{"id":29926,"date":"2014-04-05T11:20:05","date_gmt":"2014-04-05T09:20:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=29926"},"modified":"2014-04-07T12:06:58","modified_gmt":"2014-04-07T10:06:58","slug":"un-grilloper-la-testa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/04\/05\/un-grilloper-la-testa\/","title":{"rendered":"Un Grillo\u2026per la testa"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-4057560399\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/04\/05\/un-grilloper-la-testa\/grillo-con-scritta\/\" rel=\"attachment wp-att-30043\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"grillo con scritta\" class=\"alignleft size-medium wp-image-30043\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/grillo-con-scritta-228x300.jpg\" width=\"228\" srcset=\"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/grillo-con-scritta-228x300.jpg 228w, https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/grillo-con-scritta-779x1024.jpg 779w\" sizes=\"auto, (max-width: 228px) 100vw, 228px\" \/><\/a>L&rsquo;hanno ribattezzato un &ldquo;comizio teatrale a pagamento&rdquo;. Critica lecita s&rsquo;intende ma, a dire il vero, anche un po&rsquo; pleonastica. Perch&eacute; sparare a zero su &ldquo;Te la do io l&rsquo;Europa&rdquo;, impuntandosi unicamente sulla sua natura di &ldquo;comizio comico&rdquo; (o &ldquo;comi-comizio&rdquo; se mi passate il neologismo), &egrave; abbastanza facile. In fondo &egrave; la stessa politica italiana ad essere gi&agrave;, a suo modo,&ldquo;teatrale&rdquo;. Smesso quel ruolo di intermediario fondamentale fra cittadini e istituzioni, quest&rsquo;ultima &egrave; infatti diventata sempre pi&ugrave; una sorta di quotidiana passerella mediatica dove a contare sembrano essere solo nomi (gli stessi), volti (tirati) e quei proclama reiterati fino alla nausea e sempre meno credibili. Li chiamiamo, non a caso, i &ldquo;protagonisti&rdquo; della politica neanche si trattasse delle figure centrali di una fiction. Se &egrave; d&rsquo;uso far propaganda sia in modo &ldquo;invisibile&rdquo; (nei Tg di Stato pagati dai contribuenti) che in maniera pi&ugrave; &ldquo;sfacciata&rdquo; (nella tv commerciale pagata dai consumi), perch&eacute; allora strapparsi i capelli di fronte a uno spettacolo teatrale che ha &ldquo;colpa&rdquo; di essere soprattutto politico? La politica &egrave; in ogni dove e non sar&agrave; certo la scelta (perfino impopolare per un movimento &ldquo;popolare&rdquo;) di farne oggetto di un tour a pagamento a rendere alcune strategie pi&ugrave; deprecabili di tante subdolerie concorrenti. Levatoci il dente passiamo allo spettacolo dicendo subito che &ldquo;Te la do io l&rsquo;Europa&rdquo; &egrave; s&igrave; quel che ci si aspettava ma non anche quel che il titolo (che rimanda esplicitamente al passato televisivo degli storici &ldquo;Te la do io l&rsquo;America&rdquo; e &ldquo;Te lo do io il Brasile&rdquo;), lasciava un po&rsquo; intendere. Evidentemente l&rsquo;urgenza dettata dai tempi e la necessit&agrave; di mettere sul tavolino argomenti importanti hanno messo in ombra talune questioni meramente &ldquo;teatrali&rdquo; (sullo spettacolo pesa in qualche modo la mancanza di una struttura pi&ugrave; organica) lasciando spazio libero al suo mattatore e alla sua funambolica capacit&agrave; di intrattenere e far riflettere. Uno spettacolo sincero insomma ma anche quasi &ldquo;in progress&rdquo;, destinato probabilmente ad evolversi ancora nel corso delle tappe successive, dopo il &ldquo;battesimo&rdquo; catanese baciato dal successo. Suggestivo l&rsquo;intro filmato che mostra i cambiamenti geopolitici dell&rsquo;Europa nel corso di 1000 anni di storia e divertente il successivo ingresso del comico bardato come fantasma dell&rsquo;Euro (con tanto di citazione da Marx e dal suo &ldquo;spettro che si aggira per l&rsquo;Europa&rdquo;). A questo riuscito incipit segue quindi il vero spettacolo nel corso del quale il &ldquo;Grillo parlante&rdquo; alterna denuncia e risate, polemiche intorno ai problemi che affliggono l&rsquo;attualit&agrave; economica italiana e ironici squarci su certi modus vivendi acquisiti fuori dallo stivale (come le bizzarre forchette vibranti che regolano le diete o le nuove tecnologie scolastiche che sostituiscono i libri, con tanto di esilaranti raffronti fotografici dei nostri bimbi pesantemente zavorrati). Si ride (a denti stretti perch&eacute; i problemi rimangono spinosi) ma pi&ugrave; che altro si riflette come da intenzioni. Perch&eacute; comprendere la portata del Fiscal Compact e soprattutto chiedersi come mai accordi cos&igrave; &ldquo;pesanti&rdquo; vengano siglati quasi al riparo dai riflettori, sono questioni che non dovrebbero lasciare indifferente nessuno (grillino o meno). Si disquisisce ancora sul significato delle parole e sugli inganni delle traduzioni, di come &ldquo;Comunit&agrave;&rdquo; sia, solidaristicamente, un concetto pi&ugrave; forte di quello &ldquo;Unione&rdquo;, di dazi da applicare sui prodotti stranieri e di abolizione del pareggio di bilancio. E se l&rsquo;Euro resta davvero lo &ldquo;spettro&rdquo; che ci ha impoveriti tutti, quell&rsquo;abolizione da lui ventilata suscita ancora diversi dubbi e lecite paure (come si intuisce da alcuni commenti colti fra il pubblico). Non sfugge (per fortuna) ai suoi strali la politica italiana, bacchettata soprattutto per quell&rsquo;assenza (costituzionale) di un vincolo di mandato che responsabilizzi gli eletti di qualsiasi parte politica, evitando certe ipocrite &ldquo;emorragie&rdquo; dai partiti (e il pensiero corre tanto a quelle verificatesi nel M5S quanto ad altre del recente passato). Ecco allora che, al di l&agrave; di tutte le questioni sollevate, dalla Germania che preme all&rsquo;Italia che arretra, dagli eurobond da adottare a quel MUOS che prima si prometteva di stoppare e poi invece si avalla disinvoltamente (argomento che &quot;nasce&quot; dal pubblico in sala), la questione nodale (nonch&egrave; il vero obiettivo) resta in fondo sempre la stessa ed &egrave; di quelle che trascende qualsiasi appartenenza ideologica: il risanamento morale di un&rsquo;intera classe politica e la bonifica del sistema costituzionale dal verminaio che lo affligge da sessant&rsquo;anni. Lui promette di ridarci l&rsquo;Europa. Speriamo, prima di tutto, di riavere l&rsquo;Italia&hellip;\n<\/p>\n<p>\n\tTesto e disegno di<br \/>\n\tAndrea Lupo<\/p>\n<div id=\"voism-2174405688\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&rsquo;hanno ribattezzato un &ldquo;comizio teatrale a pagamento&rdquo;. Critica lecita s&rsquo;intende ma, a dire il vero, anche un po&rsquo; pleonastica. Perch&eacute; sparare a zero su &ldquo;Te la do io l&rsquo;Europa&rdquo;, impuntandosi unicamente sulla sua natura di &ldquo;comizio comico&rdquo; (o &ldquo;comi-comizio&rdquo; se mi passate il neologismo), &egrave; abbastanza facile. 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