{"id":36572,"date":"2015-02-20T16:29:48","date_gmt":"2015-02-20T15:29:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=36572"},"modified":"2015-02-20T16:55:29","modified_gmt":"2015-02-20T15:55:29","slug":"birdman-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2015\/02\/20\/birdman-la-recensione\/","title":{"rendered":"\u201cBirdman\u201d la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-3261949884\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p><a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/birdman-poster.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/birdman-poster-300x169.jpg\" alt=\"birdman-poster\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"alignnone size-medium wp-image-36574\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/birdman-poster-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/birdman-poster.jpg 844w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ha il ritmo di una jam session jazz l\u2019ultimo incredibile film di Alejandro Gonz\u00e1lez I\u00f1\u00e1rritu. E questo perch\u00e9, proprio come il jazz, l\u2019intera narrazione \u00e8 musicalmente scandita dall\u2019incedere apparentemente casuale di piatti, rullare di tamburi e percussioni che s\u2019innestano nel tessuto della storia diventandone prepotentemente protagonisti. Sonorit\u00e0 fumose e avanguardiste che sottolineano i moti dell\u2019anima squassata del protagonista e si fanno quasi conduttore psicanalitico dell\u2019intera trama. \u201cBirdman\u201d \u00e8 un film che non potrebbe esistere senza il suo ininterrotto flusso sonoro, lo stesso che d\u00e0 corpo e senso ad una messa in scena improvvisata, fatta di ingressi \u201ccasuali\u201d attraverso camere e camerini, sedute di autocoscienza (quella dell\u2019ego sdoppiato di un attore) e aperture \u201cesterne\u201d verso  un mondo abitato da attori capricciosi, famiglie insoddisfatte e un\u2019industria (quella hollywoodiana) che vorrebbe dettar legge sugli altrui piani artistici. \u201cApparentemente\u201d improvvisato nella sua struttura in forma di piano-sequenza ma in realt\u00e0 studiatissimo ed elaborato, \u201cBirdman\u201d \u00e8 uno di quei miracoli non soltanto tecnici ma soprattutto artistici, un film che ambisce a raccontare la vita attraverso il teatro e la societ\u00e0 attraverso i suoi attori. Un saggio di regia cinematograficamente inarrestabile e intellettualmente irresistibile che, col pretesto di raccontare la storia di una star da cine-comic in cerca di una rivalsa \u201ccritica\u201d, porta in scena molto pi\u00f9 prosaicamente l\u2019eterna tragedia di un bisogno primordiale, quello di essere amati. \u201cDi cosa parliamo quando parliamo d\u2019amore\u201d \u00e8 infatti il titolo dell\u2019opera di Raymond Carver scelta dal protagonista (un superbo Michael Keaton) per la sua rinascita teatrale, ma \u00e8 anche una frase che suonerebbe bene col punto di domanda finale . Perch\u00e9 l\u2019intima questione dell&#8217;opera, al di l\u00e0 dell\u2019ammirevole perizia tecnica con cui il regista incornicia un simile tour-de-force, sta proprio in questo: quante forme pu\u00f2 assumere la necessit\u00e0 di essere amati? Una domanda rispetto alla quale il film non \u00e8 affatto avaro di risposte. Anzi. E\u2019 forse quella Vanit\u00e0 (l\u2019amore per se stessi) in nome della quale non si esita a sacrificare l\u2019affetto familiare o la dedizione per i figli? O magari si identifica (e confonde) con l\u2019adorazione tout court, quel sentimento che l\u2019industria cinematografica crea abilmente a tavolino intorno ai suoi miti, mascherati  o meno, rendendoli quasi tossicodipendenti da essa? O ancora \u00e8 l\u2019amore autentico e viscerale per l\u2019arte pura, quello capace di rianimare le pulsioni sessuali di attori in cerca di se stessi o di spingere fino all\u2019estremo dell&#8217;autodistruzione? Chiss\u00e0, forse l\u2019unico bisogno di amore concretamente possibile oggi, sembrerebbe suggerire cinicamente la figlia del protagonista, resta quell\u2019essere visibili e \u201ccliccati\u201d nell\u2019era (leggi &#8220;dittatura&#8221;) dei social network. Queste insomma le molteplici declinazioni del desiderio che il film mette in scena fuori e dietro le quinte del suo incredibile e densissimo palcoscenico meta-cinematografico. Un luogo quel palco che, proprio come la vita, \u00e8 decisamente troppo piccolo per contenere emozioni tanto ampie e smisurate. Per questo in &#8220;Birdman&#8221; diventa necessario infrangere tutte le convenzioni e non solo quelle della finzione. Per questo alla fine \u201cvolare\u201d diventa atto indispensabile per il protagonista, nonch\u00e8 l&#8217;unica visione finale realmente significativa. E anche se quel volo \u00e8 visibile soltanto nello sguardo di chi osserva e oltre i bordi neri di uno schermo cinematografico, dentro quella splendida metafora finiamo inevitabilmente per perderci anche noi semplici spettatori. <\/p>\n<p>Andrea Lupo <\/p>\n<div id=\"voism-2983193853\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha il ritmo di una jam session jazz l\u2019ultimo incredibile film di Alejandro Gonz\u00e1lez I\u00f1\u00e1rritu. E questo perch\u00e9, proprio come il jazz, l\u2019intera narrazione \u00e8 musicalmente scandita dall\u2019incedere apparentemente casuale di piatti, rullare di tamburi e percussioni che s\u2019innestano nel tessuto della storia diventandone prepotentemente protagonisti. 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