{"id":40098,"date":"2016-07-03T19:21:27","date_gmt":"2016-07-03T17:21:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=40098"},"modified":"2016-07-04T09:50:13","modified_gmt":"2016-07-04T07:50:13","slug":"nastri-dargento-2016-un-compleanno-a-lungo-atteso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/07\/03\/nastri-dargento-2016-un-compleanno-a-lungo-atteso\/","title":{"rendered":"Nastri d&#8217;Argento 2016, un compleanno a lungo atteso"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-1544707626\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40139\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/delli-colli.jpg\" alt=\"delli colli\" width=\"423\" height=\"238\" \/><\/p>\n<p>Un compleanno in abito scuro. Non quello festaiolo delle occasioni gioiose ma l\u2019altro dei cerimoniali mesti e riflessivi. E\u2019 stato l\u2019abito indossato <em>silenziosamente<\/em> dall\u2019edizione 2016 dei <strong>Nastri d\u2019Argento<\/strong>, storico premio cinematografico giunto a un glorioso traguardo, quello dei <strong>70 anni<\/strong>. Di quell\u2019abito il pubblico dei cinefili-<em>tifosi<\/em> (o dei tifosi-<em>cinefili?<\/em>) non si \u00e8 accorto perch\u00e9 fin troppo preso dalla \u201cdisperazione\u201d per quell\u2019ultimo pallone calciato male. Forse non se ne sono accorti nemmeno loro, quei venerandi Nastri <em>piegatisi <\/em>\u00a0(per ossequio popolare o necessit\u00e0 del ticket-office?) al maxi-schermo di Italia-Germania. Il lutto dei morti di Dacca, insieme alla sempre pi\u00f9 marciante insicurezza globale, si legava, non idealmente ma solo temporalmente, allo sconforto per un quarto di finale andato storto. Ma, v&#8217;\u00e8 da chiedersi cinicamente, quale dei due \u00e8 davvero pi\u00f9 bruciante per il patriottismo tutto italioto? \u00a0E che cosa, alla fine di tutto sarebbe <em>opportuno<\/em> menzionare durante una <em>mutilata<\/em> cerimonia di premiazione (una festa a lungo attesa) slittata fino a notte? Le morti assurde, i rigori della discordia o la scomparsa di un maestro come <strong>Michael Cimino<\/strong> (completamente ignorata proprio durante una manifestazione cinematografica di tale importanza)? La luna inargenta dubbiosa la mezzanotte al Teatro Antico di Taormina ponendosi forse le medesime domande, mentre sotto di lei prende finalmente il via un cerimoniale a lungo atteso ma anche (per logiche ripercussioni da orario) frettoloso, che finisce per mortificare premi e premiati. Accontentiamoci dei verdetti allora, nonostante una gara un po\u2019 inficiata (almeno secondo il giudizio di chi scrive) dall\u2019assenza di \u201cSangue del mio sangue\u201d (Bellocchio nuovamente ignorato dopo l\u2019affronto subito ai David), dell&#8217;abbagliante \u201cPer amor vostro\u201d e dell\u2019ambizioso \u201cA bigger splash\u201d ma, nonostante queste dimenticanze, pi\u00f9 equilibrata di quella consumatasi invece agli ultimi David di Donatello.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40099\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/virz\u00ec.jpg\" alt=\"virz\u00ec\" width=\"276\" height=\"155\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40100\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/La_pazza_gioia-01.jpg\" alt=\"La_pazza_gioia-01\" width=\"311\" height=\"156\" \/><\/p>\n<p>Tutto o quasi come da previsione. Virz\u00ec si conferma campione assoluto nell\u2019arte di trattare \u201cseriamente\u201d un genere come la commedia all\u2019italiana. Il suo accorato \u201c<strong>La pazza gioia<\/strong>\u201d si porta a casa i premi per regia, sceneggiatura, costumi, colonna sonora e per le due &#8211; a onor del vero meritevoli- interpreti e cio\u00e8 Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, affiatate sullo schermo cos\u00ec come sul palco. Ritirano il premio mano nella mano come due sorelle, scambiandosi smozzicate e toccanti manifestazioni d\u2019affetto. Un\u2019alchimia a cui si crede subito. \u00a0Surclassano l\u2019altro duo femminile della stagione 2015-2016, la coppia di fatto Ferilli-Buy di \u201c<strong>Io e lei<\/strong>\u201d, film premiato per l\u2019attualit\u00e0 del soggetto in era pre-Cirinn\u00e0. Di eccellenti duetti maschili sono fatti per\u00f2 anche gli altri due importanti film dell\u2019anno, il tostissimo <em>nerd <\/em>all\u2019italiana \u201c<strong>E lo chiamavo Jeeg Robot<\/strong>\u201d e il sincero, quasi pasoliniano \u201c<strong>Non essere cattivo<\/strong>\u201d del (tardivamente) compianto maestro Claudio Caligari. A unire i due titoli sta l\u2019impetuosit\u00e0 recitativa del bravissimo Luca Marinelli, passato dall\u2019introspezione un po\u2019 depressa di Saverio Costanzo (La solitudine dei numeri primi, Hungry Hearts) alle detonazioni, ora introverse ora istrioniche, dei suoi formidabili <em>vilains<\/em> di stagione, il disperato Cesare e la nemesi da <em>cine-comics<\/em> lo Zingaro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40106\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/mainetti-marinelli.jpg\" alt=\"mainetti marinelli\" width=\"291\" height=\"164\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/mainetti-marinelli.jpg 960w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/mainetti-marinelli-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/mainetti-marinelli-768x432.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 291px) 100vw, 291px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40107\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/lo-chiamavano-jeeg-robot-luca-marinelli-canta-un-emozione-da-poco-di-anna-oxa-253996-1280x720-1024x576.jpg\" alt=\"lo-chiamavano-jeeg-robot-luca-marinelli-canta-un-emozione-da-poco-di-anna-oxa-253996-1280x720\" width=\"293\" height=\"165\" \/><\/p>\n<p>Il premio da lui meritato come non protagonista stavolta si sarebbe dovuto \u201csdoppiare\u201d per abbracciare anche un\u2019altra promessa di stagione, il talentuoso Alessandro Borghi. In \u201c<strong>Suburra<\/strong>\u201d e \u201cNon essere cattivo\u201d l\u2019attore romano incide a fuoco sulle sue carni due memorabili e sfumatissimi personaggi. E sono performance che, se non gli permettono di battere un indimenticabile Marinelli, gli consentono almeno di guadagnarsi il premio Graziella Bonacchi (in memoria della storica <em>talent scout<\/em> scomparsa prematuramente) quale \u201cattore rivelazione dell\u2019anno\u201d. L\u2019emozione e l\u2019umilt\u00e0 manifestate da Borghi sul palco sono un momento sincero che fa dimenticare il disinvolto oblio toccato in sorte a uno dei migliori film di genere italiani degli ultimi anni e cio\u00e8 \u201cSuburra\u201d (premi solo per la scenografia e per la tosta, bravissima Greta Scarano). Un <em>palmar\u00e8s<\/em> soddisfacente quello degli attori<em>,<\/em> capace di bilanciare alcune illogicit\u00e0 registrate ai David di Donatello (come i premi alle interpreti femminili di \u201cJeeg Robot\u201d efficaci s\u00ec ma lontane dall\u2019essere figure femminili potenti o sfaccettate), e soprattutto di osare di pi\u00f9 nei confronti del cinema di genere. Gli stessi riconoscimenti attribuiti a \u201c<strong>Veloce come il vento<\/strong>\u201d (montaggio e Stefano Accorsi quale attore protagonista, oltre alla menzione per la giovane esordiente Matilda De Angelis) sembrano suggerire questa rinnovata attenzione. E anche se i Nastri quest\u2019anno non hanno voluto abbracciare troppo l\u2019introspezione, lasciando a un titolo come \u201c<strong>L\u2019Attesa<\/strong>\u201d solo il Nastro Europeo per la Binoche e il Premio Siae per la sceneggiatura, l\u2019eccellente esordio di Piero Messina verr\u00e0 ricordato come una delle visioni pi\u00f9 fulgide e stranianti venute fuori dalle aride e fumanti pendici dell\u2019Etna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40115\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Marinelli-Borghi.jpg\" alt=\"Marinelli-Borghi\" width=\"224\" height=\"115\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40124\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Suburra_ab_4.jpg\" alt=\"Suburra_ab_4\" width=\"170\" height=\"113\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Suburra_ab_4.jpg 960w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Suburra_ab_4-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Suburra_ab_4-768x509.