{"id":40354,"date":"2016-09-02T08:51:11","date_gmt":"2016-09-02T06:51:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=40354"},"modified":"2016-09-02T09:14:16","modified_gmt":"2016-09-02T07:14:16","slug":"the-witch-lhorror-perfetto-fra-seduzione-e-dannazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/09\/02\/the-witch-lhorror-perfetto-fra-seduzione-e-dannazione\/","title":{"rendered":"The Witch, l\u2019horror perfetto fra seduzione e dannazione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-2467081654\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40356\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/the-witch-poster-718x1024.jpg\" alt=\"the witch poster\" width=\"251\" height=\"358\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/the-witch-poster-718x1024.jpg 718w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/the-witch-poster-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/the-witch-poster-768x1095.jpg 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/the-witch-poster.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 251px) 100vw, 251px\" \/><\/p>\n<p><strong>\u201c<em>Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle<\/em>\u201d<\/strong> diceva <strong>Voltaire<\/strong>. L\u2019aforisma del celebre filosofo francese spiega meglio di cento trattati il meccanismo psicologico e (ir)razionale che sussiste dietro il terrore umano della stregoneria. Frammenti di un pensiero lucido e lungimirante con il quale si cercava di respingere, nell\u2019Europa ostinatamente bigotta del 1700, l\u2019ingombrante residuato di superstizioni e persecuzione che ottundeva le menti (cristiane) e investiva chiunque (il popolo dei fedeli) del sacro potere di giudicare, condannare e giustiziare. L\u2019accusa diventava esigenza <em>comunitaria <\/em>e il marcio della propria fede si lavava (e sublimava) nelle tinozze dei peccati altrui, mentre la delazione, in ultimo, si elevava a nuova virt\u00f9 cardinale. Il fuoco dei roghi, nell\u2019illusione di interrompere il patto carnale fra stregoneria e Satana, ne siglava invece uno nuovo fra un\u2019umanit\u00e0 ferina e invasata, sacre scritture distorte e un bieco moralismo di fondo. La religione cristiana gi\u00e0 allora rigurgitava impunemente il suo <strong>fondamentalismo<\/strong>, rivestendo di un <em>burqua<\/em> mentale la concezione della donna, creatura depositaria del peccato primordiale e dunque, per definizione, costantemente \u201crinviata a giudizio\u201d per ogni sua futura ricaduta nel vizio. Queste, semplificazioni a parte, le principali radici psicologiche alla base della concezione popolare di <strong><em>strega<\/em><\/strong>. Questo il pensiero che riusc\u00ec a transitare dall\u2019Europa cristiana dei secoli XV-XVII fino all\u2019America coloniale del 1600. Cos\u00ec, insomma, <em>filava<\/em> nei secoli l\u2019ideale telaio che collegava la fede fra Vecchio e Nuovo Continente (e che congiunge ancora certi integralismi di allora a quelli di oggi).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40358\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/the-witch-film-horror-1024x617.jpg\" alt=\"the-witch-film-horror\" width=\"307\" height=\"185\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40359\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/the-witch-2015-robert-eggers-12-1024x682.jpg\" alt=\"the-witch-2015-robert-eggers-12\" width=\"275\" height=\"184\" \/><\/p>\n<p><strong>Robert Eggers<\/strong> nel suo <em><strong>\u201cThe Witch\u201d<\/strong><\/em>, non intende tuttavia richiamarsi esplicitamente alla stregoneria cos\u00ec come recepita dall\u2019Europa di Voltaire, n\u00e9 vuol raccontare processi o persecuzioni che avrebbero avuto luogo in America soltanto agli inizi del 1690. Ben consapevole del fatto che lo spettatore ha gi\u00e0 incamerato quelle idee e conosce gi\u00e0 tutti gli esiti (tra processi americani a <strong>Salem<\/strong> e i roghi europei), il regista preferisce imbastire con questa sua sorprendente e matura opera d\u2019esordio un personalissimo e al tempo stesso rigoroso studio sociale su caratteri e ambienti, quelli attraverso i quali mira non solo a raccontare una storia ma soprattutto a catturare la Storia (con la \u201cS\u201d maiuscola). La sua per\u00f2 \u00e8 una cronaca che si nutre della potenza allegorica e immaginifica della fiaba d\u2019orrore popolare (il sottotitolo <em><strong>\u201ca New England folk tale\u201d<\/strong><\/em> non lascia spazio a dubbi) e che usa le armi seduttive del racconto favolistico di formazione per immergere la sua stessa narrazione in una ulteriormente metaforica e sottilissima ambiguit\u00e0. Un inganno che -chiss\u00e0?