{"id":35097,"date":"2014-07-27T08:25:20","date_gmt":"2014-07-27T06:25:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=35097"},"modified":"2014-11-22T11:37:19","modified_gmt":"2014-11-22T10:37:19","slug":"recensione-transformers-4-lera-dellestinzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/07\/27\/recensione-transformers-4-lera-dellestinzione\/","title":{"rendered":"Recensione &#8220;Transformers 4- L&#8217;era dell&#8217;estinzione&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-2857663498\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/07\/27\/recensione-transformers-4-lera-dellestinzione\/image-306\/\" rel=\"attachment wp-att-35169\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"image\" class=\"alignleft size-medium wp-image-35169\" height=\"199\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/image4-300x199.jpg\" width=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/image4-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/image4.jpg 980w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Misura. Una di quelle (belle) parole che occorrerebbe ricordare a Michael Bay, regista &ldquo;teorico&rdquo; del genere action che pare averla smarrita almeno un paio di pellicole fa. Intendiamoci bene: chi scrive, pur non amando particolarmente lo stile enfatico e visivamente &ldquo;reazionario&rdquo; dei suoi film, gli riconosce comunque grandi abilit&agrave; sul piano tecnico (girare inseguimenti adrenalici e orchestrare esplosioni non &egrave; da tutti), ironia e perfino una qualche ambizione drammaturgica (The Island, The Rock). Bay insomma &egrave; un perfetto &ldquo;derivato&rdquo; dell&rsquo;industria cinematografica a stelle e strisce, un cineasta capace di sfruttare il meglio delle disponibilit&agrave; produttive (perch&eacute; da Bad Boys in poi non si pu&ograve; dire che abbia usufruito di budget lesinati o attori poco noti) mettendole al servizio dell&rsquo;entertainment hollywoodiano pi&ugrave; remunerativo. Celebrazione pura del grado zero dell&rsquo;impegno e della filosofia del pop-corn insomma. Il problema del regista, annunciato da &quot;spie&quot; presenti gi&agrave; nel secondo &ldquo;Transformers&rdquo; e divenuto palese in questo quarto capitolo, resta, per l&rsquo;appunto, la cronica assenza di misura. Consapevoli che la taglia &quot;XXL&quot; sia quella a lui pi&ugrave; congeniale sotto il profilo del minutaggio (nella sua filmografia non si trovano titoli inferiori alle 2 ore e 20), da &ldquo;spettatori medi&rdquo; registriamo in Bay l&rsquo;assenza di una (salutare) capacit&agrave; di (auto)regolarsi, quella che, per intenderci, un tempo toccava ai produttori e che oggi invece sembra essere totalmente appannaggio dei registi (certo, anche Christopher Nolan sfiora spesso le tre ore ma al netto di sceneggiature piene e vibranti). Cos&igrave;, se paragoniamo l&rsquo;equilibrio che dominava il primo capitolo del franchise dei robottoni (dove la &ldquo;mano&rdquo; felice dello Spielberg produttore si sentiva) con l&rsquo;instabilit&agrave; anche narrativa di questo quarto, ci rendiamo perfettamente conto di quanto si sia smarrito e cosa invece sia stato incrementato nella saga. Nel primo film c&rsquo;erano la bravura &#8220;nerd&#8221; di Shia La Beuf e l&rsquo;azione mozzafiato, conditi al meglio dall&rsquo;ironia dei comprimari (genitori, politici complottisti) e dalla &ldquo;gnocchezza&rdquo; senza pari di Megan Fox. E, naturalmente, c&#039;erano i robottoni, ancora capaci di comunicare un infantile e salutare sense of wonder. Elementi tutti vincenti ma puntualmente portati nei successivi capitoli a un fastidioso parossismo dal quale, evidentemente, il regista voleva affrancarsi. Ecco spiegato dunque il ricorso, in questo quarto capitolo, ad alcuni impacciati surrogati (spacciati per\u00f2 per seriose &quot;novit&agrave;&quot;) che non migliorano di molto la situazione precedente. Si va dal prudente capofamiglia e inventore Mark Whalberg alla scapestrata figlia &ldquo;bona&rdquo;, la cui presenza &egrave; giustificabile giusto per qualche siparietto di gelosia col padre e per la generosa esibizione degli shorts (anche se, rispetto a Megan Fox, non &egrave; altro che la versione ipocrita di un sogno erotico-adolescenziale &ldquo;tarpato&rdquo;). Non mancano strambe figure di industrialotti collusi e pentiti (Stanley Tucci poco sfruttato) e agenti segreti cattivi oltre ogni giustificabile ragione. Ma se sulla sceneggiatura siamo stati sempre disposti a chiudere pi&ugrave; di un occhio, &egrave; proprio con gli attesi robottoni che registriamo le delusioni maggiori. Decepticon e Autobot immischiati ancor pi&ugrave; che in passato in contorti antagonismi umano-alieni di cui &egrave; facile disinteressarsi o impegnati in altrettanto audaci contorsioni fisiche (ai limiti della credibilit&agrave; &ldquo;metallica&rdquo;) incapaci di suscitare il minimo stupore. Un&#8217;aggressione &quot;sensoriale&quot; in piena regola che tocca quasi tutte le umane funzioni fondamentali, neanche il regista vedesse noi spettatori come periferiche del suo personale impianto 5.1. Michael Bay, fermamente convinto che divertimento o coinvolgimento siano concetti direttamente proporzionali alle tonnellate di pixel profuse in ogni sequenza, in questo quarto &quot;Transformers&quot; (o meglio &quot;Frastorners&quot;) radicalizza ancor di pi&ugrave; la sua visione estetica dei robot dimenticandosi &ndash;e questo &egrave; il peccato pi&ugrave; grave- che quei giocattoli (perch&eacute; tali restano) acquistavano vita innanzitutto dentro la dimensione psicologica infantile e non per mezzo (soltanto) di quella esteriore. Certa critica nel cinema recente di Bay ritrova gi&agrave; un&rsquo;ideologia cinefila (?) tutta da analizzare. Gli adolescenti moderni invece distrattamente si accorgeranno della differenza fra schermo, videogame e tablet. Tutti gli altri (come il sottoscritto) si limiteranno a sbadigliare ogni tanto dinanzi al frastuono, ben intenzionati magari a non raccogliere l&rsquo;invito per l&#039;annunciato quinto capitolo. Per questi ultimi raccomandiamo di lavar via i &ldquo;pixel&rdquo; in eccesso tramite la visione di un qualsiasi Spielberg o Zemeckis anni &rsquo;80 o magari, per non fare troppo gli schizzinosi &ldquo;vintage&rdquo;, del sottovalutato &ldquo;Super 8&rdquo;. Perch&eacute;, se non il cervello, almeno il cuore vuole ancora la sua parte.\n<\/p>\n<p>\n\tAndrea Lupo<\/p>\n<div id=\"voism-285326503\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Misura. Una di quelle (belle) parole che occorrerebbe ricordare a Michael Bay, regista &ldquo;teorico&rdquo; del genere action che pare averla smarrita almeno un paio di pellicole fa. 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