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 170px) 100vw, 170px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40134\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/veloce-come-il-vento-1024x576.jpg\" alt=\"veloce-come-il-vento\" width=\"202\" height=\"114\" \/><\/p>\n<p>Il popolo della commedia pu\u00f2 ritenersi soddisfatto per il premio assegnato al campione d\u2019incassi \u201c<strong>Perfetti sconosciuti<\/strong>\u201d (Nastri anche al miglior cast e alla miglior canzone firmata Fiorella Mannoia), cos\u00ec come per il premio \u201cNino Manfredi\u201d andato a due campioni della risata come Carlo Verdone e Antonio Albanese (quest&#8217;ultimo presente solo con un video-messaggio). E se a far comicit\u00e0 sul palco ci pensa giusto Sabrina Ferilli sfottendo senza mezzi termini le forme dei soliti indecifrabili trofei (quelli che da anni costringono gli attori a contorsionismi poco eleganti da rituali fotografici), l\u2019altro riconoscimento importante alla commedia, quello consegnato al produttore Pietro Valsecchi, responsabile dell\u2019equazione perfetta chiamata \u201c<strong>Checco Zalone<\/strong>\u201d, fa ridere un po\u2019 meno. E non tanto perch\u00e9 il premio si tramuta in occasione per elencare le cifre da capogiro realizzate dai film del comico pugliese (fuor da ogni dubbio gioia e gaudio per gli esercenti), ma perch\u00e9 intimamente si \u00e8 portati a riflettere su un\u2019industria come la nostra, incapace da anni di realizzare numeri significativi svincolati da un personaggio-icona e ancora priva di un serio piano di rilancio sul mercato internazionale. Fra una serie e l\u2019altra dei tanti milioni di euro elencati (Zalone resta un&#8217;oasi irrinunciabile per il mercato interno) il pensiero corre sempre a quella rinascita italiana che non si compie mai veramente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40117\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/ferilli.jpg\" alt=\"ferilli\" width=\"182\" height=\"103\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40118\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/nastri-perfetti-sconosciuti.jpg\" alt=\"nastri perfetti sconosciuti\" width=\"182\" height=\"102\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/nastri-perfetti-sconosciuti.jpg 960w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/nastri-perfetti-sconosciuti-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/nastri-perfetti-sconosciuti-768x432.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 182px) 100vw, 182px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40122\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/albanese.jpg\" alt=\"albanese\" width=\"185\" height=\"104\" \/><\/p>\n<p>Sorvolando in conclusione sulla <em>pregnanza<\/em> cinematografica di premi Persol, Porsche <em>et similia<\/em> ( sui quali si interroga pure una perplessa e divertita Valeria Bruni Tedeschi commentando il premio Shiseido a lei assegnato con uno spontaneo \u201cPer lo stile? Io?\u201d), si pu\u00f2 passare direttamente a celebrare il momento pi\u00f9 bello e significativo della serata, quello del premio assegnato a un signorile e sempre squisito <strong>Leo Gullotta<\/strong>, che coi Nastri condivide a partire da quest\u2019anno lo stesso magnifico genetliaco. Nel trentennale de \u201cIl camorrista\u201d di Giuseppe Tornatore (che valse al regista il Nastro d\u2019Argento per il miglior esordio e un David di Donatello a Gullotta quale non protagonista), l\u2019invito finale a realizzare l\u2019<em>accoglienza<\/em> (senza specificazioni di forma o persone) rivolto dall\u2019attore alla platea del Teatro Antico, suona, in tempi cos\u00ec incerti, disperati e foschi, come la meno scontata ed allusiva delle avvertenze. La pi\u00f9 difficile da mettere in pratica perch\u00e9 quella che pi\u00f9 ci sottopone a prova. Maestro dell\u2019artifizio che si fa ambasciatore di verit\u00e0, Leo Gullotta ricorda a tutti noi che anche quando indossa l\u2019abito scuro della mestizia, lo spettacolo pu\u00f2 diventare un messo affidabile e speranzoso. Tanti auguri a Leo dunque e tanti auguri ai Nastri d\u2019Argento. Anche per mezzo di quella torta la cui candela sul palco pare non volersi accendere, magari per pudore o forse nel rispetto di lutti lontani e vicini. Poco importa per\u00f2 perch\u00e9 a soffiare simbolicamente sulla fiamma ci pensiamo noi.<\/p>\n<p><strong>Andrea Lupo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-40137\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/nastri-gullotta-1.jpg\" alt=\"nastri gullotta\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/p>\n<div id=\"voism-3962624917\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un compleanno in abito scuro. Non quello festaiolo delle occasioni gioiose ma l\u2019altro dei cerimoniali mesti e riflessivi. E\u2019 stato l\u2019abito indossato silenziosamente dall\u2019edizione 2016 dei Nastri d\u2019Argento, storico premio cinematografico giunto a un glorioso traguardo, quello dei 70 anni. 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