{"id":38997,"date":"2016-05-04T15:52:27","date_gmt":"2016-05-04T13:52:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=38997"},"modified":"2016-05-05T11:17:23","modified_gmt":"2016-05-05T09:17:23","slug":"la-foresta-dei-sogni-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/05\/04\/la-foresta-dei-sogni-la-recensione\/","title":{"rendered":"&#8220;La foresta dei sogni&#8221;- la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-3959699004\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39004\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sea_of_trees-poster.jpg\" alt=\"sea_of_trees poster\" width=\"278\" height=\"392\" \/><\/p>\n<p><strong>Aokigahara<\/strong>, situata alla pendici del monte Fuji, \u00e8 il bosco fisico e il luogo \u201cmentale\u201d che ogni anno giapponesi (e non solo) scelgono quale <em>uscio<\/em> silenzioso poco prima di prendere volontariamente congedo dalla vita. 35 chilometri di rocce spigolose, alberi austeri, spelonche e arbusti che ghermiscono come arti scheletrici, noti anche come \u201c<strong>foresta dei suicidi<\/strong>\u201d. Una gigantesca e naturale fossa comune fatta di vestigia moderne, ossa, foglie e silenzio. Perch\u00e9 neppure il vento a Aokigahara fa pi\u00f9 udire la sua voce. Una tomba frondosa per molti, un remoto purgatorio per alcuni altri, per quelli che tornano indietro redenti o magari solo spaventati. Non deve essere stato difficile per i critici di Cannes 2015 demolire quest\u2019ultima regia di <strong>Gus Van Sant <\/strong>ricorrendo alla metafora della foresta quale teatro ideale di un suicidio cinematografico. Tedioso, strappalacrime, scopertamente simbolico o <em>new age; <\/em>questi i capi d\u2019accusa principali mossi contro l&#8217;autore. Giuria unanime, sentenziata stroncatura. Ora, non staremo qui a presentare controdeduzioni convincenti per ognuna delle imputazioni a carico del regista di &#8220;Elephant&#8221; e &#8220;Milk&#8221;. Qualsiasi film del resto, una volta consegnato al pubblico, diviene una sorta di creatura &#8220;duttile&#8221; al servizio di ciascuna sensibilit\u00e0, bella o brutta che sia. Quella del critico &#8220;da festival&#8221; (categoria bisognosa di un&#8217;approfondita indagine etologica)\u00a0 \u00e8 per\u00f2 una sensibilit\u00e0 eccitabile, vagamente superiore e fieramente urticante. Si accende &#8211; nel bel mezzo di bulimiche scalette da concorso &#8211; soprattutto dinanzi alle <em>prestazioni<\/em> dell\u2019autore consolidato, indagando con avidit\u00e0 le fondamenta di ogni sua nuova opera alla ricerca di vizi che facciano sprofondare l\u2019architettura fin l\u00ec costruita. Cos\u00ec, al cospetto di creazioni meno ambiziose e poco <em>indie<\/em> dello stesso (come in questo caso), affila la penna e trattiene il fiato per i fischi eccellenti, giusto perch\u00e9 a lui, intellettuale blasonato e imprescindibile, perfino in piena <em>kermesse<\/em> sono concesse licenze da &#8220;bovaro&#8221;<em>.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39002\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MatthewMcConaugheyKenWSeaofTreesCannes_article_story_large.jpg\" alt=\"MatthewMcConaugheyKenWSeaofTreesCannes_article_story_large\" width=\"257\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MatthewMcConaugheyKenWSeaofTreesCannes_article_story_large.jpg 1012w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MatthewMcConaugheyKenWSeaofTreesCannes_article_story_large-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MatthewMcConaugheyKenWSeaofTreesCannes_article_story_large-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 257px) 100vw, 257px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39000\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/the-sea-of-trees-image.jpg\" alt=\"the-sea-of-trees-image\" width=\"259\" height=\"182\" \/><\/p>\n<p>Di \u201cThe Sea of Trees\u201d (bel titolo originale che sta per \u201c<strong>Il<\/strong> <strong>Mare di alberi<\/strong>\u201d) era perfino logico immaginare che ad essere attaccata sarebbe stata innanzitutto la struttura prosaica, il <em>cot\u00e8<\/em> filosofico-misticheggiante e un senso pi\u00f9 \u201cscoperto\u201d del dramma. Inevitabile, soprattutto alla luce di quel soave, trattenuto ed intimista elogio funebre della vita che era invece il precedente \u201cRestless\u201d. Il <em>male<\/em> tuttavia non risiede tanto nella fondatezza delle ragioni \u201ccritiche\u201d utili a validare una qualunque stroncatura (lecita s&#8217;intende, purch\u00e8 ben argomentata), quanto nell\u2019aprioristico rifiuto, da parte di colui che dell&#8217;analisi ne ha fatto mestiere, di volersi addentrare nelle imperfezioni dell\u2019opera stessa e fra le pieghe delle sue slabbrature. E&#8217; una pratica intellettuale difficile (perch\u00e9 umile), malvista (perch\u00e9 potrebbe portare a confutare se stessi) e spesso ripudiata dai pi\u00f9. Ma \u00e8 anche l&#8217;operazione che separa il critico serio da un quasiasi merlo fischiatore. E forse \u00e8 questa incapacit\u00e0 intellettuale a spiegare la leggerezza con cui \u00e8 stata stroncata un\u2019opera tutt\u2019altro che &#8220;leggera&#8221;, per tematiche e resa cinematografica, come \u201cLa foresta dei sogni\u201d. Senza nascondere la polvere sotto il tappeto (per eccessivo ossequio all&#8217;autore), diciamo subito che il film \u00e8 imperfetto e a tratti didascalico, minato da una convenzionalit\u00e0 linguistica hollywoodiana lontana anni luce da quella radicalit\u00e0 di sguardo cui ci aveva abituato invece l&#8217;autore. Talmente ingenuo in alcuni snodi