- magari \u00e8 frutto anch\u2019esso delle arti magiche di una fattucchiera. E\u2019 dunque il rigore storico del regista ad aver usato la favola in \u201cThe Witch\u201d o \u00e8 stata la narrazione della strega ad aver manipolato i proponimenti storico-documentaristici del regista (quattro anni passati a spulciare diari e documenti dell&#8217;epoca)? Godiamoci pure questo gustoso dubbio mentre ci facciamo diabolicamente circuire dalla fosca bellezza del film, horror potente e sublime come pochi nel cinema recente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40366\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/TheWitch_R2__1.27.1-1024x768-1024x768.jpg\" alt=\"TheWitch_R2__1.27.1-1024x768\" width=\"272\" height=\"204\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40367\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Sc33_Dinner-finished_1020.0.0-1024x683.jpg\" alt=\"Sc33_Dinner-finished_1020.0.0\" width=\"303\" height=\"202\" \/><\/p>\n<p><strong>New England, 1630<\/strong>. Per volere di un rigoroso <em>pater<\/em> una famiglia di puritani inglesi si auto-esilia dalla colonia di pellegrini alla quale appartiene in cerca di una nuova landa ove realizzare i propri ideali integralisti di fede e lavoro. La ricerca del riscatto economico si intreccia con il perseguimento di una assoluzione da parte di un <strong>Dio severo<\/strong>, la cui silente volont\u00e0 (cos\u00ec come <em>interpretata<\/em> dal padre William) pare imporre loro solo sacrifici e il fardello dell&#8217;offesa biblica. Ma la campagna scelta da questi rinnegati \u00e8 soltanto un Eden capovolto dove il peccato ha abitato gi\u00e0, una distesa spoglia e sterile dove il sole ha cessato di posare il suo occhio e la foresta vicina, invece di offrire sostentamento, rende solo fronde minacciose e carcasse scheletriche di vecchi alberi, muti testimoni del disfacimento esteriore ed interiore. Qui il mais nasce gi\u00e0 morto, i fusti si stagliano come tetri e silenziosi emissari di cattiva sorte e il comportamento degli animali trascende la loro stessa natura di prede o di ausilio, diventando riflesso di un biasimo collettivo di cui la scomparsa del neonato Samuel \u00e8 solo il primo dei segnali. Quest\u2019ultimo \u00e8 il funesto e inspiegabile episodio che si consuma subito dinanzi (ma sarebbe meglio dire \u201coltre\u201d) allo sguardo esterrefatto della sorella adolescente Thomasin, il fatto inatteso (e quasi metafisico) che innescher\u00e0 la pi\u00f9 tremenda e inesorabile delle progressioni collettive verso buio e <strong>dannazione<\/strong>. E poco importa se le immagini successive all\u2019impossibile rapimento ci \u00a0mostreranno vecchie imputridite e riti blasfemi che insistono sui corpi infantili, perch\u00e9 il vero orrore, al di l\u00e0 di quella megera <em>scorticata<\/em> appena intravista, consiste piuttosto nella disintegrazione del tessuto familiare che seguir\u00e0, una tela che si lacerer\u00e0 incontrollatamente sotto i colpi inferti da sensi di colpa, sospetti reciproci ed eresia. L\u2019orrore, suggerisce Eggers secondo la pi\u00f9 classica delle accezioni, risiede nell\u2019occhio di chi assiste impotente agli eventi e gemma, come la natura insegna, intorno alla distorsione degli equilibri umani, sociali e soprattutto familiari.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40375\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/3056743-inline-s-2-anatomy-of-a-scene-the-witch.jpg\" alt=\"3056743-inline-s-2-anatomy-of-a-scene-the-witch\" width=\"257\" height=\"193\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40376\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/mv5bmjaxmti3mjkznl5bml5banbnxkftztgwndyzntqxode._v1_sx1245_sy648_.jpg.CROP_.promo-xlarge2._v1_sx1245_sy648_-1024x731.jpg\" alt=\"mv5bmjaxmti3mjkznl5bml5banbnxkftztgwndyzntqxode._v1_sx1245_sy648_.jpg.CROP.promo-xlarge2._v1_sx1245_sy648_\" width=\"271\" height=\"193\" \/><\/p>\n<p>Che cosa c\u2019\u00e8, dopotutto, di pi\u00f9 terrificante di una deriva provocata dai rancori sedimentati a lungo dentro la palude fangosa dell\u2019istituzione fondante per eccellenza? Il nucleo in disfacimento filmato dal regista (secondo una spietata logica <em>centripeta<\/em> che parte dall&#8217;esterno- il piccolo Samuel- fino a investire il <em>pater familias<\/em>) reca dentro di s\u00e9 impulsi puberali (quelli del giovane Caleb nei confronti della sorella Thomasin), vocazioni insoddisfatte (in Thomasin residuano ancora flebilmente i ricordi degli agi inglesi) e, naturalmente, la messa in discussione del sistema patriarcale, quest\u2019ultimo minato da debolezza caratteriale e inadeguatezza. La <strong>fede<\/strong>, piuttosto che come \u00e0ncora salvifica o ragione unificante, si impone quale ulteriore elemento di scissione (quando non di esasperazione) dei sentimenti, divenendo talora un fardello semplicemente inefficace e talaltra un lascito quasi demoniaco (il giovane figlio Caleb recita le scritture tra i tormenti della malattia ma la sua \u201cassunzione\u201d finale somiglia pi\u00f9 a un\u2019affiliazione maligna). I personaggi sembrano muoversi come tasselli inconsapevoli e simbolici di un disegno finalizzato gi\u00e0 