{"id":39076,"date":"2016-05-06T08:55:18","date_gmt":"2016-05-06T06:55:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=39076"},"modified":"2016-05-10T14:40:47","modified_gmt":"2016-05-10T12:40:47","slug":"another-brick-in-the-stonewall","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/05\/06\/another-brick-in-the-stonewall\/","title":{"rendered":"Another brick in the&#8230;Stonewall !"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-3666148925\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39081\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/STONEWALL-ultimo-con-cornice-778x1024.jpg\" alt=\"STONEWALL ultimo con cornice\" width=\"295\" height=\"388\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/STONEWALL-ultimo-con-cornice-778x1024.jpg 778w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/STONEWALL-ultimo-con-cornice-228x300.jpg 228w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/STONEWALL-ultimo-con-cornice-768x1011.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 295px) 100vw, 295px\" \/><\/p>\n<p>Furono le <em>drag-queen<\/em> le pi\u00f9 coraggiose. Quelle che per prime si sporcarono le mani tirando bottiglie e scarpe col tacco contro una polizia sempre pi\u00f9 violenta durante quella notte arroventata del<strong> 27 Giugno<\/strong> del <strong>1969<\/strong>. Una fanteria colorata, imparruccata e truccatissima ma, soprattutto, assai pi\u00f9 arrabbiata dei tanti maschietti silenziosi e incravattati (i cosiddetti \u201cgentlemen deviant\u201d, omosessuali socialmente integrati) che frequentavano in incognito il bar pi\u00f9 celebre della storia del Greenwich Village, lo <strong>Stonewall Inn<\/strong>. Fu davanti a quel locale che il movimento omosessuale americano assunse pienamente carattere e identit\u00e0 e che la parola \u201cStonewall\u201d divenne sintomatica di un processo di demolizione ideologica ormai non pi\u00f9 rinviabile. C\u2019era un muro da abbattere, quello delle discriminazioni basate sugli orientamenti e gli atteggiamenti sessuali, una barriera che negli anni \u201960 confinava idealmente con le recinzioni che gi\u00e0 isolavano neri, movimenti studenteschi e pacifisti anti-Vietnam. Ci volevano una zeppa (quella lanciata dal transessuale <strong>Sylvia Rivera<\/strong>), dosi massicce di fegato e un <em>pride<\/em> tutt\u2019altro che effeminato per reagire agli insulti, agli arresti, alle canzoni denigratorie e alle manganellate elargite gratuitamente dalla polizia che faceva irruzione nel bar. Ci voleva, appunto, la \u201cpazzia\u201d liberatoria di creature che il mondo lo guardavano da altezze superiori ai soliti 12 centimetri di tacco, spartiacque ideale fra grigia omologazione borghese e teatrale, lucidissima \u201cfavolosit\u00e0\u201d. Le drag chiamarono perfino a raccolta mezzo quartiere. E la gente di Christopher Street non tard\u00f2 a rispondere loro, braccando poliziotti in inferiorit\u00e0 numerica, serrandoli dentro il bar con invisibili catene color arcobaleno. E canzonandoli con loro, finalmente:<\/p>\n<p><em><strong>&#8221; We are the Stonewall girls, We wear our hair in curls, We wear no underwear, We show our pubic hair, We wear our dungarees, Above our nelly knees!&#8221;<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>&#8221; Siamo le ragazze dello Stonewall, abbiamo i capelli a boccoli, non indossiamo mutande, mostriamo il pelo pubico e portiamo i nostri jeans, sopra i nostri ginocchi da checche!&#8221;<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-39095\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall_uprising_sp2.jpg\" alt=\"Stonewall Bar 1969 07-02-69. Disturbance on Sheridan Square, NYC. Scenes at Christopher St. and 7th Ave. South with police trying to clear crowds. Pictured, Stonewall Inn which was raided one day last week.(Larry Morris\/The New York Times)\" width=\"202\" height=\"130\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall_uprising_sp2.jpg 523w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall_uprising_sp2-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39077\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall_gallery_03.jpg\" alt=\"stonewall_gallery_03\" width=\"164\" height=\"130\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39079\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall-riots.jpg\" alt=\"stonewall-riots\" width=\"192\" height=\"133\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall-riots.jpg 716w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall-riots-300x207.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/p>\n<p>La New York omofobica di fine anni \u201960 (e il dipartimento di polizia stesso) mai si sarebbe aspettata che delle \u201cchecche\u201d coi capelli a boccoli potessero <em>uscire le palle<\/em> in quel modo, che polvere incendiaria potesse covare sotto matite e fondotinta o che i falsetti potessero mutare in rabbiose grida di guerra (&#8220;Gay power!