{"id":31211,"date":"2014-04-23T20:48:48","date_gmt":"2014-04-23T18:48:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=31211"},"modified":"2014-11-22T11:41:06","modified_gmt":"2014-11-22T10:41:06","slug":"recensione-transcendence-di-wally-pfister","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/04\/23\/recensione-transcendence-di-wally-pfister\/","title":{"rendered":"Recensione &#8220;Transcendence&#8221; di Wally Pfister"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-2691098803\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/04\/23\/recensione-transcendence-di-wally-pfister\/image-2988\/\" rel=\"attachment wp-att-31250\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"image\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31250\" height=\"183\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/image60.jpg\" width=\"275\" \/><\/a>\n<\/p>\n<p>\n\tPer gli spettatori profani il nome di Wally Pfister non dir&agrave; certo granch&egrave;. Ma per gli addetti ai lavori e i cinefili documentati questo esordiente regista dal cognome poco pronunciabile rappresenta l&rsquo;artefice di molti di quei miracoli visivi che portano la firma di Christopher Nolan. A lui si devono infatti le atmosfere magiche e rarefatte di &ldquo;The Prestige&rdquo;, i crepuscoli visivi (e psicologici) del &quot;Cavaliere Oscuro&quot; e soprattutto lo stratificato e mutevole subconscio di &ldquo;Inception&rdquo; (pellicola per la quale si &egrave; aggiudicato nel 2011 un meritatissimo premio Oscar). Un direttore della fotografia passato dietro la macchina da presa (come gi&agrave; altri colleghi prima di lui), a dimostrazione del fatto che per fare cinema talvolta non occorrono particolari studi registici, ma soltanto una lunga e necessaria gavetta tecnica in settori tanto collaterali quanto cruciali (sceneggiatura, montaggio,etc.). La &ldquo;benedizione&rdquo; dell&rsquo;amico Nolan, per&ograve;, qui si sente tutta e il film di certo non avrebbe potuto vantare un cast cos&igrave; nutrito (Johnny Depp, Morgan Freeman, Cillian Murphy, Paul Bettany e Rebecca Hall) se molte di queste star non avessero gi&agrave; &quot;frequentato&quot; il set di tanti capolavori del regista di &ldquo;Memento&rdquo;. A completare i credits del progetto vi &egrave; infine una sceneggiatura, firmata dall&rsquo;esordiente Jack Plagen, ritenuta gi&agrave; tra le migliori del 2012. E allora com&rsquo;&egrave; alla fine questo &ldquo;Transcendence&rdquo;, film sul quale gravano non poche aspettative critiche e soprattutto commerciali? Diciamo subito che non &egrave; il film che il grande pubblico si aspetta. E&rsquo;molto di pi&ugrave; certamente ma &egrave; anche (inevitabilmente) qualcosa che rischia di scontentare i &ldquo;pi&ugrave;&rdquo;. Siamo nei territori della fantascienza pi&ugrave; &ldquo;spinta&rdquo;, quella in cui, per potersi abbandonare allo spettacolo e al suo messaggio, bisogna innanzitutto accantonare le molte riserve legate agli audaci assunti tecnologici. Perch&eacute; l&rsquo;idea di base (l&rsquo;intelligenza umana che si innesta in una struttura artificiale e finisce poi per &ldquo;trascendere&rdquo; la macchina stessa) non &egrave; che il mero pretesto per andare oltre una storia di cyber-intelligenze fuori controllo (sulla scia de &ldquo;Il tagliaerbe&rdquo; per intenderci). Qui si lambiscono infatti tematiche &quot;pesanti&quot; come l&rsquo;etica applicata alla tecnologia (l&rsquo;upload di un cervello morente in un hard disc, ipotesi non cos&igrave; remota) e le implicazioni sociologiche legate all&rsquo;utilizzo dei sistemi operativi (l&rsquo;interfacciarsi emotivo fra uomo e supporto non &egrave; gi&agrave; implicita conseguenza dell&rsquo;attuale e fin troppo disinvolto utilizzo delle piattaforme social?). Ad arricchire il quadro vi &egrave; poi un&rsquo;intelligenza artificiale non cos&igrave; &ldquo;maligna&rdquo; come si potrebbe credere (la nuova A.I. del defunto scienziato guarisce i mali e monitora il benessere dell&rsquo;uomo) e il cui agire non &egrave; nemmeno tanto prevedibile (laddove invece i classici gruppi eversivi-motore dell&#39;azione, qui agiscono in modo scontato e, come da copione, prevedibilmente terroristico). A un certo punto nella storia di questa intelligenza artificiale (o residuale) connessa in rete e che aspira alla &quot;trascendenza&quot;, si tocca perfino la metafora &ldquo;cristologica&rdquo;, chiave di lettura da non sottovalutare troppo, specialmente per quell&#39;insolito sottotesto critico che l&#39;accompagna (le nanotecnologie guidate dallo scienziato guariscono dai mali dando luogo ad una nuova forma di proselitismo). Insomma c&rsquo;&egrave; tantissima carne al fuoco in questo &ldquo;Trascendence&rdquo;. Cos&igrave; tanta da venire inevitabilmente travolta dalle ovvie esigenze di racconto. Ed &egrave; probabilmente per questa sua debolezza nel dominare totalmente la fitta materia (ma in realt&agrave; era la ricchissima sceneggiatura a dover essere arginata) che il Wally Pfister direttore della fotografia mostra i suoi limiti come regista. E cos&igrave;, se dal punto di vista visivo la resa cinematografica rimane sempre impeccabile (il film non &egrave; privo di interessanti suggestioni scenografiche), &egrave; sotto quello emotivo che l&rsquo;insieme risulta piuttosto algido. Una freddezza che per&ograve; per &quot;Transcendence&quot; rappresenta anche quello scotto necessario da pagare per non essere archiviato come un qualsiasi blockbuster vuoto e dimenticabile. Si esce pensando dal film, ragionando anche su quegli scenari bui tanto lontani quanto temibili. E questo, considerati i tempi, non &egrave; poco.\n<\/p>\n<p>\n\tAndrea Lupo<\/p>\n<div id=\"voism-780392711\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per gli spettatori profani il nome di Wally Pfister non dir&agrave; certo granch&egrave;. 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