{"id":40461,"date":"2016-10-21T15:16:38","date_gmt":"2016-10-21T13:16:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=40461"},"modified":"2016-10-22T09:44:46","modified_gmt":"2016-10-22T07:44:46","slug":"neruda-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/10\/21\/neruda-la-recensione\/","title":{"rendered":"Neruda- la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-591221935\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40522\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/definitivo_seppia_neruda-717x1024.jpg\" alt=\"definitivo_seppia_neruda\" width=\"234\" height=\"334\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Non v\u2019\u00e8 forse genere pi\u00f9 rischioso, e talvolta anche pedante, del <strong><em>biopic<\/em><\/strong>. Perch\u00e9 \u00e8 quello che pi\u00f9 di ogni altro si presta a mortificare potenzialit\u00e0 di scrittura e capacit\u00e0 di astrazione del mezzo cinematografico in ragione dell\u2019ossequio dovuto a personaggi e vicende <em>reali<\/em>, a quanto, cio\u00e8, sia stato gi\u00e0 (i) scritto nel registro temporale degli eventi. Rispetto al monumento eretto da storia, storiografia e ideologia intorno alle figure di volta in volta trattate, il cinema pu\u00f2 scegliere di aderire -pi\u00f9 o meno con convinzione- alla pratica del racconto lineare, al rito della celebrazione agiografica oppure, ma assai pi\u00f9 raramente, allo scomodo mandato della <em>revisione critica<\/em>. Di certo v\u2019\u00e8 che la necessit\u00e0 di seguire il flusso cronologico-consequenziale di cui si compone ogni biografia, finisce spesso per mortificare il movimento <em>naturale<\/em> del mezzo cinematografico, quel suo tendere franco e quasi incosciente verso l\u2019invenzione, la re-immaginazione e le intrepide commistioni. Per questo, quando non si limita a cartografare per immagini la (presunta) verit\u00e0, il cinema migliore \u00e8 quello che innalza non tanto i fatti quanto le suggestioni al rango di veri protagonisti di una biografia. Perch\u00e9 sappiamo per certo che Salieri non era ai piedi del letto a scrivere le note del <em>Confutatis<\/em> sotto dettatura di un Mozart stravolto dalla febbre, ma siamo altres\u00ec consapevoli che senza quel \u201cfalso storico\u201d cos\u00ec audace voluto all&#8217;epoca da Milos Forman, oggi non ci sentiremmo parte del coro assolutorio che in quello splendido pre-finale del film consegnava il genio ai suoi dei e il resto del mondo alla mediocrit\u00e0. C\u2019eravamo anche noi ai piedi del letto nel finale di \u201cAmadeus\u201d e solo un falso (prima teatrale e poi cinematografico) poteva dare corpo a una <em>verit\u00e0<\/em> cos\u00ec sublime.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40469\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Neruda-1024x576.jpg\" alt=\"neruda\" width=\"302\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Neruda-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Neruda-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Neruda-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Neruda.jpg 1180w\" sizes=\"auto, (max-width: 302px) 100vw, 302px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40470\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/01-kl3G-700x525@IlSole24Ore-Web.jpg\" alt=\"01-kl3g-700x525ilsole24ore-web\" width=\"234\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/01-kl3G-700x525@IlSole24Ore-Web.jpg 700w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/01-kl3G-700x525@IlSole24Ore-Web-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 234px) 100vw, 234px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Siamo idealmente ai piedi di un <em>letto<\/em> anche in questo <strong>\u201cNeruda\u201d<\/strong>, opera formalmente classica ma dai risvolti narrativi turbinosi e sorprendenti, firmata