{"id":36785,"date":"2015-05-07T09:07:35","date_gmt":"2015-05-07T07:07:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=36785"},"modified":"2015-05-07T09:51:21","modified_gmt":"2015-05-07T07:51:21","slug":"mia-madre-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2015\/05\/07\/mia-madre-la-recensione\/","title":{"rendered":"\u201cMia madre\u201d &#8211; la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-169485448\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/miamadre.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/miamadre-300x213.jpg\" alt=\"miamadre\" width=\"300\" height=\"213\" class=\"alignnone size-medium wp-image-36788\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/miamadre-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/miamadre-1024x726.jpg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/miamadre.jpg 1968w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nessun regista italiano come Nanni Moretti ha saputo fare dell\u2019arte cinematografica una sorta di volano indispensabile per sviluppare sullo schermo questioni essenzialmente biografiche. Il cinema per Giovanni Moretti resta sempre costruzione e narrazione ma \u00e8 anche, inevitabilmente, introspezione. E non parliamo semplicemente dell\u2019approfondimento psicologico di personaggi che vivono al di l\u00e0 della cortina cinematografica in una dimensione affettuosamente sopra le righe, ma di un vero e proprio percorso di autoanalisi intrapreso dall\u2019autore pellicola dopo pellicola. Un viaggio sospeso fra l\u2019esibizione di vezzi e passioni personali, memorie e macerie di un\u2019ideologia che forse non esiste pi\u00f9 e il diario ( un \u201ccaro\u201d diario s\u2019intende) fatto di autentico vissuto e proiezioni biografiche e politiche. Un cinema che procede per tappe preziose e niente affatto preordinate ma piuttosto suggerite dagli eventi intorno a s\u00e9 e dentro di s\u00e9, fra profezie laiche (\u201cHabemus Papam\u201d), apocalissi politiche (\u201cIl caimano\u201d) e altri frammenti di verit\u00e0 e grottesco incastonati perfettamente nell\u2019immagine (im)mobile del suo autore. Lui, folletto autarchico che non ha paura di apparire supponente cos\u00ec come di affondare le dita in un vasetto di Nutella, resta sempre il pi\u00f9 sincero fra i cineasti italiani e \u201cMia madre\u201d, simulazione cinematografica della vita, ne \u00e8 la migliore conferma. Ancora una volta trattasi di un diario, non disilluso come lo era \u201cAprile\u201d e meno rabbioso de \u201cLa stanza del figlio\u201d, ma disarmante nella sua sincerit\u00e0 e stilisticamente permeato di un onirismo  quasi impalpabile e perfettamente funzionale tanto al viaggio nella memoria dei protagonisti quanto al \u201ccrepuscolo della vita\u201d che si intende rappresentare. \u201cMia madre\u201d non \u00e8 soltanto la cronaca intima e affettuosa di un sofferto commiato ad una figura fondamentale negli affetti ma \u00e8 anche l\u2019istantanea di un bilancio personale, quello dei due fratelli alle prese con un  evento che fa affiorare in loro dubbi e false illusioni, corazze indossate per forza o per necessit\u00e0 e dalle quali  liberarsi forse non \u00e8 pi\u00f9 facile che dire addio. Un doloroso autobiografismo permea la vicenda narrata nel film (la vera madre di Nanni Moretti, anch\u2019essa insegnante di latino e greco come la Ada del film, \u00e8 scomparsa proprio durante le riprese di \u201cHabemus Papam\u201d) e il regista, forse per mantenere il distacco necessario a trattare con lucidit\u00e0 l\u2019intera materia, affida interamente se stesso alla protagonista Margherita Buy, \u201cmorettiana\u201d fin nella scrittura. E\u2019 lei la regista dubbiosa che forse non crede pi\u00f9 al ruolo (\u201cIl regista \u00e8 uno stronzo e non ha sempre ragione!\u201d) e ad un mestiere in cui si riversa, quale metafora naturale, niente altro che la sua (in)capacit\u00e0 di dominare le esistenze altrui. Una seduta di autocoscienza quasi lancinante e \u201calleggerita\u201d dagli squarci bizzarri di vita sul set (quasi a voler ricordare che il miglior dramma resiste pur sempre all\u2019interno della commedia popolare italiana) ma soprattutto un canto a due voci, dove il personaggio della Buy rappresenta il diapason di emozioni primarie e dirette, mentre quello di Moretti costituisce l\u2019impalcatura silenziosa sulle quali le medesime note dolenti finiscono per aderire e quasi \u201cimplodere\u201d. Lei costantemente illuminata dall\u2019obiettivo, lui accanto e pudicamente fuori fuoco, proprio come nel semplice e profondissimo poster del film. Intorno a loro, a &#8220;dispetto&#8221; del tema luttuoso, la vita continua a gridare la sua ragion d\u2019essere. Si tratti di quella vissuta all\u2019interno di un set dominato da una star capricciosa ma sincera (John Turturro) o di quella vita che circonda come un\u2019aura una granitica figura materna sull\u2019orlo dell\u2019abisso ma niente affatto doma (una straziante Giulia Lazzarini). E tra eredit\u00e0 culturali (il latino quale simbolo di fecondit\u00e0 intellettuale) e generazionali (la nonna come figura confidenziale), il lascito pi\u00f9 bello dell\u2019intero film e della sua protagonista rester\u00e0 quello puramente esistenziale:<br \/>\nMargherita: \u201cA cosa pensi mamma?\u201d<br \/>\nAda: \u201cA domani\u201d<br \/>\nE il crepuscolo diviene improvvisamente un\u2019alba.<\/p>\n<p>Andrea Lupo <\/p>\n<div id=\"voism-20265288\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessun regista italiano come Nanni Moretti ha saputo fare dell\u2019arte cinematografica una sorta di volano indispensabile per sviluppare sullo schermo questioni essenzialmente biografiche. Il cinema per Giovanni Moretti resta sempre costruzione e narrazione ma \u00e8 anche, inevitabilmente, introspezione. 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