{"id":38819,"date":"2016-02-29T18:15:57","date_gmt":"2016-02-29T17:15:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=38819"},"modified":"2016-03-02T19:05:00","modified_gmt":"2016-03-02T18:05:00","slug":"oscar-2016-sopravvissuti-e-sopravviventi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/02\/29\/oscar-2016-sopravvissuti-e-sopravviventi\/","title":{"rendered":"Oscar 2016: sopravvissuti e sopravviventi"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-2594706946\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38825\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/spotlight_-_h_2015-300x169.jpg\" alt=\"spotlight_-_h_2015\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/spotlight_-_h_2015-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/spotlight_-_h_2015.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Sopravvissuti e sopravviventi. Prendendo a prestito l\u2019espressione da una nota canzone italiana, potremmo intitolarla cos\u00ec questa <strong>88\u00b0 edizione<\/strong> degli <strong>Academy Awards<\/strong>, forse una fra le pi\u00f9 equilibrate ed eque viste negli ultimi anni. \u201c<em>Questo premio d\u00e0 voce ai sopravvissuti<\/em>\u201d dichiara nel suo discorso di ringraziamento Michael Sugar, produttore del film premio Oscar dell\u2019anno, il giornalistico \u201c<strong>Spotlight<\/strong>\u201d. I &#8220;sopravvissuti&#8221; citati sono le giovani vittime di uno dei casi pi\u00f9 sconvolgenti di abusi sessuali sistematici, portato alla luce nel 2001 da quel team di giornalisti di Boston noto appunto come <em>spotlight<\/em>. Sopravviventi in un futuro distopico e desertico sono invece i figli della guerra votati al sacrificio e inneggianti al Valhalla protagonisti del capolavoro postmoderno di George Miller \u201c<strong>Mad Max-Fury Road<\/strong>\u201d. Infine sopravvissuto (e un po\u2019 \u201critornante\u201d) \u00e8 il Leo Di Caprio di \u201c<strong>The Revenant<\/strong>\u201d, protagonista non solo della cruda epopea di resistenza firmata Inarritu, ma anche del &#8220;romanzo&#8221; (sull&#8217; Oscar mai assegnato) pi\u00f9 dibattuto e saccheggiato nell\u2019era del web. Tre opere \u201cdiversamente\u201d importanti che si spartiscono idealmente preferenze e, soprattutto, l\u2019\u201canima\u201d di un Academy forse meno schierata e \u201cprevedibile\u201d rispetto al passato (sebbene l\u2019esclusione di film linguisticamente pi\u00f9 radicali come \u201c<strong>The Hateful Eight<\/strong>\u201d, \u201c<strong>Steve Jobs<\/strong>\u201d e, nella sua totale adesione al \u201cclassico\u201d, \u201c<strong>Carol<\/strong>\u201d ha demarcato significativamente il territorio dei verdetti possibili).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38822\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/oscar-rumors-continue-to-circulate-leonardo-dicaprio-s-the-revenant-but-why-did-some-pe-727229-300x200.jpg\" alt=\"oscar-rumors-continue-to-circulate-leonardo-dicaprio-s-the-revenant-but-why-did-some-pe-727229\" width=\"300\" height=\"200\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38827\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Mad-Max-Fury-Road-6-300x169.jpg\" alt=\"Mad-Max-Fury-Road-6\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/p>\n<p>Una vittoria \u201cparcellizzata\u201d anche stavolta, dove a mancare non sono stati tanto gli assi pigliatutto (quest\u2019anno \u00e8 toccato a \u201cFury Road\u201d) quanto un\u2019<strong>idea condivisa di cinema<\/strong>. Per fortuna diremmo. Perch\u00e9 se \u201cThe Revenant\u201d, al di l\u00e0 del non immeritato premio al suo protagonista (divenuto per\u00f2, a causa del <em>tam tam<\/em> mediatico, quasi una questione sulla tenuta e la credibilit\u00e0 dell\u2019istituzione stessa), incarna quell\u2019idea di cinema che \u201crespira\u201d attraverso le inquadrature, divenendo astrazione per mezzo della sua stessa \u201cfisicit\u00e0\u201d, \u201cSpotlight\u201d invece dialoga seccamente (e un po\u2019 didascalicamente) col suo interlocutore pi\u00f9 diretto &#8211; quel pubblico che \u00e8 innanzitutto lettore di cronaca \u2013 senza mai metterlo con le spalle al muro o dinanzi ad uno specchio (sociale), ma accontentandosi di &#8220;servirlo&#8221; nel suo bisogno di informazione, traendo al contempo credibilit\u00e0 cinematografica dall\u2019imponenza della vicenda narrata. Fra i due, inatteso come una scheggia impazzita, si situa invece il George Miller di \u201cFury Road\u201d, autore che, partendo dalle coordinate basiche del cinema stesso (suono, ritmo, cromatismi), partorisce nuovamente la propria creatura (l'&#8221;Interceptor&#8221; del 1979) solo per collocarla al centro di una rivoluzione quasi programmatica del mezzo audiovisivo. <strong>Classicit\u00e0, impegno e sperimentazione pura<\/strong>. Tre storie di sopravvissuti, quelle premiate, che parlano anche di un cinema che vuol (ancora) sopravvivere. Tre tendenze impossibili da rintracciare nella medesima pellicola ma tutte parimenti indispensabili e che, proprio per questo, richiedevano necessariamente una scissione all&#8217;interno degli stessi verdetti. Per questo \u201cThe Revenant\u201d (Oscar a interprete ma soprattutto a regia e fotografia) non sar\u00e0 mai meno vincitore di \u201cSpotlight\u201d (film e sceneggiatura) mentre \u201cMad Max &#8211; Fury Road\u201d, dall\u2019alto dei suoi 6 pesantissimi Oscar tecnici (montaggio, costumi, scenografia, sonoro, effetti sonori e trucco), non \u00e8 che il silenzioso carro trionfatore sul quale l\u2019Academy non ha (ancora) il coraggio di salire.