dal \u00a0talentuoso e prolifico <strong>Pablo Larrain<\/strong> (Tony Manero, No- I giorni dell\u2019arcobaleno e prossimamente <strong>Jackie<\/strong>) che in occasione della presentazione a Cannes 2016 (dove il film, scandalosamente, non era in concorso) ha lanciato al pubblico l&#8217;avvertenza pi\u00f9 importante ma anche quella meno necessaria: &#8220;<em>La mia non \u00e8 una biografia su Neruda, ma un film sull&#8217;universo nerudiano<\/em>&#8220;. Ma soprattutto, precisiamo noi, \u00e8 grande cinema. Colto, politico, avventuroso e esistenziale. Cinema <em>mutaforma <\/em>sostanzialmente, capace di accedere con impeto alla Storia (di un paese, della <em>libertad<\/em> e perfino di un\u2019identit\u00e0 culturale e ideologica) attraverso la figura corpulenta e libidinosa del poeta cileno, usato inizialmente come voce scomoda di un popolo oppresso e chiave di accesso <em>letteraria<\/em> del suo auspicabile riscatto sociale. Inizialmente si diceva, perch\u00e9 se i fatti che lo vedono protagonista nella premessa storico-documentaristica sono noti (siamo nel 1948 all\u2019indomani del voltafaccia del presidente <strong>Videla<\/strong> nei confronti\u00a0 del comunismo, col senatore Neruda che \u201cpiscia\u201d letteralmente in faccia il suo storico \u201cIo accuso\u201d ai colleghi), progredendo nello svolgimento sempre pi\u00f9 ci si accorge che il mito di carta (e di carne) del poeta non \u00e8 che la filigrana di un discorso ben pi\u00f9 articolato, personale e autoriale. Ed \u00e8 un percorso che prende avvio proprio dall\u2019elemento biografico, quando lo stesso Neruda (un perfetto <strong>Louis Gnecco<\/strong>) \u00e8 costretto a imboccare la via della fuga dopo l\u2019ordine d\u2019arresto emesso nei suoi confronti da Videla. Da qui infatti il cinema di Larrain, prima contenuto dentro le griglie di un (frammento di) racconto raffinato e convenzionale, si \u201clibera\u201d anch\u2019esso, iniziando un impercettibile ma inesorabile smantellamento del <em>biopic<\/em> comunemente inteso, entrando ed uscendo \u2013 con logica inappuntabile &#8211; dentro e fuori gli schemi sin l\u00ec costruiti e<em> scrivendosi<\/em> letteralmente per i suoi protagonisti e davanti al nostro sguardo sempre pi\u00f9 ammirato. Cinema che diviene sempre pi\u00f9 <em>fantastico<\/em> e fecondo, anche a scapito (ebbene s\u00ec) della verit\u00e0. E mentre dialoghi e piani visuali si sovrappongono ed alternano fra loro, contribuendo a questa scomposizione raffinata della linearit\u00e0, il narratore-regista passa il testimone a un personaggio<em> secondario<\/em> (come detesta definirsi quell&#8217;investigatore \u201cun po\u2019 violento e un po\u2019 coglione\u201d che si lancia con furiosa frustrazione all&#8217;inseguimento del poeta) la cui voce fuoricampo diviene motore e <em>ragione<\/em> dell\u2019essenza del racconto, in un gioco di cambiamenti prospettici romanzeschi (dall\u2019extradiegetico della <em>voce off<\/em> all\u2019intradiegetico del personaggio interno alla storia) che avvolge e affascina non poco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40475\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/neruda-pablo-larrain-1024x576.jpg\" alt=\"neruda-pablo-larrain\" width=\"298\" height=\"168\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40476\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/neruda_01.jpg\" alt=\"neruda_01\" width=\"281\" height=\"169\" \/><\/p>\n<p>La storia inizia cos\u00ec a defluire fino a noi attraverso l\u2019analisi e il confessionale (che \u00e8 anche <em>autocoscienza<\/em> di un genere fondamentale per quell\u2019epoca cinematografica e cio\u00e8 il <strong><em>noir<\/em><\/strong>), danzando con gravit\u00e0 su note classiche (Grieg, Penderecki, Mendelsshon) fuse mirabilmente con l\u2019immagine, facendosi