{"id":38733,"date":"2016-02-22T15:17:14","date_gmt":"2016-02-22T14:17:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=38733"},"modified":"2016-02-22T16:56:17","modified_gmt":"2016-02-22T15:56:17","slug":"the-hateful-eight-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/02\/22\/the-hateful-eight-la-recensione\/","title":{"rendered":"The Hateful Eight- la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-2255649538\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38746\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/the-hateful-eight-a-quad-poster-1024x768-300x225.jpg\" alt=\"the-hateful-eight-a-quad-poster-1024x768\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/the-hateful-eight-a-quad-poster-1024x768-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/the-hateful-eight-a-quad-poster-1024x768-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/the-hateful-eight-a-quad-poster-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>La sequenza sui titoli di testa non lascia scampo: la macchina da presa inquadra un Cristo di legno coperto di neve e si muove lentamente fino a rivelare una distesa innevata, gelida e quasi anonima. Fin troppo facile intuire l\u2019ovvio: Dio non abita pi\u00f9 qui. La Terra (il Wyoming ma potrebbe trattarsi di qualsiasi altro non-luogo della Frontiera) \u00e8 solo un affare di uomini e la diligenza che sta sopraggiungendo sta l\u00ec per ricordarcelo. Sembra un incipit alla Joel e Ethan Coen ma in realt\u00e0 \u00e8 Tarantino. L\u2019ottavo <strong>Quentin Tarantino<\/strong> per la precisione, cineasta coltissimo e onnivoro che da oltre vent\u2019anni maneggia il cinema con la devozione dei &#8220;classici&#8221; e l&#8217;irreverenza di un nerd, elevando sempre pi\u00f9 in alto, pellicola dopo pellicola, la sua infinita e autoreferenziale Babele di parole e immagini. Dal <em>pulp<\/em> al <em>noir<\/em>, dallo <em>slasher<\/em> comico al manga-<em>vengeance<\/em> (con licenza inventando), passando per lo storico (anche qui reinventato) e, naturalmente, attraverso il <em>western<\/em>. Genere quest&#8217;ultimo che ritorna oggi, dopo la rilettura in chiave politico-schiavista di \u201cDjango Unchained\u201d, con \u201c<strong>The Hateful Eight<\/strong>\u201d, opera forse tra le pi\u00f9 radicali e rischiose di tutta la filmografia del nostro Mr. Brown. Ma siamo al suo personale <strong>8<\/strong> (<strong>e mezzo<\/strong>, se si considera la met\u00e0<em> grindhouse<\/em> di \u201cA prova di morte\u201d e si soprassiede allo scherzetto di neanche mezz\u2019ora di \u201cFour Rooms\u201d) e qualche rischio \u00e8 lecito prenderselo. Cos\u00ec \u201cThe Hateful Eight\u201d (titolo meravigliosamente assonante come &#8220;The 8ful Hate&#8221;), storia di otto bastardi chiusi dentro un emporio in bal\u00eca della tormenta fra inganni, doppiogiochismi e parole che deflagrano prima delle pallottole, \u00e8, giustamente, anche un inevitabile film-summa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38748\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/The-Hateful-Eight-Snow-covered-Jesus-1-e1451938253736-300x194.jpg\" alt=\"The-Hateful-Eight-Snow-covered-Jesus-1-e1451938253736\" width=\"300\" height=\"194\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38749\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/hateful-eight-trailer-quentin-tarantino-release-date-300x195.jpg\" alt=\"hateful-eight-trailer-quentin-tarantino-release-date\" width=\"300\" height=\"195\" \/><\/p>\n<p>La pellicola (\u00e8 il caso di dirlo visto che il film \u00e8 stato girato nello storico formato in 70 mm, anche se a goderselo con <em>Ouverture<\/em> ed <em>Intermission<\/em> saranno solo pochi fortunati) passa infatti in rassegna ogni esemplare umano, struttura narrativa e nevrosi (ad alto tasso di logorrea s\u2019intende) di un universo ben noto e globalmente metabolizzato. Un mondo abitato da <strong>iene<\/strong>, dove si filosofeggia quasi quanto (ci) si uccide e in cui le trame si ribaltano, letteralmente, come le botole di un <em>deus ex machina<\/em> all\u2019incontrario. Un universo in cui alla bidimensionalit\u00e0 dei ruoli (e dei corpi) corrisponde una profonda complessit\u00e0 dei caratteri e dove la cronologia degli eventi obbedisce a quel tasto di <em>rewind<\/em> pigiato beffardamente dal suo creatore. Connotati di cinema che si ritrovano tutti in \u201cThe Hateful Eight\u201d e che potrebbero indurre lo spettatore superficiale a liquidare sbrigativamente questa ottava sperimentazione cinefila di Tarantino