{"id":36678,"date":"2015-04-11T17:52:01","date_gmt":"2015-04-11T15:52:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=36678"},"modified":"2015-04-11T17:54:46","modified_gmt":"2015-04-11T15:54:46","slug":"into-the-woods-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2015\/04\/11\/into-the-woods-la-recensione\/","title":{"rendered":"&#8220;Into the Woods&#8221; la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-3820828547\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/1428139988-12ac4a20-70da-11e4-a4ab-bde19bada7f4-itw-yahoo.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/1428139988-12ac4a20-70da-11e4-a4ab-bde19bada7f4-itw-yahoo-300x207.jpeg\" alt=\"1428139988-12ac4a20-70da-11e4-a4ab-bde19bada7f4-itw-yahoo\" width=\"300\" height=\"207\" class=\"alignnone size-medium wp-image-36694\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/1428139988-12ac4a20-70da-11e4-a4ab-bde19bada7f4-itw-yahoo-300x207.jpeg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/1428139988-12ac4a20-70da-11e4-a4ab-bde19bada7f4-itw-yahoo-1024x706.jpeg 1024w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/1428139988-12ac4a20-70da-11e4-a4ab-bde19bada7f4-itw-yahoo.jpeg 1566w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Triste destino quello dei musical al cinema. Ancor pi\u00f9 triste poi in Italia, terra eletta dell&#8217;opera lirica ma, a giudicare dall\u2019accoglienza riservata a opere come \u201cLes miserables\u201d o \u201cIl fantasma dell\u2019opera\u201d, sufficientemente insensibile al bel canto, specialmente quando questo \u00e8 avvolto dalle forme accattivanti del cinematografo e accompagnato dalle inaspettate performance di ugole hollywoodiane (Russell Crowe, Hugh Jackman, Meryl Streep). Un destino gramo in un paese che pensa pi\u00f9 a insegnare la musica a scuola (tra odiati flauti e solfeggi-base) invece di fare dell\u2019educazione musicale una disciplina. Perch\u00e9, innegabilmente, musica e sensibilit\u00e0 camminano di pari passo, quel passo che di sicuro non appartiene ai talent- show, ai musicarelli teatrali (Cocciante con tutti i suoi epigoni) e a quel MP3 che tutto archivia e nulla restituisce. Cos\u00ec di veramente \u201csonoro\u201d in Italia sono rimasti i flop cinematografici come quello riservato a \u201cInto the woods\u201d, trasposizione hollywoodiana del musical che calca la scena americana dal 1987. A discolpa di chi non regge troppo il cantato si potrebbe dire che l\u2019autore Stephen Sondheim (gi\u00e0 responsabile di \u201cSweeney Todd\u201d) non \u00e8 magari fra quelli che affascinano al primo ascolto. Tuttavia l\u2019indifferenza italiana nei confronti della pellicola (rispetto all\u2019accoglienza americana trionfale) \u00e8 ascrivibile ancora una volta alla riluttanza tutta nostrana nei confronti di liriche e orchestrazioni al cinema (laddove al teatro \u00e8 trionfo della mediocrit\u00e0 fra ridondanti Notre Dame de Paris e stucchevoli Promessi Sposi). In pi\u00f9 su \u201cInto the Woods\u201d pesa l\u2019aggravante di essere non solo una (coraggiosa) produzione Disney del tutto in controtendenza con la soave ma ruffianissima \u201cCenerentola\u201d, ma anche una sapiente rilettura di noti personaggi e archetipi fiabeschi, qui mostrati in tutta la loro problematicit\u00e0 e destrutturati in modo quasi impietoso. Tante, forse troppe anime per un solo film e per un pubblico predisposto (ormai) alle sole letture monodimensionali e a spensieratezze infantili. Nonostante ci\u00f2 \u201cInto the woods\u201d resta un film imperdibile perch\u00e9 svelto e accattivante, recitato da un cast perfetto (su cui troneggia fra rughe, ironia e perfidia una Meryl Streep da Oscar) e accompagnato da una scrittura intelligentissima che gioca ad intrecciare celebri fiabe dei fratelli Grimm, ironizzando sulle stesse e sui loro risvolti orrorifici e psicoanalitici. Dentro il bosco intricato che pare quasi la proiezione di un subconscio freudiano, si alternano (polifonicamente) irritanti Cappuccetti Rossi, indecise Cenerentole in cerca di sogni medio-borghesi, principi farfalloni pieni di s\u00e9 e streghe intese a riconquistare aspetto e rispetto. Tutti in cerca di qualcosa che l\u2019happy end tradizionale non pu\u00f2 dar loro (e infatti a tre quarti di film il lieto fine viene sorprendentemente negato per lasciare spazio a un cupo quanto necessario quarto atto). &#8220;Occhio a ci\u00f2 che desideri&#8230;Potresti ottenerlo!&#8221; sembrerebbe il monito rivolto a queste figure acerbe, conflittuali e (inevitabilmente) umane, personaggi in cerca d&#8217;autore ma, soprattutto, di una ricollocazione all&#8217;interno del mondo. Finita la magia e debellate le streghe (ma in realt\u00e0 escono di scena da sole) restano, al termine dello spettacolo, solo le ceneri dei protagonisti rimodellati dagli eventi e parti di un rinnovato nucleo familiare (e sociale) che reclama una voce per essere \u201craccontato\u201d. E chi pu\u00f2 essere il narratore se non l\u2019adulto o, meglio, il genitore, colui sul quale incombe la responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grande, quella di essere vero e \u201ccredibile\u201d dinanzi agli occhi del bambino che ascolta. Forse \u00e8 per questo che i primi a non gradire \u201cInto the woods\u201d sono stati i genitori: si aspettavano di godere insieme la &#8220;fiaba&#8221; e invece hanno dovuto fare i conti con la &#8220;favola&#8221;\u2026<br \/>\nI bambini ci ascoltano, siamo noi che dobbiamo imparare a parlare\u2026<\/p>\n<p>Andrea Lupo <\/p>\n<div id=\"voism-2990852820\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Triste destino quello dei musical al cinema. 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