{"id":35519,"date":"2014-10-16T17:32:57","date_gmt":"2014-10-16T15:32:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=35519"},"modified":"2014-11-22T11:36:27","modified_gmt":"2014-11-22T10:36:27","slug":"annabelle-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/10\/16\/annabelle-la-recensione\/","title":{"rendered":"&#8220;Annabelle&#8221; la recensione"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-4251185593\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/10\/16\/annabelle-la-recensione\/annabelle-movie-wallpaper\/\" rel=\"attachment wp-att-35538\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Annabelle Movie Wallpaper\" class=\"alignleft size-medium wp-image-35538\" height=\"220\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Annabelle-Movie-Wallpaper-300x220.jpg\" width=\"300\" \/><\/a>Bambole, pupi e puppets dominano da sempre l&rsquo;immaginario orrorifico cinematografico. Ne sapeva qualcosa il nostro Dario Argento che gi&agrave; quarant&rsquo;anni fa, con una singola sequenza di &ldquo;Profondo Rosso&rdquo; e la complicit&agrave; di un &quot;burattinaio&quot; d&rsquo;eccellenza come Carlo Rambaldi, era riuscito a condensare in un ghignante bambolotto meccanico, tutte le nostre paure pi&ugrave; profonde nei confronti di questi fantocci infantili. E sebbene oggi siamo perfettamente consapevoli che quell&rsquo;animatrone anni &rsquo;70 non fosse per niente posseduto da un qualche demone antico, quanto pi&ugrave; &ldquo;semplicemente&rdquo; azionato da un killer metodico come un chirurgo, l&rsquo;ansia dinanzi al suo annunciato ma fugace apparire in scena da allora non &egrave; diminuita di un grammo. E&rsquo; la bambola, punto. Il suo sguardo vitreo rivolto a tutto (e al tempo stesso a niente) ci sgomenta sempre e di brutto. Chucky, il bambolotto irriverente e assassino, Billy, il pupazzo in triciclo annunciatore di morte in &ldquo;Saw- L&rsquo;enigmista&rdquo;, le marionette di &ldquo;Dead Silence&rdquo; e infine Annabelle, feticcio infantile e cuore terrifico de &ldquo;L&rsquo;evocazione&rdquo;. In comune gli ultimi tre titoli citati hanno proprio il regista, James Wan, che coi pupazzi evidentemente mostra di avere un feeling di lunga durata. Un amore che lo ha condotto a produrre, ma non a dirigere, questo spin-off tutto dedicato all&rsquo;immobile e sogghignante bambola fasciata di bianco e dalle trecce ramate. Un film resosi quasi &ldquo;necessario&rdquo; dato che al successo di &ldquo;The Conjuring&rdquo; ha contribuito in larga parte proprio lei quando, a cavallo dell&#39;immancabile sedia a dondolo, &quot;sbirciava&quot; dai manifesti promozionali del film-fenomeno 2013. Dalla costola di quell&rsquo;horror, perfetto, genuinamente prevedibile ma di rara eleganza vintage oltre che curatissimo nella direzione degli attori, nasce la vicenda narrata in questo &ldquo;Annabelle&rdquo;, ambientato nella California di fine anni &rsquo;60 dove, pi&ugrave; che il puzzo di zolfo, a dominare sono gli echi di un terrore che irrompe dentro le mura domestiche infrangendo sicurezze ed equilibri (tanto per intenderci, qui si citano Charles Manson, la gravidanza di &ldquo;Rosemary&rsquo;s Baby&rdquo; e perfino la triste vicenda di Sharon Tate). Due coniugi, una casa, una collezione di bambole (tutte sinistre per la verit&agrave;) e l&rsquo;ombra delle sette a sconvolgere il tranquillo focolaio. Senza voler rivelare alcunch&eacute; della trama (in linea comunque con gli standard narrativi dell&rsquo;horror &ldquo;medio&rdquo;), si apprezza in &ldquo;Annabelle&rdquo; il tentativo di non trasformare (per fortuna) la bambola stessa in una grottesco epigono di Chucky. Annabelle non si muove, n&eacute; si vede mai muoversi (se non in una terrificante sequenza che spiega il perch&eacute;) ma sembra esercitare comunque il suo malefico influsso sugli eventi stessi del film. Del resto, in linea con quanto declamato dai coniugi Warren, demonologi realmente esistiti (nonch&egrave; &quot;custodi&quot; della vera Annabelle) gi&agrave; protagonisti de &ldquo;L&rsquo;evocazione&rdquo;, &ldquo;non sono gli oggetti ad essere posseduti ma solo le persone, mentre gli oggetti sono solo il tramite del demone per perpetrare l&rsquo;inganno&rdquo;. E il demone qui fa davvero capolino in una sequenza d&rsquo;antologia che segna il picco di un prodotto concluso s&igrave; diligentemente ma anche un po&rsquo; fiaccamente. I difetti non mancano (personaggi sbozzati e poco condivisibili nelle scelte, l&rsquo;atmosfera eccessivamente patinata e poco vintage, lo scarso approfondimento del substrato socio-culturale di quegli anni), cos&igrave; come si nota l&rsquo;assenza di una mano sicura come quella di Wan, capace di coniugare la narrazione al gusto per la rappresentazione gotica. Nonostante questo il divertimento (in termini di horror) c&rsquo;&egrave; tutto e si pu&ograve; tranquillamente passar sopra le carenze di sceneggiatura per amore dell&rsquo;intrattenimento. Tutto sommato un discreto interludio prima de &ldquo;L&rsquo;evocazione 2&rdquo; dove, si spera, non si decider&agrave; di logorare per eccesso di &ldquo;esposizione&rdquo; questa neo-nata icona horror meritevole ormai di stare nella cameretta infantile di ogni appassionato del genere.\n<\/p>\n<p>\n\tAndrea Lupo<\/p>\n<div id=\"voism-1235477954\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bambole, pupi e puppets dominano da sempre l&rsquo;immaginario orrorifico cinematografico. 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