come una loquacissima autoparodia, imbrigliata dentro la sua stessa unit\u00e0 di tempo e di spazio e perfino pi\u00f9 impegnativa rispetto al passato. Per fortuna cos\u00ec non \u00e8. Che si tratti di teatro, metacinema o semplicemente di un <strong>western<\/strong> dalle coordinate classiche (sottolineate con efficacia dall\u2019ispiratissima colonna sonora di <strong>Ennio Morricone<\/strong>) poco importa. Conta piuttosto che il regista, grazie a quei gi\u00e0 memorabili otto <em>inglorious bastards<\/em> pronti a scannarsi per un niente, \u00e8 riuscito a schiaffare in faccia all\u2019America l&#8217;affresco politico-realista che meritava, quello fatto di antieroi con la pistola (mica idealisti alla Sam Peckinpah o pistoleri eastwoodiani tutti d&#8217;un pezzo), di uomini di legge armati di spocchia e fifa e reduci di guerra marchiati a fuoco come le vacche da un genoma segregazionista (e ogni riferimento di chi scrive all&#8217;attualit\u00e0 di Trump \u00e8 &#8220;volutamente&#8221; casuale). Un paese ridotto quasi a caricatura, soprattutto per quel suo essere facilmente rappresentabile attraverso un nastro divisorio fittiziamente tracciato in una stanza.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38758\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/jason.leigh_-300x166.png\" alt=\"jason.leigh_\" width=\"300\" height=\"166\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38759\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/3504-300x180.jpg\" alt=\"3504\" width=\"300\" height=\"180\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La forca pendeva allora proprio come oggi, macabra proiezione di quel taglione con cui gli States mercanteggiano da secoli la propria anima e ogni residua ideologia, mentre bianchi, neri, messicani, sudisti e nordisti si agitano sul palco di Tarantino come figurine interscambiabili di un medesimo rancore, questo s\u00ec unico, vero sopravvissuto alla guerra di secessione. L&#8217;emporio di Minnie viene eletto cos\u00ec a teatro-tribunale, sede ideale di un gioco (anche politico) delle parti in cui i giurati-spettatori non sono chiamati tanto a sentenziare (perch\u00e8 non pu\u00f2 esserci giustizia) quanto ad assistere divertiti al macello. A incorniciare ironicamente il massacro sbuca poi,\u00a0 con valenza cinematografica pari quasi a quella della valigetta di \u201cPulp Fiction\u201d, perfino una lettera di Abramo Lincoln, padre (presunto) dell\u2019abolizionismo, missiva personale che <strong>Samuel L. Jackson<\/strong> difende fino alla morte come una reliquia. Dovrebbe simboleggiare qualcosa (di buono?) ma, probabilmente &#8211; pare suggerire Tarantino- non \u00e8 altro che un cimelio gi\u00e0 vetusto che il paese preferisce sbandierare senza per\u00f2 ricordarne davvero il significato. Non a caso la prima volta che viene tirata fuori, quella &#8220;bastarda&#8221; di Daisy Domergue (una fantastica<strong> Jennifer Jason-Leigh<\/strong>) non ci pensa due volte a sputarci sopra&#8230;\u00a0 \u201c<em>&#8230;and the star-spangled banner in triumph shall wave O&#8217;er the land of the free and the home of the brave!<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Andrea Lupo<\/p>\n<div id=\"voism-4156976896\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sequenza sui titoli di testa non lascia scampo: la macchina da presa inquadra un Cristo di legno coperto di neve e si muove lentamente fino a rivelare una distesa innevata, gelida e quasi anonima. Fin troppo facile intuire l\u2019ovvio: Dio non abita pi\u00f9 qui. La Terra (il Wyoming ma potrebbe trattarsi di qualsiasi altro &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":38746,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6520,1740,2454],"tags":[],"class_list":["post-38733","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema-televisione-musica","category-incopertina","category-news"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38733","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38733"}],"version-history":[{"count":67,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38733\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":38818,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38733\/revisions\/38818"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38746"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38733"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38733"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38733"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}