{"id":40433,"date":"2016-09-19T12:37:50","date_gmt":"2016-09-19T10:37:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=40433"},"modified":"2016-09-19T13:08:06","modified_gmt":"2016-09-19T11:08:06","slug":"demolition-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/09\/19\/demolition-la-recensione\/","title":{"rendered":"Demolition- la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-3075766947\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40435\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/a6283a8ec76d55660d1b003f3ed76bbd.jpg\" alt=\"a6283a8ec76d55660d1b003f3ed76bbd\" width=\"314\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/a6283a8ec76d55660d1b003f3ed76bbd.jpg 535w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/a6283a8ec76d55660d1b003f3ed76bbd-213x300.jpg 213w\" sizes=\"auto, (max-width: 314px) 100vw, 314px\" \/><\/p>\n<p>Demolizione come eliminazione degli orpelli di una (vecchia) vita sconvolta dalla tragedia. Smontare (prima) per comprendere meccanismi psicologici fin l\u00ec ignoti e distruggere (dopo) per ricomporsi nuovamente come essere umano. Sono queste le tappe del liberatorio percorso che il regista di <strong>\u201cC.R.A.Z.Y\u201d<\/strong>. e <strong>\u201cDallas Buyers Club\u201d<\/strong> fa compiere al suo personaggio Davis (un sempre bravo Jake Gillenhal), giovane manager fresco di vedovanza per un tragico incidente, che affronta l\u2019elaborazione del lutto tuffandosi prima in un inusuale rapporto epistolare con la ditta di macchinette che gli aveva \u201cfregato\u201d gli snack in ospedale, e lasciandosi prendere poi dall\u2019ansia di smontare qualunque cosa che abbia un meccanismo (esplicito <em>transfert<\/em> psicologico di un rimprovero rivoltogli dalla moglie poco prima di morire). Ci penser\u00e0 la scoperta di una diversa umanit\u00e0 (quella che ancora si commuove con le missive scritte a mano) a rivelare al protagonista la verit\u00e0 nascosta sui sentimenti propri e altrui e soprattutto a suggerirgli la timida possibilit\u00e0 di un\u2019alternativa. Sulla scia del precedente <strong>\u201cWild\u201d<\/strong>, il regista <strong>Jean Marc-Vall\u00e9e<\/strong> affronta un\u2019altra storia di \u201cpurificazione\u201d umana mediata da dinamiche <em>solipsistiche<\/em> e condotta attraverso l\u2019abbandono forzato di un sistema precostituito (fatto di idee e abitudini) e la potenza salvifica del viaggio. Ma se nel caso della ex-eroinomane Reese Whiterspoon quest\u2019ultimo assumeva l\u2019evidenza fisica di un\u2019espiazione conquistata a fatica attraverso la privazione, l&#8217;esplorazione e l\u2019abbandono all\u2019ignoto e al <em>selvaggio<\/em>, qui invece il cammino muta subito in un metaforico processo di devastazione psicologica e materiale, viaggio consumato all\u2019interno della societ\u00e0 degli agi, del businnes e del benessere moderni. <strong>Jake Gillenhal<\/strong> presta istrionismo e fisicit\u00e0 adeguate a sottoscrivere un simile e atipico percorso di rinascita, anche se la spontaneit\u00e0 del suo <em>ritorno alla vita<\/em> appare un po\u2019 troppo blindata dalla sistematicit\u00e0 della metafora sulla demolizione su cui si regge l\u2019impalcatura complessiva (e che sacrifica l&#8217;approfondimento del personaggio di Naomi Watts e, in parte, del figlio ribelle). Ad ogni buon conto quella del film resta un\u2019elaborazione del lutto atipica, sincera e non priva di momenti toccanti (con l\u2019asticella dell\u2019emozione a sollevarsi ogni qualvolta appare in scena <strong>Chris Cooper<\/strong>). Una maggiore \u201cruvidezza\u201d alla Gus Van Sant e meno didascalie l\u2019avrebbero reso probabilmente un film pi\u00f9 memorabile. Il viaggio tuttavia, anche con le sue imperfezioni, \u00e8 di quelli che vale la pena condurre fino alla fine, lasciandosi straniare prima dalle intemperanze di un protagonista cinematograficamente <em>incomodo<\/em> e avvolgere poi dalle implosioni credibili di dolore e dalla leggerezza dei suoi slanci autentici. Proprio come l&#8217;impulso infantile di correre e correre ancora che chiude il film giusto per aprirne un<em> altro<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Andrea Lupo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"voism-1283641867\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Demolizione come eliminazione degli orpelli di una (vecchia) vita sconvolta dalla tragedia. Smontare (prima) per comprendere meccanismi psicologici fin l\u00ec ignoti e distruggere (dopo) per ricomporsi nuovamente come essere umano. 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