&#8221;). Lo scoprirono durante quella tumultuosa notte a cavallo fra il 27 e il 28 Giugno, da allora commemorata nelle parate LGBT di tutto il mondo. Quella notte d&#8217;inizio estate (cui seguirono altri due giorni di protesta) che sanc\u00ec &#8220;<em>la caduta della forcina che si ud\u00ec in tutto il mondo<\/em>&#8221; come disse il professore di storia e teoria <em>gender <\/em>John D&#8217;Emilio. Il primo film tratto sul tema (Stonewall di Nigel Finch, 1995) alimenta la leggenda che a determinare i moti di quella sera fu lo sconforto per la morte, avvenuta solo pochi giorni prima, dell\u2019icona gay<strong> Judy Garland<\/strong>, evento, quest\u2019ultimo, che, insieme alla partecipazione di massa al funerale da parte di migliaia di omosessuali, avrebbe fatto poi da propulsore psicologico per una comunit\u00e0 gi\u00e0 provata dalle violenze e in cerca di una nuova affermazione identitaria. Ma se \u00e8 vero che la Dorothy del favoloso mondo di Oz aveva idealmente condotto a braccetto, per oltre trent\u2019anni, la comunit\u00e0 <em>queer <\/em>dal sentiero dorato fino <em>oltre un arcobaleno <\/em>desiderabile, poco credibile e semplicistica appare questa spiegazione per giustificare l\u2019azione dei riottosi di stonewall. Era piuttosto la reazione uguale e contraria di una fetta di umanit\u00e0 esasperata dalle umiliazioni, nevrotizzata da troppe dissimulazioni sociali e soprattutto ferita dal vomito gratuito riversato su di essa da mostri borghesi abbigliati col manto della rispettabilit\u00e0. Violenta? S\u00ec. Necessaria? Assolutamente. Del resto mancavano ancora otto anni all&#8217;elezione del primo politico dichiaratamente gay (Harvey Milk) e nove al suo tragico assassinio. La morte di Judy-Dorothy, al pi\u00f9, aveva svelato loro che \u201ccasa\u201d non era pi\u00f9 quel posto situato ai piedi dell\u2019arcobaleno ma un qualche altrove dove dignit\u00e0 e differenza potevano abitare insieme. Il sentiero dorato invece bisognava costruirselo da soli mattone dopo mattone. Anche a costo di far sanguinare naso e mani oltre che il cuore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-39178\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall.jpg\" alt=\"stonewall\" width=\"156\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall.jpg 424w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/stonewall-300x231.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 156px) 100vw, 156px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39090\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/259864_566e7680000d435eb3c051b935ad6eb3-1024x937.jpg\" alt=\"259864_566e7680000d435eb3c051b935ad6eb3\" width=\"133\" height=\"122\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/259864_566e7680000d435eb3c051b935ad6eb3-1024x937.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/259864_566e7680000d435eb3c051b935ad6eb3-300x274.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/259864_566e7680000d435eb3c051b935ad6eb3-768x703.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39091\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Stonewall-Movie.jpg\" alt=\"Stonewall-Movie\" width=\"178\" height=\"118\" \/><\/p>\n<p>A ricordarci che un muro di mattoni ideologici, nonostante quello storico scatto d\u2019orgoglio, esiste ancora e va urgentemente abbattuto, ci pensa oggi <strong>Roland Emmerich<\/strong>, regista gay dichiarato (s\u00ec, proprio l\u2019autore di film muscolari come \u201cIndependence day\u201d,\u201dThe day after tomorrow\u201d e \u201c2012\u201d), che ha realizzato la sua versione 5.1 dei fatti di \u201cStonewall\u201d. Certo l\u2019ha fatto con qualche libert\u00e0 che ha indisposto (giustamente) gli <em>stonewall riots<\/em>: a lanciare la pietra della rivolta nel film infatti non \u00e8 una drag-queen di origini portoricane ma un giovane, bianchissimo, figlio dell<em>\u2019american dream, <\/em>per di pi\u00f9 di estrazione contadina. Semplificazioni di scrittura (magari per agevolare l\u2019effetto identificativo del pubblico medio americano) altrove indigeribili ma che qui, nonostante tutto, si fanno perdonare, giusto per l\u2019encomiabile intento storico-divulgativo da parte di un regista normalmente dedito al solo disimpegno <em>mainstream.<\/em> In fondo poi non \u00e8 nemmeno cos\u00ec importante sapere chi lanci\u00f2 la prima pietra o la famigerata scarpa col tacco. Perch\u00e8 anche se la mano \u00e8 stata quella di Sylvia Rivera, sappiamo bene che insieme a lei c\u2019erano Dorothy, Judy, l&#8217;uomo di latta e molti altri ancora. Tutti gli <em>amici<\/em> che rendono quell\u2019<em>altra<\/em> met\u00e0 del cielo ancora pi\u00f9 viva, affollata e &#8220;favolosa&#8221;. C\u2019erano allora e ci sono ancora oggi. Grazie a quel Dio-arcobaleno che li ha fatti a sua immagine e somiglianza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Testo e disegno di <strong>Andrea Lupo<\/strong><\/p>\n<div id=\"voism-703146975\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Furono le drag-queen le pi\u00f9 coraggiose. Quelle che per prime si sporcarono le mani tirando bottiglie e scarpe col tacco contro una polizia sempre pi\u00f9 violenta durante quella notte arroventata del 27 Giugno del 1969. 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