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38837\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Room1-300x169.jpg\" alt=\"Room(1)\" width=\"300\" height=\"169\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38823\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/il-figlio-di-saul-olocausto-300x200.jpg\" alt=\"il-figlio-di-saul-olocausto\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/p>\n<p>Ma \u201csopravvissuti e sopravviventi\u201d non \u00e8 solo il tema dei tre film che si sono spartiti quelle undici, determinanti statuette ma anche il leit motiv che guida idealmente la mappa delle interpretazioni premiate. Dalla rivelazione Alicia Vikander (miglior attrice non protagonista), controparte sopravvissuta al dissidio mel\u00f2 della coppia in \u201c<strong>The Danish Girl<\/strong>\u201d, al magnifico Mark Rylence moneta di scambio fra due mondi (anch\u2019essi a rischio \u201csopravvivenza\u201d) ne \u201c<strong>Il ponte delle spie<\/strong>\u201d, fino alla premiata (come attrice protagonista) Brie Larson di \u201c<strong>Room<\/strong>\u201d, emblema anch\u2019essa di quella coazione a continuare, permanere e soprattutto a non soccombere radicata nell&#8217;essere umano. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019Oscar pi\u00f9 intenso ed importante di tutta l\u2019edizione, quello assegnato, come film straniero, al bellissimo \u201c<strong>Il figlio di Saul<\/strong>\u201d, opera che col pretesto di raccontare l\u2019ennesimo dramma di sopravvivenza, mette in scena una reviviscenza assai pi\u00f9 importante, quella della dignit\u00e0 nella morte e della futura memoria. E non occorre essere &#8220;umani&#8221; per coltivare dentro di s\u00e8 l\u2019innato bisogno di sopravvivere. Basta anche una macchina o, meglio, una \u201c<strong>Ex machina<\/strong>\u201d. Un \u2018opera pregevole, rarefatta ed elegantissima quella di Alex Garland che l\u2019Academy ha premiato (inaspettatamente ma meritoriamente, asfaltando &#8220;Star Wars&#8221; &amp; Co.) per gli effetti speciali giusto per sottolineare quel magnifico lavoro in sottrazione compiuto sui corpi degli automi, cos\u00ec incompleti e mai cos\u00ec espressivi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38824\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/3043726-poster-p-2-ex-machina-tinder-ad-300x169.jpg\" alt=\"3043726-poster-p-2-ex-machina-tinder-ad\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/3043726-poster-p-2-ex-machina-tinder-ad-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/3043726-poster-p-2-ex-machina-tinder-ad-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/3043726-poster-p-2-ex-machina-tinder-ad-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/3043726-poster-p-2-ex-machina-tinder-ad.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38838\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/bridgeoflies-large-300x169.jpg\" alt=\"bridgeoflies-large\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/bridgeoflies-large-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/bridgeoflies-large.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Chiude questa carrellata su un verdetto emblematicamente \u201crevenant\u201d, il meritatissimo riconoscimento a uno storico sopravvissuto (a troppi premi ingiustamente negati) dell&#8217;Academy. Un commosso <strong>Ennio Morricone<\/strong> capace ancora, in veneranda ma fertilissima et\u00e0, di insegnare qualcosa di nuovo sul significato di musica e soprattutto di soundtrack. E\u2019 grazie alla potenza dei suoi controfagotti e degli ostinati piazzati ad arte fin dall&#8217;incipit di \u201cThe Hateful Eight\u201d se sprofondiamo pi\u00f9 inesorabilmente in quella storia fatta di redivivi bastardi firmata Quentin Tarantino. Lui s\u00ec che a 87 anni conosce davvero il significato di &#8220;rinascita&#8221;.<\/p>\n<p>Andrea Lupo<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-38847\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/quentin-tarantino-ennio-morricone-3837-300x201.jpg\" alt=\"LONDON, ENGLAND - DECEMBER 09: Quentin Tarantino and Ennio Morricone pictured inside the control room at Abbey Road Studios ahead of the Live to Lathe Limited Edition Recording of the H8ful Eight Soundtrack on December 9, 2015 in London, England. (Photo by Kevin Mazur\/Getty Images for Universal Music) *** Local Caption *** Quentin Tarantino; Ennio Morricone\" width=\"300\" height=\"201\" \/><\/p>\n<div id=\"voism-2433264391\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sopravvissuti e sopravviventi. 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