non si tratta di visioni provenienti da un qualche subconscio ma di installazioni artistiche a uso e consumo di un pubblico presente in galleria. Rifiuti americani al gusto acido di burro di arachidi, inscatolati qui in lussuosi e conformisti <em>tetrapak<\/em> alto-borghesi. Sono l&#8217;emblema di un\u2019America che balla sulle note del proprio funerale ma soprattutto la metafora di un\u2019immagine che abdica a <em>se stessa<\/em> in favore del significato <em>intrinseco<\/em> ad essa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40607\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/nocturnal-animals-1024x438.png\" alt=\"nocturnal-animals\" width=\"397\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/nocturnal-animals-1024x438.png 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/nocturnal-animals-300x128.png 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/nocturnal-animals-768x328.png 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/nocturnal-animals.png 1760w\" sizes=\"auto, (max-width: 397px) 100vw, 397px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40609\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-adams-1-1024x802.jpg\" alt=\"nocturnal-animals-adams\" width=\"213\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-adams-1-1024x802.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-adams-1-300x235.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-adams-1-768x601.jpg 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-adams-1.jpg 1916w\" sizes=\"auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019attacco iniziale sui titoli di \u201cAnimali notturni\u201d di <strong>Tom Ford<\/strong> sembra quasi legittimare una inedita &#8211; e, per un esteta come lui, quasi <em>rivoluzionaria<\/em> &#8211; dichiarazione d\u2019intenti: l\u2019artista moderno deve rendere pienamente conto dell\u2019opera e quest\u2019ultima deve essere, se non del tutto spiegata, quantomeno <em>giustificata, <\/em>proprio come quelle ballerine che danzano senza un vero perch\u00e8. Il <em>contenitore<\/em> quindi deve dar conto del <em>contenuto <\/em>e la <em>sensazione<\/em> divenire quasi subalterna rispetto al <em>senso<\/em> (in termini di <strong><em>significato<\/em><\/strong>). Racchiusa in quell\u2019incipit sembra esservi dunque la (s)confessione silente di un regista che fugge la filosofia fieramente <em>estetizzante<\/em> della sua opera prima per abbracciarne un\u2019altra quasi in contraddizione. Cos\u00ec se in \u201cA single man\u201d si solennizzava tramite sequenze chirurgiche e meravigliosamente <em>snob <\/em>una tragedia interiore non altrimenti esternabile (il lutto che affliggeva il protagonista), qui invece si affondano le mani in un dramma gi\u00e0 <em>imploso<\/em> (l\u2019insoddisfatta, solitaria esistenza della protagonista) di cui le immagini forniscono non tanto un raffinato corredo, quanto le necessarie e ulteriori coordinate psicologiche (divenendone, a un certo punto, quasi una &#8220;romanzata&#8221; contraddizione). Un incipit<em>,<\/em> quello del regista, che mira sottilmente a svelare l\u2019intimo segreto del meccanismo narrativo che seguir\u00e0, di quel sinuoso e raffinato lavorare su piani diversi dell\u2019immagine e della parola scritta (che genera a sua volta un\u2019immagine) facendo dell\u2019apparenza narrativa e formale il perverso e affascinante veicolo di un significato <em>altro<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40615\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Amy-Adams-in-Nocturnal-Animals-1024x655.jpg\" alt=\"amy-adams-in-nocturnal-animals\" width=\"261\" height=\"167\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40616\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-620x318.png\" alt=\"nocturnal-animals-620x318\" width=\"326\" height=\"167\" \/><\/p>\n<p>Ford, innescando un procedimento inverso a quello usato nel precedente \u201cA single man\u201d dimostra qui di non voler far uso <em>soltanto<\/em> della forma, ma di voler attingere a diverse e possibili <em>forme<\/em> (del cinema e dei generi narrativi, sconfinando perfino nel meta-cinema), per far accedere l\u2019osservatore a un complesso bagaglio di sensi e contenuti. La sua \u00e8 una storia &#8211;<em>con dentro una storia che a sua volta ne racconta un\u2019altra<\/em>&#8211; in cui l\u2019immagine