{"id":38694,"date":"2016-02-13T13:22:07","date_gmt":"2016-02-13T12:22:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=38694"},"modified":"2016-03-07T18:47:57","modified_gmt":"2016-03-07T17:47:57","slug":"il-figlio-di-saul-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2016\/02\/13\/il-figlio-di-saul-la-recensione\/","title":{"rendered":"Il figlio di Saul &#8211; la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-4120121211\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38715\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/tumblr_nyh9ljZzuw1qm7fcfo1_500-202x300.jpg\" alt=\"tumblr_nyh9ljZzuw1qm7fcfo1_500\" width=\"202\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>Pu\u00f2 esistere un cinema capace di filmare la tragedia mantenendo la propria moralit\u00e0 di sguardo? Sin dove pu\u00f2 spingersi l\u2019obiettivo della cinepresa quando ad essere inquadrato e composto per immagini vi \u00e8 l\u2019eccidio di massa \u201cstorico\u201d per antonomasia? Dove finisce il riserbo per l\u2019orrore e ha inizio la spettacolarizzazione (anche involontaria) dello stesso da parte di un autore? Il cinema della <strong>Shoah<\/strong> non pu\u00f2 smettere di porsi simili interrogativi soprattutto a vent\u2019anni di distanza da quello \u201csdoganamento\u201d visivo dell\u2019Olocausto avvenuto proprio per mano di un ebreo (Steven Spielberg). E anche se <strong>\u201cSchindler\u2019s List\u201d<\/strong>, film hollywoodiano, sontuoso e per molti \u201ccolpevolmente\u201d commovente, rimane un\u2019opera limpida e perfettamente incastonata nella poetica \u201cfanciullesca\u201d del suo autore (un brutale racconto di formazione incentrato sulla metafora del denaro e sull\u2019 infungibilit\u00e0 dell\u2019essere umano), il filone cinematografico che da esso \u00e8 disceso non di rado ha dato luogo a operazioni furbe, tanto commerciali quanto insincere, sull\u2019eccidio degli ebrei.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38696\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Brody-Son-of-Saul-1200-300x228.jpg\" alt=\"Brody-Son-of-Saul-1200\" width=\"300\" height=\"228\" \/><\/p>\n<p><strong>\u201cIl figlio di Saul\u201d<\/strong>, opera prima dell\u2019esordiente ungherese<strong> L\u00e1szl\u00f3 Nemes<\/strong>, si muove sul solco opposto<br \/>\nrispetto al sopra citato filone, dimostrando da subito di aver interiorizzato la lezione del miglior cinema europeo, quello pi\u00f9 rigoroso e radicale, capace di rappresentare gli spettri senza doverli inquadrare voyeuristicamente, un cinema che sa trasportarci sull\u2019orlo di un buco nero mantenendo per\u00f2 integrit\u00e0 ed una lucida eloquenza. E&#8217; un film, quello di Nemes, che non edifica alcun santuario (auto) assolutorio per il popolo israelita e che parla di uomini ancor prima che di ebrei o di vittime, senza adagiarsi sulla facile rappresentazione di dinamiche persecutorie talmente abusate da essere divenute (al cinema s&#8217;intende) quasi manichee. Ne \u201cIl figlio di Saul\u201d va dunque in scena l\u2019odissea umana dei <strong>sonderkommandos<\/strong>, quegli ebrei reclutati come assistenti dei boia per rimuovere i corpi della propria gente dalle camere a gas e incaricati di provvedere successivamente alla loro cremazione. Una &#8220;manodopera dell\u2019orrore a tempo determinato&#8221;, costretta a lavorare fino al giorno della propria esecuzione. Fra essi c\u2019\u00e8 anche Saul, angelo della morte allucinato e silenzioso (un grandioso <strong><span class=\"st\">G\u00e9za R\u00f6hrig<\/span><\/strong>), che sottrae allo scempio dei forni il corpo di un giovane ebreo deceduto casualmente davanti ai suoi occhi con lo scopo di donargli l\u2019estremo <em>kaddish<\/em> e un giaciglio di terra lieve.