{"id":29703,"date":"2014-03-28T16:11:05","date_gmt":"2014-03-28T15:11:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/?p=29703"},"modified":"2014-11-22T11:45:09","modified_gmt":"2014-11-22T10:45:09","slug":"recensione-storia-di-una-ladra-di-libri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/03\/28\/recensione-storia-di-una-ladra-di-libri\/","title":{"rendered":"Recensione &#8220;Storia di una ladra di libri&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"voism-1450746702\" class=\"voism-prima-del-contenuto voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div><p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/2014\/03\/28\/recensione-storia-di-una-ladra-di-libri\/storia-di-una-ladra-di-libri\/\" rel=\"attachment wp-att-29718\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"storia di una ladra di libri\" class=\"alignleft size-full wp-image-29718\" height=\"169\" src=\"http:\/\/www.voismagazine.it\/dp\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/storia-di-una-ladra-di-libri.jpg\" width=\"298\" \/><\/a>Il cinema non ha mai chiuso definitivamente i conti con la Shoah. Lo sa bene l&rsquo;industria hollywoodiana che ancora oggi continua a realizzare produzioni incentrate sullo sterminio degli ebrei o sugli aspetti pi&ugrave; crudeli del regime del III Reich. Quest&rsquo;anno ben due film hanno scelto di puntare i riflettori su quella pagina nera di storia&nbsp;e di concentrarsi, in modo particolare, sull&rsquo;oscurantismo culturale che ha accompagnato quel buio sistema. Lo hanno fatto in modo diverso e con esiti magari altalenanti, ma stando sempre attenti a trasmettere il messaggio con la giusta sincerit&agrave; e a veicolarlo attraverso una (irrinunciabile) buona dose di spettacolarit&agrave;. Da una parte c&rsquo;&egrave; stato &ldquo;Monuments Men&rdquo; di George Clooney (gi&agrave; uscito nelle sale) che ha avuto pi&ugrave; il pregio di far conoscere la magnifica storia della squadra che&rdquo;liber&ograve;&rdquo; le opere d&rsquo;arte trafugate dai nazisti, piuttosto che quello di rendere una simile vicenda cinematograficamente accattivante (il film risulta squilibrato nel gestire azione, dramma e commedia). Dall&rsquo;altro invece sta quest&rsquo;ultimo &ldquo;Storia di una ladra di libri&rdquo;, tratto dal best-seller &ldquo;La bambina che salvava i libri&rdquo;, che si impone invece come prodotto pi&ugrave; facile e mainstream (ottima confezione, emozioni calcolate al millimetro, retorica pi&ugrave; o meno tenuta a bada), capace di far breccia in maniera pi&ugrave; immediata sul grande pubblico. Un film che, a ben guardare, &nbsp;sembra nato quasi da una costola &ldquo;spielberghiana&rdquo;, sia per il modo in cui &egrave; strutturato (andamento classico, precisione filologica ed enfasi collocata nei punti giusti), sia perch&eacute; sceglie di affidarsi a un punto di vista prevalentemente &ldquo;infantile&rdquo;, prospettiva da sempre privilegiata nel cinema del maestro hollywoodiano. A siglare questa &ldquo;sorellanza&rdquo; con il cinema del Re Mida di Hollywood contribuisce inoltre la riuscita partitura musicale di John Williams (gi&agrave; autore del bellissimo score di Schindler&rsquo;s List) che con&nbsp; tocchi delicati ed intimisti rende pi&ugrave; prezioso l&rsquo;andamento della vicenda della piccola analfabeta Liesel e della sua passione per i libri e la cultura, anche questi &ldquo;vittime&rdquo; del bieco oscurantismo nazista. Tuttavia il regista non &egrave; Spielberg e alla lunga, mentre la storia si svolge, questo si avverte. Il film infatti, pur portando dignitosamente a casa il risultato (aiutato in ci&ograve; dall&rsquo;ottimo e azzeccato cast, sul quale spicca la rivelazione Sophie N&egrave;lisse), non esce dai binari di una narrazione scandita da ritmi pi&ugrave; pacati e &ldquo;televisivi&rdquo; (ma nell&rsquo;accezione &ldquo;alta&rdquo; della produzione americana s&rsquo;intende, non in quella scadente tutta italiana) e non rischia molto in termini cinematografici, a parte la scelta di affidarsi insolitamente (come del resto avviene gi&agrave; nel libro) alla voce fuoricampo di una triste mietitrice &ldquo;benevolmente&rdquo; cinica. E se la tragedia culturale resta sullo sfondo (a parte una cruciale sequenza in piazza che richiama lo storico rogo del 1933 a Bebelplatz con quei 25.000 libri dati vergognosamente alle fiamme tra odio e cecit&agrave;) quella personale della protagonista finisce invece, come prevedibile, per prendere il sopravvento su tutto, limitando le possibilit&agrave; di un film che avrebbe potuto ambire a diventare un piccolo-grande manifesto contro l&rsquo;arretratezza culturale del regime (perch&eacute; se l&rsquo;unico libro salvato dal rogo &egrave; proprio &ldquo;L&rsquo;uomo invisibile&rdquo; di H.G. Wells qualcosa vorr&agrave; pur dire, no?). Restano dunque, a fine visione, quel senso di soddisfazione tipico delle piccole storie che toccano il cuore e rinnovano la memoria storica, ma anche il rimpianto per quella metafora &nbsp;(o al pi&ugrave; quello squarcio potente di cinema) che il film sarebbe potuto diventare. Per quel film, insomma, che sarebbe riuscito a cavar fuori il &ldquo;vero&rdquo; Spielberg&hellip; &nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p> Andrea Lupo <\/p>\n<div id=\"voism-1198501519\" class=\"voism-fine voism-entity-placement\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Y0db7E\" aria-label=\"\"><\/a><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cinema non ha mai chiuso definitivamente i conti con la Shoah. Lo sa bene l&rsquo;industria hollywoodiana che ancora oggi continua a realizzare produzioni incentrate sullo sterminio degli ebrei o sugli aspetti pi&ugrave; crudeli del regime del III Reich. 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