stessa da contenitore a senso <em>unico<\/em> diviene visione frantumata della verit\u00e0 e dei sentimenti e che si serve del cinema (e dei suoi meccanismi di affabulazione) per amplificare ulteriormente questa vertigine percettiva. Ma quello di \u201cAnimali notturni\u201d non \u00e8 soltanto un affascinante esercizio di <em>raccordo<\/em> fra stili americani e <em>novelization<\/em>, flashback e <em>flashforward<\/em>, psicodramma di lusso (e di classe) e cruda opera americana sulla provincia (con l&#8217;ombra di Cormac McCarthy su tutto), ma \u00e8 soprattutto una storia che ha al suo centro un cuore cupo e autentico, una vicenda che si fa strada attraverso un viluppo di dolori e misfatti tutt\u2019altro che snob o cervellotici. Perch\u00e9 i rimpianti sentimentali, la crisi delle aspirazioni o le frustrazioni professionali e personali portati in scena da Ford non rappresentano esclusiva di un&#8217;elite ricca e distante, ma coinvolgono verticalmente ogni possibile classe sociale. Perch\u00e8, sembra volerci dire, siamo tutti <em>animali notturni<\/em> quando la notte in questione \u00e8 quella che avvolge l&#8217;anima.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40622\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-2-1024x651.jpg\" alt=\"nocturnal-animals-2\" width=\"208\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-2-1024x651.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-2-300x191.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-2-768x488.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 208px) 100vw, 208px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40623\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/665564_164.jpg\" alt=\"665564_164\" width=\"178\" height=\"133\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40625\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/shannon-2.jpg\" alt=\"shannon-2\" width=\"181\" height=\"131\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/shannon-2.jpg 308w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/shannon-2-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 181px) 100vw, 181px\" \/><\/p>\n<p>Potremmo godere semplicemente della <strong>duplice narrazione<\/strong> esistente nel film senza obbligarci a trovare nessi fra la storia vissuta dalla protagonista e quella evocata invece dalla lettura del romanzo e ci ritroveremmo comunque per le mani due ritratti perfettamente speculari della medesima disfatta umana. Perch\u00e9 gli <em>animali notturni<\/em> richiamati dal titolo sono anche entit\u00e0 intercambiabili. Ora creature insonni sull\u2019orlo di un precipizio dorato (Adams), altrove bestie feroci vomitate dal buio di una strada provinciale (Aaron Taylor-Johnson) . Riflessi sociali -e, perch\u00e8 no, cinematografici- le une delle altre, forme di vita e di morte che procedono spedite verso il medesimo destino di responsabilit\u00e0, tradimento e solitudine. Da un lato c\u2019\u00e8 Susan, gallerista che ha barattato l\u2019arte pura per la sua esposizione, l\u2019invenzione per la mercificazione e un destino possibile con un altro <em>semplicemente<\/em> stabile; dall\u2019altro sta invece Tony, il fantasma di un sognatore, il tormento nella creazione letteraria, la relazione soppressa e il destino rimosso. L\u2019infelicit\u00e0 \u00e8 il tratto comune delle loro vite, i sogni in frantumi l\u2019unica filiazione possibile e la sopravvivenza il motore delle loro azioni residue. Due grovigli esistenziali un tempo uniti ma adesso distanti, animali perduti(si) nel limbo delle rispettive vite, creature destinate ad incontrarsi soltanto nel ricordo o per mezzo di un manoscritto (dal titolo, appunto, \u201cAnimali notturni\u201d) che lui le fa pervenire a quasi vent\u2019anni dalla fine della loro relazione. Ed \u00e8 proprio quel manoscritto ad innescare il dialogo silenzioso tra quei due oltretomba; quello rancoroso e introverso in cui \u00e8 confinato Tony e il purgatorio lindo e solitario di Susan. Nervature spezzate di una relazione che la pagina scritta idealmente riavvicina e l\u2019immagine a suo modo <em>salda <\/em>(riunendo insieme ci\u00f2 che nella realt\u00e0 non si incontra pi\u00f9), ma anche frammenti di un discorso affettivo e sociale (in sospeso) che attendono di essere riconvertiti in nuove forme. Su quel piano parallelo e romanzato gli animali