colta astrazione sul &#8220;reale&#8221;, creazione in divenire e soprattutto arte che &#8220;preme&#8221; per farsi <em>finalmente<\/em> carne. Il poliziotto in cerca di riscatto &#8211; un magnifico <strong>Gael Garcia Bernal<\/strong>&#8211; \u00e8 dunque la penna che muove l\u2019ispirazione di Canto General (opera concepita proprio durante la fuga), \u00a0ma \u00e8 anche un altro figlio oppresso e silenzioso del popolo che cerca nello scrittore quel verso non ancora scritto, il riconoscimento di un padre (&#8220;<em>Ti amo poeta, ti amo. Non immagini quanto<\/em>&#8220;) e soprattutto l\u2019attestato di esistenza che gli consenta l\u2019ingresso ufficiale nel mondo. Perch\u00e8 agguantare il poeta significa stavolta farsi (com) prendere dal suo mondo. &#8220;<em>In questa storia giriamo tutti intorno al personaggio principale<\/em>&#8221; recita la moglie e sua insostituibile ispiratrice, l&#8217;artista Delia Del Carril (<strong>Mercedes Mor\u00e0n<\/strong> splendida). Forse ci giriamo anche noi. E Neruda? Null\u2019altro, probabilmente, che uno specchio riflettente per ogni altra identit\u00e0. Lo vediamo s\u00ec sempre in scena ma lontano da ogni rappresentazione agiografica (appare ubriaco, donnaiolo ma anche irriverente e arrogante col quel suo sfidare l\u2019autorit\u00e0 che vuol braccarlo), emblema necessario di un&#8217;ideologia ma anche ingombrante proiezione della contraddizione implicita (e attualissima) a essa, quella benissimo sintetizzata nel folgorante dialogo con una figlia del popolo ubriaca e amareggiata in un sontuoso salotto che lo celebra in clandestinit\u00e0. E forse, per Larrain, Neruda \u00e8 perfino meno importante di tutti quei figli- puttane e travestiti, prigionieri e bimbe infreddolite, mogli tradite e muse orgogliose- che compongono il mosaico silenzioso del suo mondo in libera strofa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40479\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/neruda-film-675-675x275.jpg\" alt=\"neruda-film-675-675x275\" width=\"366\" height=\"185\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40480\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/neruda-pablo-larrain2.jpg\" alt=\"neruda-pablo-larrain2\" width=\"240\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/neruda-pablo-larrain2.jpg 802w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/neruda-pablo-larrain2-300x228.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/neruda-pablo-larrain2-768x584.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/p>\n<p>E che quel mondo (noi?) non aspetta altro che un verso (non importa da<strong><em> chi<\/em><\/strong> ma soltanto <strong><em>quando<\/em><\/strong>) \u00e8 espresso significativamente dal personaggio di Peluchonneau, prefetto non ancora di carne e neppure di carta. Il suo battesimo non pu\u00f2 che avvenire alla frontiera (il confine fra finzione e realt\u00e0?), nel nitore di un paesaggio che un genere (il <strong>western<\/strong>) ha gi\u00e0 tramutato in nuovo alveo esistenziale (vedi alla voce Tarantino). E\u2019 quando il sangue finalmente scorre, caldo e dolciastro nel candore della neve, che un nuovo parto pu\u00f2 finalmente compiersi (e un&#8217;opera venire al mondo) e che tutti &#8211; da Neruda al prefetto fino a noi- ci si pu\u00f2 risvegliare ancora ai piedi dello stesso letto. Sazi, orgogliosi, finalmente vivi. Siamo uno spazio bianco tra strofe che nessuno ancora ha scritto. Ma forse siamo stati anche un po&#8217; poesia durante la visione di questo gioiello.<\/p>\n<p><strong>Andrea Lupo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"voism-2490204826\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non v\u2019\u00e8 forse genere pi\u00f9 rischioso, e talvolta anche pedante, del biopic. 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