{"id":30738,"date":"2014-04-16T21:19:56","date_gmt":"2014-04-16T19:19:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=30738"},"modified":"2014-11-22T11:44:39","modified_gmt":"2014-11-22T10:44:39","slug":"recensione-noah-di-darren-aronofsky","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/04\/16\/recensione-noah-di-darren-aronofsky\/","title":{"rendered":"Recensione &#8220;Noah&#8221; di Darren Aronofsky"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-3495473706\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/04\/16\/recensione-noah-di-darren-aronofsky\/noah_intl_quad-poster-620x350-4\/\" rel=\"attachment wp-att-30747\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"noah_intl_quad-poster-620x350\" class=\"alignleft size-medium wp-image-30747\" height=\"169\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/noah_intl_quad-poster-620x3503-300x169.jpg\" width=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/noah_intl_quad-poster-620x3503-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/noah_intl_quad-poster-620x3503.jpg 620w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ci sono modi diversi per affrontare la visione del controverso &ldquo;Noah&rdquo; di Darren Aronofsky. C&rsquo;&egrave; la maniera pi&ugrave; semplice ed immediata, ovverosia quella di ascriverlo al filone dei cosiddetti film &ldquo;biblici&rdquo;, categoria che ha conosciuto il suo massimo fulgore produttivo tra gli anni &rsquo;50 e &rsquo;60 (Ben Hur, La Bibbia, I dieci comandamenti, etc.). C&rsquo;&egrave; poi quella altrettanto semplice di intenderlo come moderno blockbuster fantasy, sapientemente infarcito di star, classica CGI e una &ldquo;sorvegliata&rdquo; spettacolarit&agrave; a misura di adulto. Entrambi i modi di vedere rischiano per&ograve; di scontentare quei potenziali destinatari della pellicola. Perch&eacute;, e qui sta il terzo approccio, &ldquo;Noah&rdquo; &egrave; soprattutto un film di Darren Aronofsky, il suo progetto pi&ugrave; ambizioso e visionario, quello che da sogno coccolato in modo indipendente (c&rsquo;&egrave; perfino una personale graphic novel a monte) &egrave; divenuto &ldquo;carne&rdquo; (hollywoodiana) per tutte le masse. Un film indipendente che ibrida linguaggi provenienti da altri universi cinematografici e che rischia di pagare sulla propria pelle il prezzo di certi compromessi. Perch&eacute; se di biblico c&rsquo;&egrave; senz&rsquo;altro l&rsquo;impianto (La Genesi), del tutto personali e fortemente &ldquo;laici&rdquo; (per stessa ammissione del regista) risultano taluni innesti operati all&rsquo;interno del mito. La scelta, per esempio, di inserire un personaggio come Ila, figlia adottiva e &ldquo;sterile&rdquo;di No&egrave; (interpretata dalla &ldquo;potteriana&rdquo; Emma Watson), potrebbe apparire didascalica ma risulta anche perfettamente funzionale al pensiero &ldquo;deterministico&rdquo; del protagonista (che a un certo punto sfocia quasi nella deriva fondamentalista). Altrettanto &ldquo;indipendente&rdquo; risulta poi la scelta di strutturare il film intorno al lungo prologo e al successivo dramma che si sviluppa all&rsquo;interno dell&rsquo;arca, mentre l&rsquo;inondazione (ad eccezione di una evocativa sequenza di morte con l&rsquo;umanit&agrave; aggrappata ad uno scoglio e le sue urla disperate da fuori) resta quasi fuori campo e non invade troppo la materia narrata (laddove in un &ldquo;classico&rdquo; film storico si sarebbe verificato l&rsquo;esatto contrario). Ci sono libere digressioni fantasy magari poco felici e nate dal &#8220;vuoto&#8221; descrittivo dei Sacri Testi (i giganti citati nella Genesi qui diventano vigilanti di pietra pi&ugrave; vicini ai Transformers che a creature di Ray Harryhousen), situazioni giovani(listiche) eccessivamente moderne (ma se il cast annovera Hermione e Percy Jackson certi &ldquo;scivoloni&rdquo; di sceneggiatura possono lecitamente attendersi) e un Matusalemme meno ieratico di quanto ci si aspetterebbe. Imperfezioni evitabili certo ma, per fortuna, non cos&igrave; terribili da offuscare la potenza dell&rsquo;affresco complessivo. Che poi &egrave; quello che pulsa intorno a un personaggio magmatico e psicologicamente mai banale (cui Russel Crowe aderisce con totale fisicit&agrave;) e che vive delle visioni sfrenate e contemporanee del suo regista. E se l&rsquo;immaginario di Aronofsky si ravviva negli inserti onirici, in certi squarci da incubo o nel racconto della Creazione, tutti momenti in cui riecheggiano le visioni barocche di &ldquo;The Fountain&rdquo; (il film pi&ugrave; vicino a &ldquo;Noah&rdquo; anche se molto pi&ugrave; libero e indipendente di questo), la frenesia divorante del protagonista non pu&ograve; non richiamare alla memoria l&rsquo;ansia autodistruttiva che investiva il suo wrestler Mickey Rourke o il cigno nero di Natalie Portman. Potr&agrave; piacere o meno (come tutti i film di Aronofsky del resto) e non &egrave; cinema esente da difetti, ma nessuno potr&agrave; affermare che in questo &ldquo;Noah&rdquo; l&rsquo;autore sia stato soffocato dal blockbuster. O, per meglio dire, che vi sia &ldquo;annegato&rdquo; dentro. <\/p>\n<p>Andrea Lupo<\/p>\n<div id=\"voism-1752683336\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono modi diversi per affrontare la visione del controverso &ldquo;Noah&rdquo; di Darren Aronofsky. C&rsquo;&egrave; la maniera pi&ugrave; semplice ed immediata, ovverosia quella di ascriverlo al filone dei cosiddetti film &ldquo;biblici&rdquo;, categoria che ha conosciuto il suo massimo fulgore produttivo tra gli anni &rsquo;50 e &rsquo;60 (Ben Hur, La Bibbia, I dieci comandamenti, etc.). 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