notturni diventano cos\u00ec padri incapaci di reagire, donne spezzate come fuscelli e fiere che azzannano alla giugulare nella notte. Prede incaute che attraversano strade buie, belve che abitano baracche ai confini del nulla e cuccioli che giacciono morti su vecchi divani. Sono <em>alter-ego<\/em> dalle forme brutali e dolorose, proiezioni di una vendetta che cerca giustizia nella compensazione e perfino l\u2019imago di un <em>american dream<\/em> divenuto cadavere su un drappo rosso (anticipato forse proprio da quelle carni molle che danzavano sui titoli di testa). Una finzione- quella che Tony sottopone a Susan- che forse \u00e8 vera o magari \u00e8 solo la verit\u00e0 in cerca di una messinscena. Il palco che attende il suo <em>j\u2019accuse <\/em>con noi davanti a far da muti testimoni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40632\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/screen-shot-2016-09-15-at-8-49-48-am.png\" alt=\"screen-shot-2016-09-15-at-8-49-48-am\" width=\"296\" height=\"174\" \/>\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40633\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Nocturnal-Animals-photo-700x300.png\" alt=\"nocturnal-animals-photo-700x300\" width=\"259\" height=\"175\" \/><\/p>\n<p>Una trasfigurazione, quella operata da Tony nella finzione, che prende di mira i valori della <em>upper class<\/em> di Susan fagocitandoli rabbiosamente e restituendoli (vomitati?) all&#8217;interno di un contesto -letterario, visivo, cinematografico- perfettamente antitetico rispetto al levigato universo della protagonista. La provincia romanzata da Tony dunque non \u00e8 altro che il corrispondente <em>morale<\/em> del ricco microcosmo losangeliano di Susan (quello di cui Laura Linney, in un cameo memorabile, offre una descrizione affilata ed efficace quanto un bignami), messo da lui sotto accusa insieme agli scagnozzi familiari che lo presidiano. Quel che conta al termine della storia (e di tutte le storie del film) sembra essere pi\u00f9 l&#8217;atto che il fine (o la fine), il <em>durante<\/em> rispetto al <em>dove,<\/em> l&#8217;accusa pi\u00f9 che la condanna. L&#8217;atto creativo (letterario e cinematografico) contro la mortificazione dell&#8217;ispirazione e la soppressione (non soltanto metaforica). Non c&#8217;\u00e8 <em>catarsi <\/em>nella risoluzione finale perch\u00e8 in fondo non era a questo che si puntava fin dall&#8217;inizio (e l&#8217;ultima, intensissima inquadratura sugli occhi di Amy Adams non fa che siglare l&#8217;ulteriore permanenza dentro quel limbo). Viene da pensare, a giudicare da tanta profusa disillusione, che forse tutto il discorso del regista non vertesse sin da principio su questo. Perch\u00e9 al di l\u00e0 dell\u2019algida perfezione formale che investe storia e ambienti (interni domestici come obitori, pareti che urlano \u201cRevenge\u201d), dell\u2019esemplare rigore narrativo sfoderato (ma con meno compiacimento rispetto al passato) e della coerenza psicologica della vicenda, quello che a Ford interessa fare con &#8220;Animali notturni&#8221; \u00e8 probabilmente intonare un puntuale e personale <em>elogio funebre<\/em> alla sua stessa classe di appartenenza. E chiss\u00e0 che il tormento interiore di Susan, che si confessa inizialmente a un amico durante il party in galleria rivelandogli di non amare pi\u00f9 \u201cci\u00f2 di cui si occupa\u201d, non sia anche il medesimo del Tom Ford stilista. Il suo \u201cAnimali notturni\u201d, cos\u00ec inteso, diverrebbe allora il disilluso equivalente cinefilo di un\u2019installazione artistica sulle carni sfatte e molli del proprio mestiere. \u201c<em>Il nostro mondo \u00e8 molto meno doloroso di quello reale<\/em>\u201d potrebbe rispondergli un compassato Michael Sheen. Quello del cinema, a questo punto, non diventerebbe una meravigliosa terapia?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Lupo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"voism-802095740\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carni piene, molli e senili danzano su uno sfondo di drappi rossi mentre le note scaturiscono da un altrove quasi hitchcockiano. Majorettes attempate e tremolanti come gelatine catturano lo sguardo, trascinandolo a forza dentro l\u2019affascinante indecifrabilit\u00e0 della metafora che incarnano. 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