{"id":33522,"date":"2014-06-04T12:01:46","date_gmt":"2014-06-04T10:01:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=33522"},"modified":"2014-11-22T11:39:00","modified_gmt":"2014-11-22T10:39:00","slug":"recensione-maleficent","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/06\/04\/recensione-maleficent\/","title":{"rendered":"Recensione &#8220;Maleficent&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-2854376670\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/06\/04\/recensione-maleficent\/images-30\/\" rel=\"attachment wp-att-33576\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"images\" class=\"alignleft size-full wp-image-33576\" height=\"177\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/images.jpg\" width=\"284\" \/><\/a>&ldquo;C&#039;era una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli, ma tanto disperati, da non potersi dir quanto&hellip;&rdquo;. Questo l&rsquo;incipit della favola originale di Charles Perrault, &ldquo;La bella nel bosco dormiente&rdquo;, nell&rsquo;elegante traduzione di un altro maestro del racconto, Carlo Collodi. Elegante e unica a un tempo, perch&eacute; gi&agrave; in quel classico &ldquo;attacco&rdquo; favolistico sono nascoste alcune impercettibili variazioni di senso, frutto dell&rsquo;approccio tipico dei traduttori. Il Re e la Regina infatti sovente sono &ldquo;disperati&rdquo; o &ldquo;molto tristi&rdquo; e, in talune versioni, anche &ldquo;tanto tanto arrabbiati&rdquo;. Tutto questo a dimostrazione che la volont&agrave; di cambiare, diversificare e perfino alterare i sentimenti risiede gi&agrave; nell&rsquo;animo di colui che racconta la storia e la tramanda ai posteri con l&rsquo;intento (mai celato) di impadronirsene un po&rsquo;. Perrault lo aveva fatto gi&agrave; nella sua edulcorata versione del pi&ugrave; crudo racconto contenuto nel &ldquo;Pentamerone&rdquo; di Gianbattista Basile (sorta di Decameron favolistico), dove il bacio che destava la bella era invece un innominabile stupro. La Disney secoli dopo, nel riprendere l&rsquo;originario scritto francese per la sua versione animata in Super Technirama, &#8220;epurer\u00e0&#8221; ulteriormente il racconto da quei risvolti che minacciavano non poco il lieto fine (nella fiaba il principe Filippo, imprigionato per 100 anni dalla strega, risveglier&agrave; Rosaspina solo da vecchio, mentre nessuna unione si concretizzer&agrave; fra i due). Forse fra un altro secolo, rivolgendoci a quest&rsquo;ultimo &ldquo;Maleficent&rdquo;(distante &quot;solo&quot; 55 anni da quel capolavoro di grafica e musicalit\u00e0), magari giudicheremo con pi&ugrave; indulgenza l&rsquo;azzardato spirito revisionista con cui la Disney ha voluto &ldquo;ripensare&rdquo; totalmente una delle sue &#8220;cattive&#8221; pi&ugrave; iconiche ed aristocratiche, la strega Malefica. Cos&igrave;, tra scorie di un digitale fin troppo &ldquo;spinto&rdquo; e visivamente omogeneizzato, ma con l&rsquo;aiuto di una Angelina Jolie pi&ugrave; disinvolta del solito e dolcemente &ldquo;materna&rdquo;, magari riscontreremo barlumi di una morale favolistica ancora tutta da custodire, quella stessa morale che oggi ci appare inedita ed emancipata perch&eacute; gi&agrave; lontana anni luce dalla passivit&agrave; tipica delle &ldquo;belle&rdquo; e dalla crudelt&agrave; a tutto tondo delle streghe. Ecco allora &ldquo;Maleficent&rdquo; 2014, fiaba live-action che ci dirotta spazialmente dalle architetture fiammeggianti e spigolose del Medioevo disneyano, a un qualsiasi castello fantasy in CGI. Creaturine affabili in paesaggi multicolori, maghe protettrici leziosette e un po&rsquo; inutili, guardiani del bosco e grandi fate dotate di corna e ali ma, soprattutto, di personalit&agrave; superiore alla media della citata fauna mitologica. Maleficent-Jolie domina (per fortuna) su tutte le ovviet&agrave; visive del caso attraverso quel suo sembiante inizialmente tragico e disilluso, quindi pietoso e amabile o perfino, inaspettatamente, ironico. Del resto &egrave; l&rsquo;avvenenza stessa dell&rsquo;attrice a imporre sul personaggio una gamma di sfumature pi&ugrave; intense ed umane, nonostante la teatralit&agrave; del trucco voglia avvicinarla a quell&rsquo;irraggiungibile icona del male dal viso affusolato (o &ldquo;a fuso&rdquo;, giusto per richiamare il tema delle spine che domina graficamente il capolavoro animato). Metamorfosi psicologiche quasi obbligate le sue, anche perch&eacute; meglio capaci di condurre verso l&rsquo;inedita morale finale, frutto del nuovo corso filosofico disneyano. &ldquo;Frozen&rdquo;, dopotutto, ci aveva gi&agrave; avvertiti: se le nuove principesse se ne infischiano del bacio del vero amore e puntano pi&ugrave; a consolidare affetti familiari sicuri (l&igrave; era l&rsquo;amore fra sorelle), allora del principe si puo&rsquo; anche fare a meno o, al massimo, non renderlo pi&ugrave; il centro di tutte le preoccupazioni domestiche. Qui &egrave; una madre putativa a prendere il posto di un genitore pi&ugrave; zelante nelle questioni di potere che in quelle familiari (nonch&eacute; sentimentalmente arido), mentre l&rsquo;altro &ldquo;maschietto&rdquo; presente nei dintorni (il principe Filippo) &egrave; poco pi&ugrave; che un imberbe (ed imbelle) adolescente privo di spessore. Cambiamenti inevitabili anche alla luce del fatto che sono gi&agrave; le principesse (ma soprattutto le streghe) a non essere pi&ugrave; quelle di una volta, mentre sullo sfondo il bene e il male, nella nuova narrazione erede dello zio Walt, finiscono per fraternizzare ben al di l\u00e0 delle dinamiche tradizionali dei canovacci fiabeschi. Sar\u00e0 stata la societ&agrave; a cambiare e la Disney ad essersi adeguata? O magari &egrave; solo frutto di un trend che punta palesemente a costruire nuovi target adolescenziali? Di sicuro c&rsquo;&egrave; che gli uomini, da queste revisioni, ne escono con le ossa parecchio rotte. Almeno fino al prossimo appuntamento. Che magari sar&agrave; fra altri 55 anni quando -chi lo sa?- verr&agrave; licenziata una nuova versione de &ldquo;La Bella addormentata&rdquo; stavolta dalla prospettiva di un principe dubbioso&hellip;\n<\/p>\n<p>\n\tAndrea Lupo<\/p>\n<div id=\"voism-324245148\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&ldquo;C&#039;era una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli, ma tanto disperati, da non potersi dir quanto&hellip;&rdquo;. Questo l&rsquo;incipit della favola originale di Charles Perrault, &ldquo;La bella nel bosco dormiente&rdquo;, nell&rsquo;elegante traduzione di un altro maestro del racconto, Carlo Collodi. 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