narrativi da suscitare (in chi \u00e8 pi\u00f9 accorto e smaliziato) perfino un certo ridicolo. Eppure&#8230; Eppure il film riesce nonostante tutto a comunicarci tra le pieghe di un racconto niente affatto nuovo, l\u2019abisso di quelle due anime addolorate e gi\u00e0 marcescenti perdutesi fra i filari di quegli alberi-sentinella. Sono quella di un americano e la sua gemella giapponese, giustapposizione -pi\u00f9 che contrapposizione- metaforica di un <strong>Occidente<\/strong> nevrotico e individualista e di un <strong>Oriente<\/strong> sofferente ma pietoso. Anime che affrontano la medesima <em>selva oscura<\/em>, unite (forse) dalla stessa intenzione autodistruttiva, e che si misurano con un passato che, su schermo, prende due sentieri diversi. Quello americano si fa <em>storytelling<\/em> \u201cvisibile\u201d e fruibile dinanzi a noi, sorta di parabola aperta e scoperta su famiglia e senso di colpa (la incarnano i tormentati <strong>Matthew McConaughey<\/strong> e <strong>Naomi Watts<\/strong>), cui siamo stati gi\u00e0 abituati da tanto cinema a stelle strisce; quello giapponese, appena sussurrato, diviene invece aforisma fiero e spirituale sul riserbo e sulle ragioni, incomprensibili, che muovono una difficilissima scelta interiore (e si affida allo sguardo umido e tormentato dell&#8217;impiegato <strong>Ken Watanabe<\/strong>). Da un lato c&#8217;\u00e8 l&#8217;Occidente edonista ferito per via del suo sogno familiare incancrenito; dall&#8217;altro v&#8217;\u00e8 quell&#8217;Oriente annientato dalla sua stessa abnegazione e da un senso del dovere e dell&#8217;onore (eredit\u00e0 del <em>seppuku<\/em>) che divengono moderna pressione esistenziale. Il primo, individuate le ragioni, mira ad autodistruggersi, bench\u00e8 intimamente cerchi ancora conforto e condivisione. Il secondo invece\u00a0 insegue un gesto liberatorio, dissolvendosi come uno spettro in quel nulla che invece \u00e8 tutto. Si incontrano, il primo bisognoso del secondo, proprio come una storia in cerca del suo narratore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39003\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/sea-of-trees-matthew-mcconaughey-naomi-watts.jpg\" alt=\"sea-of-trees-matthew-mcconaughey-naomi-watts\" width=\"261\" height=\"174\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-39001\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/file_607844_sea-of-trees-clip-1-640x320.jpg\" alt=\"file_607844_sea-of-trees-clip-1-640x320\" width=\"295\" height=\"148\" \/><\/p>\n<p>E&#8217; l\u2019Oriente \u201ca misura\u201d di Occidente quello che il regista \u00e8 interessato a raccontare. Non un prevedibile dramma familiare n\u00e8 una scontata vicenda di sopravvivenza. Van Sant narra di quel dolore che cerca una (impossibile?) traduzione di senso e inquadra il desiderio di morte poco prima che si trasfiguri in rinascita. Non racconta ci\u00f2 che accade davvero ma soltanto quello che pu\u00f2 diventare auspicabile. L\u2019ironia tragica ed inspiegabile della vita (la malattia, l\u2019incidente) che cerchiamo di decodificare attraverso allegorie provenienti da un <em>altrove<\/em> o fiabe che ci camminano ancora <em>dentro<\/em>. Non \u00e8 dunque, a ben vedere, un confronto fra due visioni (o culture) distanti e al tempo stesso complementari, ma il resoconto di quell\u2019unica visione a lui (e a noi) possibile e comprensibile, corroborata da una <strong>saggezza<\/strong> che, al fondo, riscalda. Sta in chi guarda stabilire se un tale calore \u00e8 soltanto sollievo <em>new age<\/em> o \u00e8 davvero quella coperta che copre un corpo malfermo sotto la pioggia battente. Se c&#8217;\u00e8 davvero un vizio imperdonabile in quest&#8217;ultima opera di Van Sant \u00e8 probabilmente quello di un regista che ha &#8220;denudato&#8221; eccessivamente la sua visione intimista per renderla sopportabile e intellegibile a tutti. Anche al rischio di una o centomila stroncature. Ma l&#8217;ha fatto col candore di un esordiente e la sincerit\u00e0 di un vecchio amico. E l\u2019onest\u00e0, anche quando \u00e8 difettosa, non andrebbe mai fischiata.<\/p>\n<p><strong>Andrea Lupo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"voism-1511646478\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aokigahara, situata alla pendici del monte Fuji, \u00e8 il bosco fisico e il luogo \u201cmentale\u201d che ogni anno giapponesi (e non solo) scelgono quale uscio silenzioso poco prima di prendere volontariamente congedo dalla vita. 35 chilometri di rocce spigolose, alberi austeri, spelonche e arbusti che ghermiscono come arti scheletrici, noti anche come \u201cforesta dei suicidi\u201d. &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":39002,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6520,6532,1740,2454],"tags":[],"class_list":["post-38997","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema-televisione-musica","category-eventi-cultura-e-spettacolo","category-incopertina","category-news"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38997","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38997"}],"version-history":[{"count":73,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38997\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39067,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38997\/revisions\/39067"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39002"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38997"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38997"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38997"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}