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38698\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Saul-Fia-bilde-5-300x169.jpeg\" alt=\"Saul-Fia-bilde-5\" width=\"300\" height=\"169\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38697\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/son-of-saul-319114-300x210.jpg\" alt=\"son-of-saul-319114\" width=\"300\" height=\"210\" \/><\/p>\n<p>Se sia realmente il \u201cfiglio di Saul\u201d o, pi\u00f9 semplicemente, un corpo del quale il sonderkommando sceglie pietosamente di assumersi una paternit\u00e0 fittizia, non ci \u00e8 dato sapere; Saul persegue con ostinazione il suo scopo dinanzi ai compagni che lottano, rischiando (in) coscientemente l\u2019incolumit\u00e0 propria e la loro e bilanciando con la sua ossessione per la morte quell\u2019imperturbabilit\u00e0 dinanzi alla vita (che muore) che il lager gli ha dispensato come fetido rancio quotidiano. Anima avvelenata e volto desaturato da ogni colore e sorriso, Saul \u00e8 un morto vivente fra i vivi morenti, prigioniero, prima ancora che di un lager, della propria prospettiva senza luce. Per questo motivo il film stesso (grazie a una straordinaria intuizione stilistico-espressiva) non pu\u00f2 che sposare il <strong>formato 4:3<\/strong>, lasciando fuori fuoco l\u2019orrore dei corpi trascinati lungo i corridoi e mantenendo il suono delle urla e dei pugni che battono sui muri volutamente in secondo piano. Non si tratta soltanto di una scelta \u201cnecessaria\u201d per salvaguardare l\u2019eticit\u00e0 del linguaggio di fronte all\u2019inenarrabile (scelta che diventa per\u00f2 espediente di spaventosa efficacia comunicativa), ma della logica conseguenza di un preciso approccio narrativo e registico. Il mondo che \u201cpossiamo\u201d guardare dalle spalle del suo protagonista \u00e8 infatti anche il solo che Saul \u201criesce\u201d a focalizzare nella sua percezione valoriale ormai alterata. E\u2019 un universo traumatizzato e immemore, che si trascina nell\u2019automatismo dei gesti e nell\u2019inerzia emotiva (Saul rifiuta il minimo contatto con una donna) e in cui residuano soltanto le spoglie di una ritualit\u00e0 lontana, pi\u00f9 da ossequiare che da osservare. Sono le spoglie di una liturgia in cui l\u2019elemento \u201caccidentale\u201d e scatenante dell&#8217;azione -il corpo da assicurare alla sepoltura- da contrappasso necessario per recuperare l&#8217; umanit\u00e0 perduta dentro l\u2019abominio diventa anche l&#8217; occasione per dare requie alla propria anima ferita e non del tutto arresa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38713\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/1429268077218_0570x0388_1429268506480-300x204.jpg\" alt=\"1429268077218_0570x0388_1429268506480\" width=\"300\" height=\"204\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38714\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Son-of-Saul-1-300x169.jpg\" alt=\"Son of Saul\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/p>\n<p>Una missione, quella autoaffidatasi dal protogonista, che trover\u00e0 compimento non tanto nella realizzazione materiale dell\u2019obiettivo, quanto nella contemplazione finale della libert\u00e0 e soprattutto nell\u2019inatteso scambio di sguardi fra lui e un piccolo fuggitivo (o collaborazionista), simbolo, quest\u2019ultimo, di quella vita che pu\u00f2 proseguire e soprattutto di una redenzione finalmente giunta anche per lui e da accogliere col sorriso. Il mandato assunto da Saul finisce cos\u00ec per travalicare le barriere soggettive dell\u2019ossessione personale, tramutandosi significativamente in una sorta di salmo finale solenne e misericordioso, un <em>kaddish<\/em> universale che oltrepassa le barriere della religione per rivolgersi all\u2019umanit\u00e0 tutta. E al termine della visione, non \u00e8 forse azzardato scorgere nel &#8220;figlio&#8221; del mite sonderkommando la metafora di un\u2019\u201ceredit\u00e0\u201d collettiva, probabilmente quell\u2019unica eredit\u00e0 possibile: la nostra futura <strong>memoria storica<\/strong>. Perch\u00e9 in fondo \u201cIl figlio di Saul\u201d anticipa, dentro il tempo dei suoi accadimenti, quel sentimento di devozione autentica ed incondizionata per i morti che forse nessun popolo ha compreso veramente ma che conosce solo un modo per essere onorato: amando i vivi.<\/p>\n<p>Andrea Lupo<\/p>\n<div id=\"voism-2738836969\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 esistere un cinema capace di filmare la tragedia mantenendo la propria moralit\u00e0 di sguardo? Sin dove pu\u00f2 spingersi l\u2019obiettivo della cinepresa quando ad essere inquadrato e composto per immagini vi \u00e8 l\u2019eccidio di massa \u201cstorico\u201d per antonomasia? 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