all\u2019auto-annientamento, forse un contrappasso rispetto a quella scelta <em>politica<\/em> di isolarsi dalla comunit\u00e0 di provenienza (in tal senso potremmo leggere in \u201cThe Witch\u201d la versione capovolta e pi\u00f9 disperata di <strong><em>\u201cThe Village\u201d<\/em><\/strong>di Shyamalan). Rintracciabile in quel disegno potrebbe esservi perfino una <strong>critica alla societ\u00e0 americana<\/strong> dell\u2019ultimo secolo, fatta di padri incapaci di gestire le risorse economiche (allusione alla Borsa degli anni \u201930 e alla crisi attuale) e di figli sui quali ricadono inevitabilmente i frutti di quelle scelte scellerate. Lo stesso atteggiamento infantile ma spaventosamente accusatorio dei gemelli nel film, pi\u00f9 che anticipare i meccanismi della caccia alle streghe di Salem, diventerebbe cos\u00ec il riflesso dell\u2019ansia paranoide americana di ieri e di oggi (prima il comunismo e poi il terrorismo), mentre, in conclusione,\u00a0 la scomparsa dell\u2019innocente (Samuel il neonato), muterebbe in una triste metafora della scomparsa delle future generazioni ad opera della crisi. Meglio tuttavia non volare troppo in alto con le suggestioni (sebbene Eggers offra pi\u00f9 di una scopa a tal fine).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-40381\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/The-Witch-Banner-1024x341.jpg\" alt=\"The-Witch-Banner\" width=\"620\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/The-Witch-Banner-1024x341.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/The-Witch-Banner-300x100.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/The-Witch-Banner-768x256.jpg 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/The-Witch-Banner.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Se l\u2019assenza di fede (e la negazione del bene) porta il male ad affermarsi compiutamente \u2013divenendo concreto nella figura del caprone mefistofelico <strong>Black Phillip<\/strong>&#8211; anche l\u2019altra forma di privazione, quella economica, \u00e8 all\u2019origine della devastazione filmata in \u201cThe Witch\u201d. Scriveva l\u2019abate illuminista Girolamo Tartarotti (l\u2019opera \u00e8 <em>Del Congresso notturno delle lummie<\/em>) che il fenomeno della stregoneria (legato al culto di Diana Artemide, signora delle selve e protettrice delle donne) si manifestava proprio nei contesti sociali di \u201cpersone povere e di contado\u201d, nonch\u00e9 nei \u201cpaesi freddi e incolti\u201d, dove la dea Diana, identificata nella sua manifestazione lunare, era assurta al rango di protettrice degli oppressi e degli indigenti. Non \u00e8 incauto allora affermare che la stregoneria di \u201cThe Witch\u201d peschi proprio in quel calderone di suggestioni popolari e <strong><em>proto<\/em><em>femministe<\/em><\/strong> che, dopotutto, non erano che la replica naturale a quello stato di soggezione economica e psicologica in cui versavano le piccole comunit\u00e0 e in particolar modo le donne, condannate, anche dalla fede, a perire sotto il peso della propria condizione biologica (non a caso Diana \u00e8 anche protettrice dei parti indolori contro la tradizione cristiana che vuole\u00a0 invece la donna- Madonna esclusa s&#8217;intende- partorire con dolore). La giovane Thomasin \u00e8 s\u00ec l\u2019ambiguo prototipo della strega che abbandona ogni certezza istituzionale per abbracciare il sabba della propria riaffermazione sociale. Lo \u00e8 perch\u00e8 costretta in ultimo ad aderire a un sistema di preconcetti ove confluisce un <em>surplus<\/em> fatto di miseria, nevrosi familiari e reminiscenze storico-religiose. Lo \u00e8, per\u00f2, anche nella misura in cui la societ\u00e0 chiede alla donna di aderire a un ruolo prestabilito (compreso quello di <em>tacere<\/em> proprio come Thomasin <em>non fa<\/em> quando vomita al padre le <em>sue<\/em> verit\u00e0) obbedendo ai dettami del proprio corpo e sacrificando il proprio intelletto. Thomasin \u00e8 strega insomma, proprio come qualsiasi donna, <strong><em>finch\u00e8 la societ\u00e0 non smetter\u00e0 di bruciarla<\/em><\/strong>. Non \u00e8 peccato allora, per una volta, librarsi lussuriosamente sopra le fiamme. Non \u00e8 sconveniente abbandonarsi all&#8217;estasi di una liberazione dai gioghi infiniti dei secoli. Perch\u00e9, almeno al cinema, la dannazione stavolta sembra davvero un&#8217;esperienza inebriante e <em>politica<\/em> e dunque ideologicamente <em><strong>necessaria<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p><strong>Andrea Lupo <\/strong><\/p>\n<div id=\"voism-223420356\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLe streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle\u201d diceva Voltaire. L\u2019aforisma del celebre filosofo francese spiega meglio di cento trattati il meccanismo psicologico e (ir)razionale che sussiste dietro il terrore umano della stregoneria. 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