{"id":37418,"date":"2015-08-07T16:09:55","date_gmt":"2015-08-07T14:09:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=37418"},"modified":"2015-11-01T12:18:48","modified_gmt":"2015-11-01T11:18:48","slug":"ex-machina-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2015\/08\/07\/ex-machina-la-recensione\/","title":{"rendered":"&#8220;Ex Machina&#8221; la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-1870707497\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Ex-Machina-Alicia-Vikander-Images.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Ex-Machina-Alicia-Vikander-Images-300x200.jpg\" alt=\"Ex-Machina-Alicia-Vikander-Images\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"alignnone size-medium wp-image-37423\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Ex-Machina-Alicia-Vikander-Images-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Ex-Machina-Alicia-Vikander-Images-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/Ex-Machina-Alicia-Vikander-Images.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n\u201cIl vero problema non \u00e8 se le macchine sappiano pensare ma se gli uomini lo facciano\u201d. La citazione \u00e8 dello psicologo Burrhus Skinner, uno dei padri del comportamentismo (quello dei \u201ccani di Pavlov\u201d per intenderci), e si sposa mirabilmente con tutto quel cinema -e prima ancora letteratura- di fantascienza che indaga sui rapporti e i conflitti tra uomo e robot, su responsabilit\u00e0 dell\u2019uno e singolarit\u00e0 (imprevedibilit\u00e0?) dell\u2019altro. Perch\u00e9, in fondo, qual \u00e8 lo scopo sottaciuto della robotica se non quello di spostare in avanti l\u2019asticella dei limiti dettati dall\u2019ingegneria, cos\u00ec \u201ctestando\u201d l\u2019ansia indagatrice dello scienziato e, in un certo qual modo, la tenuta della sua barriera etica? L\u2019affiorare di un filtro morale nell&#8217;ambito della ricerca scientifica \u00e8 fatto probabilmente pi\u00f9 semplice quando sotto la lente stanno organismi biologici. Ma cosa accadrebbe se l\u2019oggetto della sperimentazione possedesse vene in fibra di silicone, hardware al posto del cuore e un sembiante antropomorfo? Se il robot, in breve, fosse simile a noi, in ossequio a quella biomimetica sempre pi\u00f9 accarezzata nei laboratori? Lo scienziato abdicherebbe assai pi\u00f9 facilmente a quel filtro, spostando limiti su limiti e infrangendo codici ancora non scritti. In una parola, parafrasando Skinner, probabilmente rischierebbe di \u201cnon pensare\u201d pi\u00f9, laddove le macchine intorno a lui \u201cminaccerebbero\u201d di farlo ancora e meglio. L\u2019assunto scientifico-ideologico da cui muove \u201cEx_Machina\u201d, elegantissimo esempio di sci-fi colta, crepuscolare e intimista, in fondo \u00e8 questo. Non a caso l\u2019evento da cui prende spunto il soggetto del film \u00e8 proprio un test sulla percezione robotica, quel famoso test di Turing ideato per verificare l&#8217;intelligenza della macchina e la capacit\u00e0 di quest&#8217;ultima di simulare meccanismi cognitivi tipicamente umani. Un &#8220;gioco dell&#8217;imitazione&#8221; a tre voci che trova nel confronto quasi teatrale fra i due umani e il robot, uno svolgimento drammaturgico perfetto fatto di ruoli prestabiliti, manipolazione e, ovviamente, sostituzione. <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ex-machina1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ex-machina1-300x169.jpg\" alt=\"ex-machina1\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"alignnone size-medium wp-image-37444\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ma quello sopra descritto non \u00e8 il solo territorio sul quale il film di Alex Garland (gi\u00e0 sceneggiatore di &#8220;Sunshine&#8221; e &#8220;Non lasciarmi&#8221;) sceglie di fare leva. Perch\u00e9 in quella tenuta ipertecnologica, collocata dentro un estatico Eden fuori dal mondo, la storia dello scienziato che invita l\u2019abile programmatore a verificare la sua ultima A.I. (automa con le fattezze sensuali di una giovane dea e il nome di una diva, Ava), assume subito una evidente valenza metaforica. C\u2019\u00e8 lo scienziato-Dio che manda la sua Eva, modellata sui desideri del programmatore, ad incontrare Adamo, creatura adorante e dall\u2019animo incontaminato pronta a cedere a quel ricatto irresistibile e inorganico. C\u2019\u00e8 la Genesi dunque, riscritta appositamente per l\u2019Uomo 2.0, con la Natura \u201ctentatrice\u201d tenuta ben fuori dal cerchio ma un serpente adescatore pi\u00f9 insidioso e impaziente gi\u00e0 incubato dentro le fila del triangolo. Perch\u00e9 la Creazione, come ci insegna il mito, ha sempre un suo prezzo e l\u2019istintuale, primigenia vocazione alla vita (e al desiderio) non si pu\u00f2 isolare dentro una gabbia tanto traslucida quanto opprimente. La Tentazione infatti si insinuer\u00e0 comunque, trovando altre vie, anche dolorose, e percorrendole al costo di altre vite. Ed \u00e8 un prezzo che giustifica ogni possibile azione. Cos\u00ec il Peccato Originale della &#8220;ex_Machina&#8221; Eva-Ava non risulta il frutto di una degenerazione ingegneristica, ma somiglia pi\u00f9 al riflesso tecnologico della nostra stessa brama di vivere, quella di cui ci siamo dimenticati (echi dai cloni di \u201cNon lasciarmi\u201d?), e in difesa della quale probabilmente non esiteremmo a far uso della medesima, spietata diplomazia degli insetti. <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/1920x1920.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/1920x1920-300x169.jpg\" alt=\"1920x1920\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"alignnone size-medium wp-image-37446\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/1920x1920-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/1920x1920-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/1920x1920.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ava come Eva allora, l\u2019incoscienza della vita che non scende a patti con il rimorso semplicemente perch\u00e9 ancora non lo conosce. L\u2019Uomo invece resta solo un primo depositario di sentimenti, desideri ed empatia, cio\u00e8 di tutto quello che si \u00e8 sempre illuso di dominare, proprio come quel test che credeva di condurre (o di sabotare). Lui \u00e8 l\u2019essere che ha sospeso rischiosamente il pensiero mentre intorno a lui le macchine (o le donne o tutte e due) ordivano. Gli androidi in fondo sognano ancora pecore elettriche (per citare Philip Dick) ma, soprattutto, anelano una loro posizione nel creato, come Roy Batty in &#8220;Blade Runner&#8221; trent&#8217;anni fa, come la Ava di &#8220;Ex_Machina&#8221; oggi. Ed \u00e8 uno spettacolo a cui il Demiurgo-scienziato pu\u00f2 solo assistere passivamente o dentro il quale, perfino, soccombere. Perch\u00e9 Creatore e creature non sono che  controparti dello stesso fenomeno, quello della vita che, una volta creata, non si volta pi\u00f9 indietro a cercare le cause ma vuole solo ragioni per proseguire. <\/p>\n<p>Andrea Lupo       <\/p>\n<div id=\"voism-4179745042\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl vero problema non \u00e8 se le macchine sappiano pensare ma se gli uomini lo facciano\u201d. 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